Primo rapporto Anno 2018 - Assessorato al Bilancio Riordino istituzionale, Risorse umane e Pari opportunità - Emilia Romagna Pari Opportunità
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Assessorato al Bilancio
Riordino istituzionale, Risorse umane OSSERVATORIO REGIONALE
CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE
e Pari opportunità
primo rapporto
Anno 2018
1OSSERVATORIO REGIONALE SULLA VIOLENZA DI GENERE PRIMO RAPPORTO, ANNO 2018 A cura dell’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere dell’Emilia-Romagna di cui fanno parte: Bianca Brasa, Elena Cantoni, Virginia Peschiera, Francesca Ragazzini (Servizio politiche sociali e socioeducative) Serena Cesetti, Angelina Mazzocchetti (Servizio statistica, comunicazione, sistemi informativi e geografici, educazione alla sostenibilità, partecipazione) Eugenio Arcidiacono (Gabinetto del presidente della Giunta) Viola Damen (Servizio assistenza ospedaliera) Silvana Borsari (Servizio assistenza territoriale) Milena Michielli (Servizio strutture, tecnologie e sistemi informativi) Leila Mattar (Servizio politiche per l'integrazione sociale, il contrasto alla povertà e terzo settore) Rosanna Altizio (Agenzia del Lavoro) Francesca Angelucci, Gian Luca Battilocchi, Giulia Roberta Civelli, Manuela Corazza, Monica Esposito, Elisabetta Ghesini, Roberta Mazza, Elisabetta Mora, Giulia Paltrinieri, Roberta Serri (in rappresentanza degli Enti Locali) Tiziana Iervese, Caterina Manca (in rappresentanza rispettivamente delle Aziende USL della Romagna e di quelle afferenti all’Area vasta Emilia Centrale) Alessandra Campani, Giuditta Creazzo (Coordinamento dei Centri antiviolenza della Regione Emilia-Romagna) Monica Dotti (in rappresentanza delle Aziende USL afferenti all’Area vasta Emilia Nord e del servizio LDV della Ausl di Modena) Chiara Brescianini, Rita Fabrizio (Ufficio scolastico regionale) Fadia Bassmaji dell’associazione Sinonimia, Loretta Michelini, dell’Associazione Mondo Donna (in rappresentanza delle associazioni femminili che si occupano di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere, individuate dalla Conferenza regionale del Terzo settore) Hanno collaborato alla redazione dei testi: Alessandra Campani, Angelina Mazzocchetti, Bianca Brasa, Bruna Borgini, Eugenio Arcidiacono, Francesca Ragazzini, Giuditta Creazzo, Giulia Previatti, Michela Bragliani, Milena Michielli, Serena Cesetti, Tiziana Iervese, Viola Damen, Virginia Peschiera Con il supporto di Sinodé s.r.l.: Paola Bragagnolo e Maristella Zantedeschi Impaginazione Monica Chili L’immagine di copertina è di Anarkikka Stampa Centro Stampa Regione Emilia Romagna Bologna, novembre 2018
Indice
Premessa 4
di Emma Petitti
Introduzione 6
di Kyriakoula Petropulacos
1. L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere 8
1.1 L’esperienza dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna:
un osservatorio privilegiato nella comprensione del fenomeno
a cura del Coordinamento dei Centri Antiviolenza 8
1.2 Nasce l’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
dell’Emilia-Romagna: obiettivi e attività 14
2. La prevenzione della violenza di genere in Emilia-Romagna 25
2.1 Il fenomeno della violenza di genere in Emilia-Romagna 25
2.2 Le attività regionali per la prevenzione della violenza
di genere 41
3. La protezione delle donne vittime di violenza
in Emilia-Romagna 51
3.1 Il sistema dei servizi nella Regione Emilia-Romagna 51
3.2 Le donne accolte nei servizi 65
3.3 Le attività formative rivolte agli operatori 76
4. Conclusioni 83
5. Bibliografia 84
3Premessa
E’ con grande piacere che presento questo primo
rapporto dell’Osservatorio regionale sulla vio-
lenza di genere, che si è insediato alla fine del 2017
della violenza è qualcosa di molto diffuso, trasver-
sale a tutti i contesti sociali ed economici, che la vio-
lenza si annida soprattutto dentro le mura di casa,
e che aggiunge un tassello importante nell’attua- che la protezione che noi come istituzioni dob-
zione della L.R. 6/2014 “Legge quadro per la parità biamo fornire deve prevedere oltre che la messa
e contro le discriminazioni di genere”. in sicurezza di donne, nella maggior parte dei casi
In questi anni di lavoro tante attività abbiamo av- accompagnate da figli, vittime anch’essi di violenza
viato per dare corpo e sostanza ai principi fonda- assistita se non addirittura subita, anche percorsi
mentali e al dettato normativo di questa impor- di uscita dalla violenza e di riappropriazione della
tante legge, partendo sempre da quanto già fosse propria vita e della propria autonomia.
presente e attivo nel nostro territorio. Tante attività Questa conoscenza ci ha portati ad indirizzare me-
sono state realizzate dagli Enti locali nella nostra glio anche le risorse, nel tentativo di rendere sem-
regione e un grande lavoro di sensibilizzazione, di pre più efficace il nostro intervento. E oggi ci con-
accoglienza e anche di raccolta di storie e di dati è sente di potere avviare un vero e proprio Osserva-
stato fatto dai Centri antiviolenza regionali. torio regionale, che possa durare nel tempo e po-
È da questo patrimonio che abbiamo attinto per tenzialmente ampliare la gamma dei dati oggetto
indirizzare le nostre politiche volte al contrasto alla di studio e di riflessione e al quale contribuiscano
violenza di genere. Il Piano regionale contro la vio- anche altri interlocutori, in primis i servizi sociali e
lenza di genere del 2015 e prima ancora le Linee di sanitari.
indirizzo regionali per l’accoglienza di donne vittime Un altro elemento importante, che rinforza questo
di violenza di genere del 2013 sono il frutto di que- nostro percorso, è che a livello nazionale, grazie alla
ste collaborazioni. Anche l’Osservatorio nasce da continuità, data negli ultimi anni, alle risorse desti-
questa “storia”. nate alla rete dei Centri antiviolenza e delle case
Fino al 2017 i dati raccolti dal Coordinamento regio- rifugio e all’approvazione di un “Piano strategico
nale dei Centri antiviolenza sono stati la fonte prin- nazionale sulla violenza maschile contro le donne
cipale per conoscere il volto e le storie delle donne 2017-2020” e delle “Linee guida nazionali per le
che hanno subito violenza e che si sono rivolte ai Aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso
Centri per un aiuto, ci hanno inoltre aiutato a capire e assistenza socio-sanitaria alle donne che subi-
le forme, spesso occulte ed insidiose, che può pren- scono violenