Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown

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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Vers.1 - 8.5.20

Nota. Il presente studio si inserisce nell’ambito del lavoro avviato dall’Associazione Analisti Ambientali (AAA) volto a fornire contributi
ed approfondimenti sui processi di crisi globale innescati dalla pandemia da COVID-19 (vedi). L’attività si appoggia sulla produzione
di analisi e mappe prodotte con cadenza settimanale su base provinciale. Lo studio è stato redatto dal gruppo di lavoro composto da
Sergio Malcevschi, Gianmarco Paris e Paola Pluchino ed ha coinvolto per i confronti altri esperti sia dell’Associazione sia del network
del C.A.T.A.P. (Coordinamento delle Associazioni Tecnico-scientifiche per l’Ambiente ed il Paesaggio). Alla presente potrà seguire una
successiva versione sulla base delle osservazioni ricevute.

Sintesi
     1. I nuovi contagi da COVID-19 nella fase di lockdown in Italia sono stati molto numerosi, maggiori di
        quanto atteso
     2. In tale fase la mappa dei contagi totali è rimasta quasi la stessa, riproducendo le differenze
        geografiche della fase iniziale; non si è chiarito ancora a sufficienza il ruolo giuocato dai diversi
        fattori ambientali, oltre a quelli più strettamente sanitari
     3. Intanto occorre verificare meglio a che punto ci troviamo rispetto agli andamenti dei contagi reali
        e previsti; è a tal fine necessario combinare più indicatori
     4. Occorre considerare contestualmente i diversi livelli territoriali e tener conto delle indicazioni che
        emergono
     5. Le analisi devono precisare in modo adeguato il proprio campo di azione; siamo consapevoli che
        hanno limiti intrinseci che non possono peraltro giustificare l’assenza di decisioni
     6. Sulle basi precedenti si è costruito un quadro territoriale complessivo degli andamenti in Italia
        nella fase di lockdovn
     7. Ne conseguono alcuni spunti per la Fase 2

Premessa
Terminata in Italia la Fase 1 di emergenza con lockdown, si può vedere come si siano sviluppate le curve dei
contagi e fare qualche considerazione su quanto avvenuto nel periodo. Dove il lockdown ha funzionato
meglio e dove meno? Quali fattori hanno presumibilmente inciso? Quali avvertenze si possono suggerire per
la Fase successiva?

Il lavoro ha analizzato gli andamenti del COVID-19 e la loro diffusione sul territorio italiano nel periodo del
lockdown. Ove ve ne sia in seguito l’interesse e l’opportunità, alla presente versione ne seguirà una ulteriore
riveduta ed ampliata sulla base delle osservazioni che perverranno, anche attraverso il coinvolgimento di
ulteriori ricercatori.

La fonte informativa per i dati italiani è stata quella fornita dal Ministero della Salute sul proprio sito
attraverso la pagina di aggiornamento (e le tabelle di dati su base provinciale quotidianamente allegate):

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italia
no&id=5351&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Il lavoro non può essere considerato un’analisi epidemiologica canonica (che prevede l’analisi dell’indice Rt
nel tempo e dell’R0 come soglia di riferimento per le decisioni), ma si sono basate su analisi dei dati di base
messi a disposizione dal Ministero della Salute, incrociati con quelli resi disponibili da piattaforme online
qualificate (in particolare https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/). Lo si è fatto attraverso strumenti
semplici di rappresentazione (diagrammi temporali, mappe) dei dati della variabile di base (il numero totale
progressivo dei contagi fornito su basi giornaliere) e di indici da essa direttamente derivabili: nuovi contagi,
rapporti tra sotto-periodi dell’arco temporale entro cui è stato promulgato il lockdown. Ciò ha comportato
dei limiti nell’analisi di cui gli autori sono consapevoli (vedi punto 5 successivo).

L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di un’analisi numerica speditiva dei dati di base disponibili per
consentite confronti di situazioni territoriali chiaramente differenti, e di trarne suggerimenti ai fini della Fase
2 post-lockdown di convivenza con il virus.

Lo studio

    1. I nuovi contagi da COVID-19 nella fase di lockdown in Italia sono stati molto numerosi, maggiori di
       quanto atteso

Partendo da un livello di 12.462 contagiati l’11 marzo 2020 si è arrivati al 3 maggio2020, al termine del
periodo ufficiale di lockdown, ad ulteriori 198.255 nuovi casi di contagio (per un totale di 210.717) sull’intero
territorio nazionale: 17 volte il livello iniziale.

Il dato suscita motivi di preoccupazione rispetto alle aspettative iniziali che, sulla base delle misure restrittive
promulgate dal Governo per i contatti tra le persone ed i loro spostamenti sull’intero territorio nazionale,
prevedevano un rapido abbassamento dei nuovi contagi fino ad un livello di trascurabilità che consentisse
l’eliminazione delle misure adottate.

                               Fig.1 - Contagiati totali in Italia nella fase di lockdown

Sulla base delle notizie e dei dati disponibili a livello internazionale, molti altri paesi colpiti dalla pandemia
hanno adottato misure simili di lockdown e stanno mostrando andamenti in molti casi anche peggiori di quelli
italiani (si riporta qualche esempio nel punto successivo), ma ciò non è di particolare conforto rispetto ai dati
precedenti. Si impongono ulteriori studi virologici ed epidemiologici, nonché ulteriori analisi e riflessioni
rispetto alle molte prodotte in questo periodo a tutti i livelli (istituzionale, scientifico, giornalistico) che
spieghino le ragioni, in Italia e nel mondo, di un’efficienza relativamente bassa delle misure di lockdown
rispetto alle attese. Ferma restando la ragionevole convinzione che l’alternativa al lockdown (assenza di
misure limitative) avrebbe avuto conseguenze terribilmente peggiori in termini sanitari.
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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
2. Nel periodo di lockdown la mappa dei contagi totali è rimasta quasi la stessa, riproducendo le
       differenze geografiche della fase iniziale; non si è chiarito ancora a sufficienza il ruolo giuocato dai
       diversi fattori ambientali, oltre a quelli più strettamente sanitari

Ai fini interpretativi i numeri di base devono essere contestualizzati rispetto alla realtà geografica entro cui
si collocano le realtà territoriali rappresentate. Strumento principe in tal senso è la produzione di mappe ad
un sufficiente livello di dettaglio.

Il presente lavoro si colloca (vedi nota iniziale) all’interno di una verifica periodica su base settimanale della
distribuzione dei contagi su base provinciale (www.analistiambientali.org/covid-19-analisi-dati).

            Fig. 2 - Mappe di presenza in Italia dei contagi e di due indicatori in un monitoraggio in corso

La verifica periodica considera i contagi totali alla data di rilevazione e due variabili collegate al loro
andamento nel tempo: i nuovi contagi su base settimanale e la variazione intervenuta nell’ultima settimana
rispetto alla data di rilevazione.

Alla verifica precedente si aggiungono note di approfondimento per rendere conto di aspetti metodologici o
per verificare la situazione emergente con altre possibili variabili che rendano conto di relazioni collegabili.
Di importanza primaria al riguardo è il rapporto tra i numeri dei contagi e la popolazione del territorio di
riferimento. Il numero di contagi per abitanti ci dà un’immagine più aderente di come il virus abbia sfruttato
in modo geograficamente differenziato la risorsa ambientale che aveva a disposizione (noi esseri umani).

Un’analisi di questo tipo si è tradotta, in forma di mappe su base provinciale, del confronto tra la situazione
dell’11 marzo 2020 in piena fase esplosiva, quando è stato attivato il lockdown, e la situazione al termine di
aprile, quando il Governo aveva deciso per uno sblocco parziale.

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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Fig.3 – Mappe di presenza in Italia dei contagi per 10.000 abitanti all’inizio ed alla fine del lockdown

La geografia dalla presenza del virus, il suo areale, la sua impronta spaziale fondamentale è rimasta in pratica
la stessa, seppure moltiplicata nelle dimensioni dei contagi. Possiamo riconoscere una forma eco-territoriale
che si è mantenuta in cui si conferma il «cratere» dell’esplosione iniziale, formato dalle province lombarde
centro-orientali e da quella di Piacenza. Si conferma il risparmio iniziale (relativo) dell’Italia meridionale, ed
in particolare delle isole, riconoscendo peraltro alcune riaccensioni locali (Sassari, Enna).

    3. Intanto occorre chiarire meglio a che punto ci troviamo rispetto agli andamenti dei contagi reali e
       previsti; è a tal fine necessario combinare più indicatori

Ai fini interpretativi i numeri di base devono essere considerati anche all’interno dei loro andamenti nel
tempo, ed alla posizione rispetto ai processi complessivi in corso ed attesi. L’analisi degli andamenti delle
curve dei contagi del COVID-19 mostra a tutti i livelli geografici, da quello internazionale a quello territoriale,
una molteplicità di situazioni di regola riconducibili allo schema interpretativo fondamentale
dell’epidemiologia. Il modello, applicabile più in generale (sia pure con modalità diverse) per la curva di
crescita delle popolazioni degli esseri viventi, prevede dopo una fase iniziale di attivazione, tre condizioni
dinamiche fondamentali: una crescita marcata (C), seguita da una fase di rallentamento (R) ed una successiva
stabilizzazione (S). E’ stato questo d’altronde anche il modello per l’interpretazione degli andamenti dei
contagi a cui si è fatto riferimento nella pandemia in corso in ambito scientifico, istituzionale, mediatico.

Per un’applicazione del modello ai fini di questo lavoro e per una identificazione di quali potessero essere gli
indicatori più adatti per l’organizzazione dei dati, si è proceduto ad un confronto iniziale tra la situazione
italiana e quella di alcuni altri paesi. Nell’attuale pandemia le tre condizioni sono riscontrabili in modo
differenziale, a seconda del momento in cui ci si trova, negli andamenti delle varie nazioni del mondo.

La Fig.2 mostra, tratti dal sito www.worldometers.info/coronavirus/#countries gli andamenti di nove nazioni
emblematiche. La semplice analisi morfologica suggerisce il posizionamento nel tempo delle tre condizioni
dinamiche sopra richiamate.

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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Fig.4 – Andamenti dei contagi totali in alcuni paesi nel mondo riportati dal sito www.worldometers.info. Sono indicate
   le condizioni ricorrenti di crescita (C) dopo la fase di avviamento, rallentamento (R) e stabilizzazione successiva (S)

Appare che alla data finale (3 maggio) del periodo considerato dai diagrammi (che partiva dal 15 febbraio
tranne la Cina dal 22 gennaio) da gennaio, mentre la Cina, la Corea del Sud e forse l’Australia hanno raggiunto
una fase di stabilizzazione in cui l’epidemia non si espande più, per Austria, Germania ed Italia è in corso un
rallentamento (più marcato in Austria); Svezia e Stati Uniti sono ancora evidentemente in una fase di crescita
rilevante e stanno appena accennando un rallentamento, mentre la Russia non mostra ancora accenni in
questo senso.

Ci si è posti l’obiettivo di quale potesse essere un’analisi speditiva ma rigorosa dei dati disponibili per
verificare in modo comparativo le impressioni precedenti e posizionare una determinata data rispetto alle 3
condizioni indicate. Si è utilizzato a tal fine un medesimo periodo di riferimento: i giorni intercorrenti
dall’inizio del lockdown in Italia (11 marzo) e la sua fine; per comodità di trattazione non si è considerata la
data ufficiale (3 maggio), ma quella di poco anteriore del 30 aprile, in modo da avere un periodo di 60 giorni
suddivisibili a loro volta in due intervalli di 25 giorni.

I dati dei contagiati totali nei paesi considerati sono risultati quelli in Tab. 1 (colonne di destra).
          Tab.1 - Dati dei contagi totali in alcuni paesi nel mondo riportati dal sito www.worldometers.info

                                      n° contagi tot                        n° x 100.000 ab
                                         11-ma r       30-a pr        var    11-mar 30-a pr    var
                        Cina             80.792      82.862          1,03      5,6      5,8   1,03
                        Sud Corea        7.755       10.765           1,4     15,1 21,0        1,4
                        Australia         128        6.754           52,8      0,5     26,5   52,8
                        Austria           246        15.452          62,8      2,7     172    62,8
                        Germania         1.966      162.009          82,4      2,3     193    82,4
                        Italia           12.462     205.463          16,5     20,6     340    16,5
                        Svezia            500        21.092          42,2      5,0     209    42,2
                        Stati Uniti      1.301     1.095.023          842      0,4     331    842
                        Russia             28       106.498          3804      0,0     73,0   3804

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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Per poter essere interpretati i numeri di base vanno confrontati, oltre che con se stessi nel tempo, anche
rispetto a fattori potenziali di condizionamento dei risultati. I fattori importanti sono molteplici (demografici,
ambientali, socio-sanitari). Si riporta qui, oltre ai numeri base dei contagi totali, il loro rapporto con la
popolazione, che mostra come le situazioni peggiori (dove il contagi incidano maggiormente) fossero l’11
marzo quelle di Italia e Sud Corea, mentre il 30 aprile siano quelle di Italia e Stati Uniti. I confronti nel tempo
riportano invece gli stessi risultati sia per il dato di base (contagiati totali) che per quello collegato (contagiati
per abitanti) e ci mostra come nel periodo considerato Cina e Sud Corea abbiano stabilizzato i contagi, la
Russia li abbia moltiplicati spaventosamente (l’11 marzo l’epidemia era appena agli inizi) ed il dato
moltiplicativo italiano (16.5) sia il migliore rispetto alle altre nazioni considerate.

Ma un periodo di 50 giorni può essere troppo lungo per riconoscere le fasi di andamento. I dati precedenti
sono stati ulteriormente articolati rispetto a due sotto-periodi uguali di 25 giorni, stimando le quote di contagi
rispetto al totale finale per ciascuna delle tre situazioni; T1 (fase antecedente l’11 marzo), T2 (dall’11 marzo
al 5 aprile), T3 (dal 5 al 30 aprile). I risultati sono stati i seguenti:
   Tab. 2 - - Dati dei contagi totali in alcuni paesi nel mondo in tre periodi (T1-T3) definiti da date in relazione con il
                                                       locjdown italiano

                                          < 11 mar 20          -> 5 apr          -> 30 apr
                                              T1                 T2                 T3           Fase
                      Cina                  97,5%               1,1%               1,4%           S*
                      Sud Corea             72,0%              23,1%               4,9%           S*
                      Australia              1,9%              83,2%              14,9%           R
                      Austria                1,6%              76,4%              22,0%           R
                      Germania               1,2%              60,6%              38,2%           R
                      Italia                 6,1%              56,7%              37,2%           R
                      Svezia                 2,4%              30,0%              67,6%            C
                      Stati Uniti            0,1%              31,3%              68,6%            C
                      Russia                 0,0%               5,0%              94,9%           CC

La valutazione di quanto avvenuto nei due sotto-periodi consente una classificazione delle situazioni ed un
riscontro di quanto suggerito dall’analisi visiva. Se ad esempio usiamo come criterio per definire la stabilità
(S) un aumento che possa essere considerato relativamente trascurabile (diciamo il 5%), Cina e Corea
possono essere considerate ormai in tale condizione. Consideriamo invece in rallentamento (R) le situazioni
in cui l’incidenza dell’ultimo periodo (T3) è minore di quella del periodo equivalente precedente (T2);
rientrano allora in questa categoria Australia, Austria, Germani a ed Italia; Svezia e Stati Uniti mostrano per
contro una crescita (C) ancora significativa. La Russia appare di fatto ancora in una fase esplosiva iniziale di
crescita (CC).

Il parametro precedente T3 consente quindi confronti speditivi in grado di aiutare nelle decisioni da prendere
nelle diverse situazioni. Richiede peraltro, come si è visto, alcune assunzioni che devono essere dichiarate e
condivise. La prima è la lunghezza dei due sotto-periodi T; qui è stata di 25 giorni, ma se fosse stata minore
(o maggiore) i risultati avrebbero potuto fornire indicazioni diverse. Ad esempio con un T settimanale si
sarebbero potuti riconoscere primi accenni di rallentamento anche in Svezia e Stati Uniti. Altre assunzioni
riguardano le soglie alle quali la curva possa essere considerata stabile (qui il 5%) o in rallentamento
significativo, e le convezioni possono essere diverse; l’importante, se ne seguono decisioni ed atti, è che tali
convenzioni vengano dichiarate per essere condivise o ridiscusse.

 Utilizzando ancora i dati di base (numero contagi riconosciuti ufficialmente) il parametro probabilmente più
significativo per la gestione della crisi sanitaria a livello territoriale è quello dei nuovi contagi (N). Mantenendo
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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
lo schema temporale precedente, i numeri dei nuovi contagi sono risultati quelli in Tab. Nella colonna N1
sono riportati i nuovi contagi per il periodo T2 (11 marzo - 5 aprile 2020), nella N2 quelli per il periodo T3 (5-
30 aprile 2020).
                                  Tab. 3 – Nuovi contagi derivati dai dati in tab.2

                                    Nuovi contagi
                                       N1 (T2)            N2 (T3)           N (tot)   N2/N1
                    Cina                916               1.154             2.070      1,3
                    Sud Corea          2.482               528              3.010      0,2
                    Australia          5.622              1.004             6.626      0,2
                    Austria            11.805             3.401             15.206     0,3
                    Germania           98.157             61.886           160.043     0,6
                    Italia            116.486             76.515           193.001     0,7
                    Svezia             6.330              14.262            20.592     2,3
                    Stati Uniti       342.446            751.276          1.093.722    2,2
                    Russia             5.361             101.109           106.470     18,9

A questo punto un indicatore molto utile può essere il rapporto tra i nuovi contagi dei due sotto-periodi,
riportato nella colonna N2/N1. Se il rapporto è uguale ad 1 (stessi numeri nei due sotto-periodi) vuol dire nel
periodo complessivo c’è stata una crescita lineare; un rapporto N2/N1 minore di 1 misura l’entità di un
rallentamento; se maggiore di 1 c’è stata una crescita, tanto maggiore quanto maggiore è il rapporto.
L’indicatore consente una valutazione operativa immediata: se il rallentamento è marcato (es. N3/N1 < 0,3)
resterà necessaria un’attenzione da parte dei gestori del territorio (dal momento che ci sono comunque stati
nuovi contagi), ma minore di quella richiesta quando l’indice è più elevato. Quanto più l’indice sale oltre il
valore 1, tanto più saranno in linea di principio necessarie misure per il contenimento delle criticità.

    4. Occorre considerare contestualmente i livelli territoriali alle varie scale e capire come tener conto
       delle indicazioni che emergono

E’ sufficiente il livello nazionale dei risultati del tipo precedente per esprimere valutazioni e produrre
decisioni (ad esempio di proseguimento o interruzione di lockdown)? Sicuramente no per la realtà italiana,
dove la competenza sanitaria è regionale, ed ai fini delle decisioni da prendere le relazioni tra stato e regioni
sono di tipo dialettico, per non dire spesso conflittuale. Sui risultati di quanto avvenuto a livello regionale si
dirà successivamente nel punto 6., mentre ci si pone intanto il quesito se sia o no necessario, per una
comprensione dei fenomeni ad un livello sufficiente per produrre decisioni, considerare anche il livello su-
regionale.

In realtà un’analisi più fine degli andamenti a livello sub-regionale (nel nostro caso provinciale) deve essere
fatta se si vogliono capire meglio i fattori che hanno condizionato ( e prevedibilmente potranno condizionare)
il diffondersi del virus SARS-Covi2, e dosare quindi le misure post-lockdown

L’analisi degli andamenti anche ad un primo livello semplicemente rappresentativo ha dimostrato come,
anche all’interno di un medesimo territorio regionale, si siano prodotte significative differenze
potenzialmente suscettibili di politiche e decisioni diverse. Le situazioni esemplificative sono numerose.

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Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Fig. 5 – Andamenti dei contagi totali nel periodo di lokdown per alcune province lombarde

Prendiamo il caso regionale riconosciuto come più critico, quello della Lombardia. Nel corso del lockdown la
curva di Bergamo, che inizialmente superava Milano come numero di contagiati, si è piegata con un
rallentamento sempre più sensibile mentre quella di Milano, dopo aver superato Bergamo alla fine di marzo,
è proseguita con una crescita rilevante fino alla fine del lockdown. Si può invocare per Milano, città
metropolitana, un numero sensibilmente maggiore di abitanti, ma non altrettanto si può fare per Brescia che
pure da una partenza minoritaria ha superato Bergamo durante il lockdown. Situazione analoga di
rallentamento rilevante per Lodi a cui non corrispondono le crescite maggiori di Cremona (che condivideva
la stessa partenza) o di Pavia (che l’ha superata all’inizio di aprile). E che dire di Sondrio, ben lontana (in senso
positivo) dai numero delle altre realtà lombarde. Le cause ipotizzabili per le differenze possono essere
molteplici: la riduzione della popolazione suscettibile al virus a Bergamo, la maggior forza del lockdown a
Lodi, l’alta densità di Milano e la bassa di Sondrio. Di fatto si tratterebbe di situazioni con diversi livelli di
criticità che potrebbero giustificare differenti politiche di post-lockdown da parte regionale.

Passando ad un altro caso regionale, come mai in Emilia Romagna nell’arco del periodo di lockdown i nuovi
contagi nella provincia di Reggio Emilia sono aumentati in modo così rilevante rispetto ad altre situazioni
vicine inizialmente più critiche, come le province di Parma e Piacenza? Ci sono stati ragioni legate a
comportamenti differenziali delle persone o a diverse modalità di raccogliere ed organizzare i dati (ad
esempio più tamponi da parte delle autorità locali)?

    Fig. 6 - Andamenti dei contagi totali nel periodo di lokdown per alcune province emiliano-romagnole e per la
                                                   provincia di Rovigo

                                                         8
Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Come mai nella parte orientale della regione le province di Ferrara e Ravenna sono rimaste molto meno
compromesse? Ci sono motivi di carattere strumentale (ad esempio meno tamponi) o di carattere
topografico ed ambientale, come potrebbe far supporre l’analoga situazione della provincia di Rovigo
sull’altro fronte del Po?

Come mai in Sicilia i casi di contagio nella provincia di Palermo sono stati meno numerosi rispetto a altre
realtà (Messina, Catania), ed invece sono stati così tanti ad Enna, territorio in teoria decentrato e meno
coinvolto in processi di interscambio?

              Fig. 7 - Andamenti dei contagi totali nel periodo di lokdown per alcune province siciliane

Ed invece così bassi sono rimasti gli andamenti nel sud ed all’ovest dell’isola (Ragusa, Agrigento, Trapani)? Si
possono ipotizzare fattori generali che valgono anche in altre realtà italiane, o occorre cercare di volta in
volta le cause che localmente hanno pesato? Ad esempio in Sicilia l’asse Messina-Catania e l’asse Catania-
Palermo sono i due principali motori dell’isola. A Catania rimangono le principali aziende; l’orografia la colloca
in una pianura che ha alle spalle un vulcano attivo di 3.300 metri (l’Etna) che aggiunge particolato a quello di
origine antropica generato dal traffico veicolare e dal settore produttivo. L’aeroporto di Catania ha poi un
traffico passeggeri più consistente di quello di Palermo, e la sua economia è molto più dinamica grazie anche
alla presenza di alcune aziende internazionali. Enna si trova sull’asse Catania-Palermo con un rilevante polo
artigianale/industriale (Dittaino), collocato nei pressi dell’unico Outlet Village dell’isola; i contagi sono
avvenuti principalmente nei pressi di quest’area, ma anche in zone più decentrate (Troina), a causa di
contaminazioni in strutture per anziani. Un ruolo significativo può poi averlo avuto il contesto socio-culturale.
In ogni caso, un grande numero di contagi nell’isola è avvenuto in strutture sanitarie o per anziani, anche
veicolata da ignari operatori sanitari asintomatici
La ricerca delle cause locali deve dunque considerare fattori sanitari, fisico-ambientali, socio-culturali che
possono essere analizzati e riconosciuti sono attraverso conoscenze dirette del territorio. Gli esempi
precedenti mostrano come una adeguata comprensione delle cause delle differenze possa e debba essere
fatta a livello sub-regionale, indirizzando specifiche misure di controllo e potenzialmente di limitazione di
attività. Ma esistono anche possibili fattori di condizionamento della diffusione e mantenimento del virus di
carattere più ampio, che impongono analisi e potenzialmente misure di livello sovra-regionale.

                                                          9
Andamenti dei contagi sul territorio italiano nella fase di lockdown
Fig. 8 - Andamenti dei contagi totali nel periodo di lokdown per alcune province montane e del centro Italia

Prendiamo ad esempio le singolari convergenze di andamento tra territori montani distanti di Regioni diverse
(Aosta, Sondrio, Belluno) a fronte di convergenze più facilmente immaginabili di territori con rilievi meno
accentuati, in parte simili come quelli di province centrali come Terni, Rieti e Viterbo, vicine ma governate da
sanitari regionali diversi. Come mai questa forte divergenza tra i due blocchi? Ci sono fattori ambientali o di
altro genere che possono essere ipotizzati e verificati?

Sarebbe importante una raccolta sistematica di situazioni come le precedenti, e delle spiegazioni che
vengono fornite a livello locale, in modo da disporre di un catalogo organico di risposte utilizzabile per meglio
prendere decisioni nella Fase 2 post-lockdown.

    5. Le analisi devono precisare in modo adeguato il proprio campo di azione; siamo consapevoli che
       hanno limiti intrinseci che non possono peraltro giustificare l’assenza di decisioni

L’impostazione presentata e discussa nei punti precedenti è stata utilizzato per un’analisi ed una prima
valutazione di quanto successo in Italia nel periodo di lockdown. Si è mantenuto lo schema interpretativo
basato sul periodo di 50 giorni dall’inizio del lockdpwn (11 marzo) al 30 aprile, con suddivisione in due sotto-
periodi di 25 giorni (definiti come L1 ed L2, equivalenti ai T2 e T3 del capitolo precedente). Lo schema è stato
applicato ai dati delle 20 Regioni e delle 108 Province italiane attraverso variabili ed elaborazioni
diagrammatiche del tipo precedente.

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Fig. 9 - Andamenti dei contagi totali nel periodo di lokdown per alcune regioni e province italiane. L;: inizio del
         lockdown; L1: primo sotto-periodo del lockdown; L2: secondo sotto-periodo considerato nello studio

Il diagramma precedente combina, a titolo esemplificativo i casi di due regioni (Umbria e Puglia) e di 3
province (Lodi, Pesaro Urbino, Ragusa). Come si vede, pur partendo al lockdown da livelli bassi simili mentre
l’Umbria dopo una crescita rsignificativa nelle prime settimane (fase L1) si è quasi stabilizzata (fase L2); la
Puglia per contro ha avuto una crescita sin dall’inizio più accentuata che è poi proseguita, sia pure con un
rallentamento, anche nella seconda fase. Le province di Lodi e Pesaro-Urbino sono partite al lockdown a livelli
maggiori delle regioni precedenti, ed hanno avuto crescite intermedie rispetto ad esse; Ragusa sin dall’inizio
è rimasta ad un livello molto più basso dei casi precedenti, con un andamento neppure apprezzabile alla scala
grafica utilizzata nel diagramma esemplificativo.

Sono anche stati effettuati controlli incrociati con le rappresentazioni ed elaborazioni offerte per tutto il
periodo considerato sul sito https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/ che, avendo usato le stesse fonti
del Ministero della Salute, sono da considerarsi equivalenti (le curve partono qui dal 24 febbraio). Nella figura
seguente si riportano alcuni casi derivati da quel sito alla sezione “Regioni e province: tutti i trend ed i
confronti” che consentono alcune avvertenze metodologiche sulla lettura di diagrammi temporali come
quelli analizzati in questo studio.

                                                                                                                          .
Fig. 10 - Andamenti dei contagi totali dall’inizio dell’epidemia in Italia per alcune regioni e province italiane secondo il
                                          sito https://lab24.ilsole24ore.com

Nel diagramma (1) si mostrano le curve per le province di Torino e di Genova. Già l’analisi visiva mostra
andamenti apparentemente molto diversi nei due casi: una crescita molto consistente per Torino, ed una
visivamente meno accentuata per Genova.
                                                            11
Il diagramma (2) riporta ancora il caso di Genova, insieme a quelli di Piacenza e Perugia; cambia la scala
grafica rispetto al diagramma precedente (del diagramma 1 il massimo era di 16.000 mentre qui è di 5.000)
e viene meno l’effetto di schiacciamento visivo per Genova, che mostra adesso un andamento fortemente
crescente ed “a gradini”; ciò è da ascrivere, come in un certo numero di altri casi provinciali, alla non
regolarità con cui i dati venivano comunicati dalle regioni al Ministero della Salute. Nelle tabelle dei dati
ministeriali, che sono uscite giornalmente nel periodo c’era anche una voce “in aggiornamento” di contagi
non attribuiti di cui si rendeva poi conto in giorni successivi.

Il caso di Piacenza ci dice che il modello ideale criscita/ rallentamento/ stabilizzazione non costituisce un
riferimento obbligato: vi possno essere situazioni in cui ad una fase di rallentamento può seguire una nuova
crescita e così via; è per questo motivo che, accanto ai riferimenti matematici teorici (ad esempio quello
rappresentato dalla curva logistica) si reputa necessario disporre anche di indicatori numerici basati sui dati
degli andamenti effettivi come quelli usati in questo studio. Nel diagramma 2 è presente anche il caso di
Perugia che, con una curva di crescita (in questo caso regolare) partita come Genova in ritardo rispetto a
Piacenza, mostra visivamente una stabilizzazione, che dovrà però essere confermata con opportuni indicatori
per escludere effetti da schiacciament visivo.

Il diagramma (3) riporta i casi di Reggio Calabria e di Isernia, a loro volta con evidenti salti nell’andamento;
nel caso di Reggio c’è addiruttura una diminuzione, in teoria non possibile trattandosi di una curva cumulativa;
anche qui sono da invocare riaggiustamenti dei dati nel tempo da parte della Regione negli invii quotidiani al
Ministero della Salute. Problemi di pulizia dei dati di questo tipo sono il motivo per cui non è corretto basarsi
su variazioni giornaliere; per l’interpretazione delle tendenze occorre considerare intervalli temporali più
ampi. L’intervallo scelto di 25 giorni è adottato in questo studio è parso sufficientemente ampio per
compensare tali anomalie, ma con le dovute attenzioni si reputa che anche sotto-periodi di durata
settimanale possano essere convenientemente utilizzati nelle attività di monitoraggio.

Più serio potrebbe essere il problema di fondo della affidabilità della variabile considerata di base in questo
studio: il numero dei contagiati rilevato dalle Regioni, utilizzato per le proprie risposte di ordine sanitario e
trasmesso giornalmente al Ministero della Salute (insieme alle altre variabili costituite dai deceduti, dai
guariti, dai ricoverati negli ospedali ospitati o meno in reparti di terapia intensivai. E’ ormai conclamato che
il numero totale dei contagiati è solo parzialmente rappresentativo delle persone effettivamente che sono
state o sono infette; il virus SARS Cov2 è presente in numeri ampi e non conosciuti di asintomatici, i risultati
dipendono anche dalla quantità di tamponamenti effettuati, nonché dalla efficienza o meno dei test stessi;
se riservati solo ai sintomatici conclamati daranno risultati diversi che nel caso in cui vengano effettuati anche
su altri strati della popolazione.

Le Regioni hanno adottato differenti politiche di tamponamento per la ricerca dei contagiati, come mostra
anche la tabella sottostante in cui si cofrontano i rapporti tra tamponi eseguiti e popolazione regionale, le
percentuali di contagiati trovati rispetto ai tamponi effettuati, il rapporto per le due variabili precedenti tra i
dati del 30 aprile con quelli del 4 aprile. I dati mostrano una situazione fortemente evolutiva in cui a fronte
di un aumento dei tamponi eseguiti tra le date indicate per un fattore di 3-4 volte si ha anche una riduzione
dei contagi trovati per un fattore compreso tra 0,3 e 0,6.

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Tab. 4 – Dati relativi ai tamponi nelle regioni italiane (fonte: Ministero della Salute)
                                            tamponi/pop.                    %contagi/tamp
                                             05-a pr   30-a pr         /     05-a pr   30-a pr    /
                           ITALIA             11,5     32,8           2,9    18,7%     10,4%     0,6
                           VALLE D'AOSTA      19,0     60,7           3,2    32,7%     14,8%     0,5
                           PIEMONTE           8,9      36,0           4,1    32,1%     16,8%     0,5
                           LIGURIA            9,7      31,5           3,2    29,6%     16,4%     0,6
                           LOMBARDIA          14,9     37,5           2,5    33,6%     20,1%     0,6
                           EMILIA ROMAGNA     15,7     41,0           2,6    24,4%     13,9%     0,6
                           VENETO             28,7     71,2           2,5    8,0%      5,1%      0,6
                           TRENTINO A.A.      24,4     72,5           3,0    15,0%     8,5%      0,6
                           FRIULI V.G.        17,9     56,1           3,1    9,5%      4,5%      0,5
                           TOSCANA            13,7     38,1           2,8    11,5%     6,6%      0,6
                           MARCHE             10,0     39,0           3,9    29,3%     10,5%     0,4
                           UMBRIA             14,1     41,2           2,9    10,0%     3,8%      0,4
                           LAZIO              7,6      23,4           3,1    8,7%      4,8%      0,6
                           ABRUZZO            10,4     29,0           2,8    12,5%     7,7%      0,6
                           MOLISE             4,9      21,0           4,3    14,9%     4,6%      0,3
                           CAMPANIA           4,0      13,1           3,3    12,8%     5,8%      0,5
                           PUGLIA             5,0      15,6           3,1    11,5%     6,5%      0,6
                           BASILICATA         5,2      22,5           4,4    9,5%      2,9%      0,3
                           CALABRIA           6,7      18,5           2,7    6,1%      3,1%      0,5
                           SICILIA            4,4      16,0           3,6    9,1%      4,0%      0,4
                           SARDEGNA           4,3      15,0           3,5    12,7%     5,2%      0,4

Non era scopo né possibilità di questo lavoro approfondire questo aspetto, che peraltro giuoca un ruolo
decisivo nella conduzione delle azioni regionali e nazionali nel governo dell’epidemia. Si è deciso di procedere
con la raccolta dei dati e la loro elaborazione così come esposto nei punti precedenti per o seguenti motivi.
Nonostante i limiti sopra esposti, il complesso degli andamenti temporale è apparso un sistema
complessivamente coerente al suo interno, in grado di consentire confronti credibili tra i diversi risultati
almeno nelle loro relazioni essenziali. Di fatto poi il numero dei contagi totali ufficiali rimane il dato più
generalmente utilizzato a tutti i livelli istituzionali, tecnici, mediatici; consente così riconoscimento di
tendenze e confronti a tutti i livelli di immediata leggibilità. Infine, almeno attualmente, è l’unico parametro
disponibile in modo efficace e continuativo con un’articolazione spaziale (quella delle province) che consenta
di costruire mappe a livello territoriale con sufficiente livello di dettaglio e di verificare potenziali correlazioni
con altri parametri di interesse territoriale ed ambientale (premessa per una ricerca efficace dei fattori di
condizionamento non strettamente sanitari).

Con tali premesse i risultati ottenuti, se non misure precise dei fenomeni investigati (processi, geografie,
relazioni), possono essere considerati indicatori proxy degli stessi, in grado cioè di rappresentarli nelle loro
componenti essenziali, e potenzialmente di suggerire proprietà emergenti altrimenti non riconoscibili,
orientando in modo più efficace approfondimenti mirati. In ogni caso la consapevolezza dell’esistenza di
margini di errore nei dati raccolti non può essere invocata per rinunciare ai migliori approfondimenti fattibili
con le informazioni a disposizione e tantomeno alle conseguenti possibilità di miglioramento delle decisioni
da prendere.

    6. Sulle basi precedenti si è costruito un quadro territoriale complessivo degli andamenti in Italia
       nella fase di lockdovn

I risultati ottenuti con lo schema per le Regioni e le Province italiane sono esposti nelle seguenti tabelle.

                                                                 13
Tab. 5 – Contagi totali e nuovi contagi nelle regioni italiane rispetto al periodo di lockdown. AL: fase precedente il
 lockdown; L1: primo sotto-periodo del lockdown; L2: secondo sotto-periodo considerato nello studio Colonna Fasi:
                                   crescita (C), rallentamento (R), stabilizzazione (S)

                  Contagi totali              Nuovi contagi                     AL%       L1%       L2%    Fase    L2/L1
Luogo                   11-mar     05- 30-apr       L1                  L2
                                   apr
LOMBARDIA                   7280 50455 75732     43.175              25.277    9,6%      57,0%     33,4%     R      0,6
PIEMONTE                     501 12362 26289     11.861              13.927    1,9%      45,1%     53,0%     C      1,2
EMILIA                      1739 17089 25436     15.350              8.347     6,8%      60,3%     32,8%     R      0,5
ROMAGNA
VENETO                      1023 11226      17960       10.203        6.734    5,7%      56,8%     37,5%     R      0,7
LIGURIA                      194 4449        7993       4.255         3.544    2,4%      53,2%     44,3%     R      0,8
TOSCANA                      320 5847        9352       5.527         3.505    3,4%      59,1%     37,5%     R      0,6
LAZIO                        150 3880        6616       3.730         2.736    2,3%      56,4%     41,4%     R      0,7
TRENTINO A.A.                152 3929        6634       3.777         2.705    2,3%      56,9%     40,8%     R      0,7
MARCHE                       479 4464        6247       3.985         1.783    7,7%      63,8%     28,5%     R      0,4
PUGLIA                        77 2317        4072       2.240         1.755    1,9%      55,0%     43,1%     R      0,8
CAMPANIA                     154 2960        4423       2.806         1.463    3,5%      63,4%     33,1%     R      0,5
ABRUZZO                       38 1703        2930       1.665         1.227    1,3%      56,8%     41,9%     R      0,7
SICILIA                       83 1994        3166       1.911         1.172    2,6%      60,4%     37,0%     R      0,6
FRIULI V.G.                  126 2048        3025       1.922          977     4,2%      63,5%     32,3%     R      0,5
SARDEGNA                      37   907       1295        870           388     2,9%      67,2%     30,0%     R      0,4
VALLE D'AOSTA                 20   782       1128        762           346     1,8%      67,6%     30,7%     R      0,5
CALABRIA                      19   795       1108        776           313     1,7%      70,0%     28,2%     R      0,4
UMBRIA                        46 1239        1392       1.193          153     3,3%      85,7%     11,0%     R      0,1
BASILICATA                     8   278        367        270            89     2,2%      73,6%     24,3%     R      0,3
MOLISE                        16   224        298        208            74     5,4%      69,8%     24,8%     R      0,4

Tra quelli esposto, per valutare la criticità relativa delle situazioni regionali l’indicatore principale è
probabilmente quello più semplice: il numero di nuovi contagi recenti, nel nostro caso quelli espressi dalla
colonna L2.

 Fig. 11 - Andamenti dei contagi totali nel periodo di lokdown nelle regioni con maggiori numeri (a sinistra) e minori
                                                   numeri (a destra)

                                                          14
Solo tre Regioni (Umbria, Basilicata e Molise) nei 25 giorni della fase L2 sono rimaste sotto i 200 nuovi contagi
(se consideriamo i contagi cumulativi totali vediamo invece che l’Umbria supera non solo le altre due regioni
indicate, ma anche Sardegna e Valle d’Aosta). Altre 9 regioni sono rimaste sotto i 1500 nuovi contagi; altre 6
sotto i 10.000 (Con Emilia-Romagna e Veneto sopra i 5.000). Le ultime due, Lombardia e Piemonte, si sono
rivelate le più critiche, rispettivamente con 25.277 e 13.927 nuovi casi. Analizzando i risultati degli altri due
indicatori proposti in questo lavoro (L2% e L2/L1), si vede che in Piemonte gli andamenti sono stati anche
peggiori rispetto alla Lombardia, con una crescita ulteriore rispetto alla fase L1. Tra le migliori, l’Umbria in
particolare mostra un N2/N1 di 0,1, quasi una condizione di stabilizzazione.
  Tab. 6 - Contagi totali e nuovi contagi nelle regioni italiane rispetto al periodo di lockdown. AL: fase precedente il
 lockdown; L1: primo sotto-periodo del lockdown; L2: secondo sotto-periodo considerato nello studio Colonna Fasi:
                                    crescita (C), rallentamento (R), stabilizzazione (S)

                     Contagi totali                 Nuovi contagi          AL%       L1%        L2%     Fase    L2/L1
Luogo                 11-mar 05-apr        30-apr      L1        L2
Milano                   925 11230         19337     10.305    8.107      4,8%      53,3%      41,9%      R       0,8
Torino                   159     5985      13098     5.826     7.113      1,2%      44,5%      54,3%      C       1,2
Brescia                 1351     9340      12861     7.989     3.521      10,5%     62,1%      27,4%      R       0,4
Genova                    63     1924       4616     1.861     2.692      1,4%      40,3%      58,3%      C       1,4
Roma                      99     2714       4756     2.615     2.042      2,1%      55,0%      42,9%      R       0,8
Verona                   110     2688       4666     2.578     1.978      2,4%      55,3%      42,4%      R       0,8
Bologna                  108     2521       4416     2.413     1.895      2,4%      54,6%      42,9%      R       0,8
Como                      77     1384       3244     1.307     1.860      2,4%      40,3%      57,3%      C       1,4
Trento                    77     2285       4116     2.208     1.831      1,9%      53,6%      44,5%      R       0,8
Cremona                 1061     4233       6037     3.172     1.804      17,6%     52,5%      29,9%      R       0,6
Pavia                    403     2619       4349     2.216     1.730      9,3%      51,0%      39,8%      R       0,8
Monza Brianza             85     3046       4704     2.961     1.658      1,8%      62,9%      35,2%      R       0,6
Alessandria              105     1763       3417     1.658     1.654      3,1%      48,5%      48,4%      R       1,0
Bergamo                 1815     9712      11313     7.897     1.601      16,0%     69,8%      14,2%      R       0,2
Reggio Emilia            114     3066       4660     2.952     1.594      2,4%      63,3%      34,2%      R       0,5
Varese                    75     1191       2667     1.116     1.476      2,8%      41,8%      55,3%      C       1,3
Cuneo                     17     1071       2486     1.054     1.415      0,7%      42,4%      56,9%      C       1,3
Firenze                   71     1715       3120     1.644     1.405      2,3%      52,7%      45,0%      R       0,9
Novara                    27      986       2291      959      1.305      1,2%      41,9%      57,0%      C       1,4
Piacenza                 664     2892       4062     2.228     1.170      16,3%     54,8%      28,8%      R       0,5
Mantova                  137     2044       3175     1.907     1.131      4,3%      60,1%      35,6%      R       0,6
Padova                   373     2744       3851     2.371     1.107      9,7%      61,6%      28,7%      R       0,5
Modena                   163     2609       3657     2.446     1.048      4,5%      66,9%      28,7%      R       0,4
Venezia                  179     1425       2438     1.246     1.013      7,3%      51,1%      41,6%      R       0,8
Vicenza                   92     1647       2644     1.555      997       3,5%      58,8%      37,7%      R       0,6
Asti                      68      596       1572      528       976       4,3%      33,6%      62,1%      C       1,8
Napoli                    96     1532       2423     1.436      891       4,0%      59,3%      36,8%      R       0,6
Parma                    378     2275       3157     1.897      882       12,0%     60,1%      27,9%      R       0,5
Bolzano                   75     1644       2518     1.569      874       3,0%      62,3%      34,7%      R       0,6
Treviso                  185     1712       2511     1.527      799       7,4%      60,8%      31,8%      R       0,5
Imperia                   18      586       1338      568       752       1,3%      42,5%      56,2%      C       1,3
Lodi                    1035     2255       2966     1.220      711       34,9%     41,1%      24,0%      R       0,6
Pesaro Urbino            342     1853       2506     1.511      653       13,6%     60,3%      26,1%      R       0,4
Forlì Cesena              24      977       1576      953       599       1,5%      60,5%      38,0%      R       0,6
Lecco                    113     1678       2274     1.565      596       5,0%      68,8%      26,2%      R       0,4
Sondrio                   13      591       1180      578       589       1,1%      49,0%      49,9%      R       1,0
Trieste                   57      670       1252      613       582       4,6%      49,0%      46,5%      R       0,9
Belluno                   30      538       1107      508       569       2,7%      45,9%      51,4%      C       1,1
Pescara                   18      727       1292      709       565       1,4%      54,9%      43,7%      R       0,8
Bari                      18      790       1313      772       523       1,4%      58,8%      39,8%      R       0,7
Vercelli                  24      605       1107      581       502       2,2%      52,5%      45,3%      R       0,9
Foggia                    24      564       1044      540       480       2,3%      51,7%      46,0%      R       0,9
                                                           15
Contagi totali               Nuovi contagi    AL%     L1%     L2%     Fase   L2/L1
Luogo            11-mar 05-apr      30-apr      L1       L2
Savona               42      734     1204      692      470   3,5%    57,5%   39,0%    R      0,7
Ancona              110     1356     1810     1.246     454   6,1%    68,8%   25,1%    R      0,4
Rimini              245     1553     2005     1.308     452   12,2%   65,2%   22,5%    R      0,3
Verbano C. O.        13      556     1005      543      449   1,3%    54,0%   44,7%    R      0,8
Ferrara              12      488      921      476      433   1,3%    51,7%   47,0%    R      0,9
Chieti                9      325      757      316      432   1,2%    41,7%   57,1%    C      1,4
Lucca                43      872     1276      829      404   3,4%    65,0%   31,7%    R      0,5
Macerata             17      614     1017      597      403   1,7%    58,7%   39,6%    R      0,7
Biella               36      571      966      535      395   3,7%    55,4%   40,9%    R      0,7
La Spezia            19      445      829      426      384   2,3%    51,4%   46,3%    R      0,9
Catania              41      594      973      553      379   4,2%    56,8%   39,0%    R      0,7
Aosta                20      782     1128      762      346   1,8%    67,6%   30,7%    R      0,5
Massa Carrara        40      667      994      627      327   4,0%    63,1%   32,9%    R      0,5
Brindisi             15      246      566      231      320   2,7%    40,8%   56,5%    C      1,4
Pisa                 34      544      847      510      303   4,0%    60,2%   35,8%    R      0,6
Ravenna              31      708      982      677      274   3,2%    68,9%   27,9%    R      0,4
Arezzo               14      378      624      364      246   2,2%    58,3%   39,4%    R      0,7
Rovigo               14      186      427      172      241   3,3%    40,3%   56,4%    C      1,4
Pistoia              32      394      630      362      236   5,1%    57,5%   37,5%    R      0,7
Sassari               2      601      836      599      235   0,2%    71,7%   28,1%    R      0,4
B.A.T.                4      138      373      134      235   1,1%    35,9%   63,0%    C      1,8
Salerno              17      437      661      420      224   2,6%    63,5%   33,9%    R      0,5
Cosenza               5      230      454      225      224   1,1%    49,6%   49,3%    R      1,0
Frosinone             8      369      566      361      197   1,4%    63,8%   34,8%    R      0,5
Palermo              15      299      493      284      194   3,0%    57,6%   39,4%    R      0,7
Livorno              16      322      513      306      191   3,1%    59,6%   37,2%    R      0,6
Messina               4      353      538      349      185   0,7%    64,9%   34,4%    R      0,5
Prato                21      338      520      317      182   4,0%    61,0%   35,0%    R      0,6
Teramo                5      472      638      467      166   0,8%    73,2%   26,0%    R      0,4
Udine                44      786      951      742      165   4,6%    78,0%   17,4%    R      0,2
Pordenone            13      470      634      457      164   2,1%    72,1%   25,9%    R      0,4
Latina               11      336      491      325      155   2,2%    66,2%   31,6%    R      0,5
Viterbo              10      243      390      233      147   2,6%    59,7%   37,7%    R      0,6
Rieti                 3      189      324      186      135   0,9%    57,4%   41,7%    R      0,7
Grosseto             12      277      406      265      129   3,0%    65,3%   31,8%    R      0,5
Fermo                 8      308      435      300      127   1,8%    69,0%   29,2%    R      0,4
Enna                  1      284      411      283      127   0,2%    68,9%   30,9%    R      0,4
Caserta              26      300      420      274      120   6,2%    65,2%   28,6%    R      0,4
Lecce                12      368      487      356      119   2,5%    73,1%   24,4%    R      0,3
Siracusa              3      109      227      106      118   1,3%    46,7%   52,0%    C      1,1
Avellino              7      355      456      348      101   1,5%    76,3%   22,1%    R      0,3
Cagliari             15      146      235      131       89   6,4%    55,7%   37,9%    R      0,7
Siena                37      340      422      303       82   8,8%    71,8%   19,4%    R      0,3
Taranto               4      182      258      178       76   1,6%    69,0%   29,5%    R      0,4
Terni                18      275      349      257       74   5,2%    73,6%   21,2%    R      0,3
Benevento             2      108      182      106       74   1,1%    58,2%   40,7%    R      0,7
Gorizia              12      116      186      104       70   6,5%    55,9%   37,6%    R      0,7
Perugia              26      925      992      899       67   2,6%    90,6%   6,8%     R      0,1
L'Aquila              6      179      243      173       64   2,5%    71,2%   26,3%    R      0,4
Campobasso           16      166      224      150       58   7,1%    67,0%   25,9%    R      0,4
Caltanissetta         0      102      159      102       57   0,0%    64,2%   35,8%    R      0,6
Matera                3      136      189      133       53   1,6%    70,4%   28,0%    R      0,4
Catanzaro             2      157      207      155       50   1,0%    74,9%   24,2%    R      0,3
Ascoli Piceno         1      235      281      234       46   0,4%    83,3%   16,4%    R      0,2
Ragusa                1        48       91      47       43   1,1%    51,6%   47,3%    R      0,9
Trapani               2        98     139       96       41   1,4%    69,1%   29,5%    R      0,4
                                                  16
Contagi totali                 Nuovi contagi          AL%        L1%        L2%     Fase     L2/L1
Luogo                  11-mar 05-apr        30-apr      L1       L2
Potenza                     5      142        178      137       36        2,8%       77,0%      20,2%      R       0,3
Oristano                    2        24         54     22        30        3,7%       40,7%      55,6%      C       1,4
Agrigento                  16      107        135      91        28        11,9%      67,4%      20,7%      R       0,3
Sud Sardegna                2        71         93     69        22        2,2%       74,2%      23,7%      R       0,3
Reggio Calabria             6      237        252      231       15        2,4%       91,7%      6,0%       R       0,1
Vibo Valentia               5        60         75     55        15        6,7%       73,3%      20,0%      R       0,3
Nuoro                      18        65         77     47        12        23,4%      61,0%      15,6%      R       0,3
Isernia                     0        44         56     44        12        0,0%       78,6%      21,4%      R       0,3
Crotone                     1      109        118      108        9        0,8%       91,5%      7,6%       R       0,1

Applicando lo stesso schema analitico alle Province, vediamo che 15 di esse superano i 1500 nuovi contagi
nella fase L2 (con Milano e Torino in posizione apicale), 27 superano i 500, 42 i 100 e 25 Province sono rimaste
sotto i 100 contagi. Particolarmente bassi (sotto i 20 contagi) sono risultati i casi di Reggio Calabria, Nuoro,
Vibo Valentia e Crotone.

 Fig. 13 - Andamenti dei contagi totali nel periodo di lokdown nelle province con maggiori numeri (a sinistra) e minori
                                                    numeri (a destra)

Il diagramma precedente riporta gli andamenti degli contagi totali dei casi limite indicati. Come già ricordato,
l’andamento di Reggio Calabria tra le Province con meno nuovi contagi nel periodo di lockdown ripresenta il
problema già evidenziato di correzione nel corso del tempo dei dati forniti dal Ministero della Salute.

    7. Ne conseguono alcuni spunti per la Fase 2

Riconoscimento delle criticità legate al lockdown

Il primo punto per una buona Fase 2 è il riconoscimento delle criticità che sono rimaste durante il lockdown,
ma tale operazione non è immediata e si presta a diverse risposte a seconda dei criteri usati. Limitandoci alla
considerazione dei contagiati totali e con le avvertenze in proposito di cui si è consapevoli e discusse al
precedente punto 5., possiamo riassumere la situazione con la tabella seguente che sintetizza l’applicazione
a livello regionale dei diversi criteri usati nello studio.
Tab. 7 - Quadro riassuntivo delle variabili descrittive dei contagi e degli indici derivati. FML: Fattore di moltiplicazione
           del lockdown. L2/L2 rapporto tra i nuovi contagi nei due sotto-periodi del lockdown (vedi testo)

                                                            17
Contagi totali      vs.pop             FML      Nuovi                vs.pop      L2/L1
                       11-mar 03-mag    %   10000 ab                   contagi      %        10000 ab
Italia                 12.462 210.717 100,0   35,0             16,9    198.255    100,0%        32,9      0,66
                                            %
LOMBARDIA               7.280    77.528   36,8%      77,1      10,6      70.248    35,4%        69,9      0,59
PIEMONTE                  501    27.430   13,0%      63,0      54,8      26.929    13,6%        61,9      1,17
EMILIA ROMAGNA          1.739    26.016   12,3%      58,3      15,0      24.277    12,2%        54,4      0,54
VENETO                  1.023    18.318   8,7%       37,4      17,9      17.295     8,7%        35,3      0,66
TOSCANA                   320     9.563   4,5%       25,7      29,9       9.243     4,7%        24,8      0,63
LIGURIA                   194     8.359   4,0%       53,9      43,1       8.165     4,1%        52,7      0,83
LAZIO                     150     6.809   3,2%       11,6      45,4       6.659     3,4%        11,3      0,73
TRENTINO A.A.             152     6.783   3,2%       63,2      44,6       6.631     3,3%        61,8      0,72
MARCHE                    479     6.319   3,0%       41,5      13,2       5.840     2,9%        38,3      0,45
CAMPANIA                  154     4.484   2,1%       7,7       29,1       4.330     2,2%        7,5       0,52
PUGLIA                     77     4.144   2,0%       10,4      53,8       4.067     2,1%        10,2      0,78
SICILIA                    83     3.240   1,5%       6,5       39,0       3.157     1,6%        6,3       0,61
ABRUZZO                    38     2.996   1,4%       22,9      78,8       2.958     1,5%        22,6      0,74
FRIULI V.G.               126     3.072   1,5%       25,4      24,4       2.946     1,5%        24,3      0,51
UMBRIA                     46     1.394   0,7%       15,8      30,3       1.348     0,7%        15,2      0,13
SARDEGNA                   37     1.319   0,6%       8,0       35,6       1.282     0,6%        7,8       0,45
VALLE D'AOSTA              20     1.142   0,5%       90,8      57,1       1.122     0,6%        89,2      0,45
CALABRIA                   19     1.114   0,5%       5,7       58,6       1.095     0,6%        5,6       0,40
BASILICATA                  8       386   0,2%       6,8       48,3         378     0,2%        6,7       0,33
MOLISE                     16       301   0,1%       9,8       18,8         285     0,1%        9,3       0,36

Il 3 maggio 2020, alla fine del periodo del lockdown in Italia, sulla base dei dati ufficiali ci sono stati 210.717
contagi totali: La quota maggiore è l’ha avuta la Lombardia (36,8%), seguita a distanza da Piemonte, Emilia-
Romagna e Veneto (tra il 13,0 e l’8,7%), ed ancora a seguire tutte le altre regioni con un’incidenza tra il 4,5%
della Toscana e lo 0,1% del Molise.

I numeri assoluti non dicono tutto, dipendono ad esempio dalle dimensioni delle popolazioni regionali. Se
vediamo quanti casi ci sono stati per 10.000 abitanti, è la Valle d’Aosta a balzare in testa nella classifica di
criticità, seguita da Lombardia, Trentino Alto Adige e Piemonte, mentre sono le Regioni meridionali e insulari
ad avere avuto le situazioni migliori.

Non bastano però i numeri assoluti: occorrono anche valutazioni di tipo dinamico, che ci dicono cosa sia
successo nel periodo. La stima più semplice in proposito è verificare se ci sia stato (e quale) un fattore
moltiplicativo (FML) tra l’inizio e la fine del lockdown; un FML=1 sarebbe l’ideale, significherebbe che non ci
sono stati nuovi casi di contagio. Facendo il rapporto tra i contagi totali tra il 3 maggio e l’11 marzo ed il 3
maggio 2020, troviamo a livello nazionale un valore di FML=16,9; nel periodo di lockdown il numero di
contagiati è aumentato in Italia di 17 volte (vedi il precedente punto 2 dello studio), un’enormità! Tale valore
non è però aumentato in modo uniforme sul territorio nazionale: qui è la regione Lombardia il caso migliore
(fattore 10,6), seguita da Marche. Emilia-Romagna e Veneto, mentre le peggiori sono state l’Abruzzo, il
Piemonte e la Calabria. Ciò che conta con questo parametro è il numero iniziale, che era già molto alto in
Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, mentre dove era basso era più facile avere poi fattori moltiplicativi più
alti; per assurdo, ci fosse stata una regione senza alcun caso iniziale il fattore sarebbe stato infinito.

La variabile probabilmente più indicativa per valutazione cosa sia successo è quella dei nuovi contagi; tra l’11
marzo ed il 3 maggio 2020, il periodo del lockdown, sulla base dei dati ufficiali ci sono stati 198.255 nuovi
contagi: un numero elevatissimo (vedi discussione al precedente punto 2)! Come per i contagi totali si

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possono analizzare le incidenze delle singole regioni ed il rapporto con la popolazione. Ci poteva attendere
una differenziazione significativa tra regioni, in dipendenza da una maggiore possibilità di espansione del
virus in regioni con differenti sistemi sanitari, e/o differenti comportamenti medi delle persone nelle risposte
al lockdown, e/o di condizioni territoriali/ambientali specifiche. Il risultato è stato per certi aspetti inatteso:
c’è stato un allineamento quasi completo dei risultati rispetto alla situazione di inizio-contaggio. In termini
numerici assoluti le regioni migliori e peggiori sono state le medesime, altrettanto dicasi per le loro incidenze
percentuali, altrettanto dicasi per i rapporti con le popolazioni presenti. A parte il fattore moltiplicativo FML,
peraltro compreso entro un intervallo non trascurabile tra il 10,6 della Lombardia ed il 78,9 dell’Abruzzo, le
posizioni delle varie regioni sono praticamente le stesse, quasi una fotocopia ingrandita.

Il semplice confronto tra l’inizio e la fine del lockdown non rende però costo di cosa è avvenuto all’interno
del periodo. Come lo studio ha cercato di dimostrare, occorre disporre di indicatori di variazione relativa, ed
è stato a tal fine proposto l’indice L2/L1, ovvero il rapporto tra i dati della seconda parte del periodo (i 25
giorni per arrivare al 30 aprile) e quelli della prima parte (dall’11 marzo al 5 aprile), Se l’indice è =1 vuol dire
che la crescita è stata di tipo lineare, con lo stesso numero di contagi nei due sotto-periodi; occorre invece
avere un indice quanto più basso possibile per poter parlare di una stabilizzazione della curva dei contagi.
Questo indice rende dunque conto meglio dei precedenti dell’andamento relativo dei contagi; si vede allora
che la realtà più virtuosa è stata quella dell’Umbria (L2/L1 = 0,13), seguita da Calabria, Molise e Basilicata;
l’andamento peggiore è stato invece quello del Piemonte (l’unica regione in cui i nuovi contagi nella seconda
parte del periodo siano stati maggiori rispetto a quelli della prima parte), seguita da Lazio, Puglia e Abruzzo.

Monitoraggio a livello sub-regionale dei nuovi contagi

La Fase 2 del governo dell’epidemia, quella che segue lo sblocco del lockdown, ha un bisogno imprescindibile
di informazioni sull’evoluzione dei contagi sul territorio, pena l’incapacità nell’impedire nuovi focolai
potenzialmente pericolosi.

Le informazioni devono essere acquisite in modo continuativo, in un’ottica di monitoraggio a livello non solo
regionale, ma anche sub-regionale (quindi di fatto provinciale). Il monitoraggio a sia volta deve rispondere
ad uno schema analitico che combini in modo rigoroso ed efficace un insieme di variabili con valore indicatore,
i loro andamenti nel tempo, mappe ad una risoluzione spaziale sufficiente a riconoscere caratteristiche
territoriali di ambiti che possono essere infra-regionali, ma anche a cavallo di più regioni.

La variabile più semplice sia dal punto di vista sia informativo sia da quello operativo, è quella rappresentata
dai nuovi contagi, come numero base o rapportate agli abitanti dei territori considerati. Nelle mappe
successive è rappresentata la situazione al riguardo per quanto riguarda i nuovi contagi intervenuti nel
periodo di lokdown. Il monitoraggio dovrà decidere una cadenza adeguata, che non può essere troppo
ravvicinata (si avrebbero risultati non rappresentativi incapaci di rendere conto di tendenze) né troppo ampia
(si rischierebbe di non riconoscere in tempo fenomeni critici come nuovi focolai che richiedono azioni
immediate. Combinando due indicatori principali, pare che una cadenza adeguata per il monitoraggio dei
nuovi contagi possa essere quella settimanale, mentre per riconoscere tendenze le cadenze di rendiconto
saranno progressivamente maggiori (bi-settinanali, poi mensili) in funzione del rallentamento progressivo
nelle presenze del virus.

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Fig. 14 - Mappe di presenza in Italia su base provinciale dei nuovi contagi nella fase di lockdown

Soglie sentinella, di attenzione, di allarme

I monitoraggi hanno un senso pratico e non solo conoscitivo se sono legati a decisioni da prendere in funzione
degli andamenti delle variabili seguite nel tempo. A tal fine servono soglie che ad esempio facciano scattare
azioni di risposta a nuovi pericoli che si manifestano. Si è già parlato di soglie “sentinella” come strumento
essenziale per la gestione della Fase 2 post-lockdown.

L’uso di soglie è tradizionale nelle politiche ambientali, per esempio nel campo dell’inquinamento. Ve ne
sono di tipi diversi: possono tradursi in “valori limite” al di sopra (o al di sotto, dipende dai parametri usati))
dei quali si ha una situazione di inaccettabilità (con i blocchi o le sanzioni del caso). Prima di arrivare a livelli
di inaccettabilità ci sono, a seconda del grado di rischio stimato, soglie di “attenzione” e soglie di “allarme”.
Ci possono anche essere “valori guida”, soglie a cui tendere per raggiungere un determinato obiettivo
intermedio o finale, fino ad un sufficiente livello di tranquillità.

Nel percorso del COVID-19 in Italia, valori-guida sono quelli già utilizzati con l’R0, con il valore =1 da
raggiungere nella fase di emergenza e =0 da raggiungere idealmente il prima possibile (ma potrebbero volerci
mesi, o addirittura anni in funzione della realizzazione ed applicazione a larga scala di un vaccino
sufficientemente efficace). Soglie di allarme potranno invece essere ragionevolmente legate a numeri di
nuovi contagi entro determinate realtà territoriali (province, Comuni, regioni) e rispetto a determinati archi
di tempo (giorni, settimane, in prospettiva mesi). Si possono studiare proposte in questo senso.

Integrazione e coordinamento dei livelli territoriali, analitici, informativi

E’ nello stesso tempo evidente che un monitoraggio come quello di cui al punto precedente, ai fini delle
decisioni da prendere, debba essere inquadrato in un sistema informativo più ampio che risponda alle diverse
esigenze di tipo tecnico, istituzionale, informativo e comunicativo.

Un punto di base è rappresentato dall’indice epidemiologico per eccellenza, l’R0 (seguito nel tempo come
Rt), utilizzato ai vari livelli (internazionale, nazionale, regionale, comunicativo) come riferimento
fondamentale per la presa di decisioni di governo dell’evoluzione dell’epidemia. Il calcolo di tale indice è
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complesso sia dal punto di vista matematico sia da quello della raccolta delle informazioni di base necessarie,
e la sua corretta e credibile applicazione richiede assunzioni ed il lavoro di epidemiologi specialisti. Questo fa
sì la produzione di mappe articolate sul territorio e di andamenti temporali a cadenza ravvicinata sia molto
più lunga e laboriosa rispetto a quella ottenibile con altre variabili come oi dati di base dei contagi.
Evidentemente il valore dell’indice R0 è diverso, di tipo predittivo e quindi più prezioso di quello associabile
a semplici variabili descrittive.

Anche le variabili descrittive semplici, come quelle utilizzate in questo studio, hanno comunque un loro ruolo
fondamentale proprio per la loro applicabilità a livello spaziale articolato e temporale ravvicinato. A maggior
ragione il sistema combinerà anche in questo caso dati espressi come andamenti temporali con mappe ai
diversi livelli spaziali, da quello nazionale (con unità regionali o provinciali) a quello infra-regionale (dove le
unità spaziali oltre che dal livello provinciale possono arrivare fino al livello comunale).

 Fig. 15 - Mappe di presenza in Italia dei contagi fornite da siti informativi istituzionali e di media su base regionale (a
                                          sinistra) e su base comunale )a destra)

E’ evidente che la soluzione ideale sarebbe un sistema integrato e coerente, basato su schemi analitici
condivisi tra Stato e Regioni in modo da favorire al massimo i flussi di informazioni ed il governo di problemi
a cavallo di più regioni.

Come già mostrato al punto 5, peraltro, nel proseguimento i nuovi contagi dovranno ridurre i margini di
errore sin qui mostrati. Per prendere decisioni informate è necessario innanzitutto premere per avere un
quadro informativo affidabile; passata l’emergenza, il sistema sanitario dovrebbe concentrarsi su azioni
estese per la mappatura del contagio, attraverso test sierologici a tutta la popolazione.
Qualsiasi decisione presa in assenza di dati significativi rischia di guardare alla punta dell’iceberg; in questo
modo rischiando o d:sottostimare il rischio sanitario effettivo, aprendo in tempi troppo rapidi e portando ad
una nuova crescita consistente dei contagi prima dell’estate, o di sovrastimare il rischio, fermando territori
che potrebbero già ripartire con le dovute precauzioni.

Studio e riconoscimento dei fattori condizionanti

Nella Fase 2 dovranno essere chiariti, per quanto possibile, quali sono stati i fattori che hanno determinato
gli andamenti così rilevanti di contagi e la “geografia” del virus.

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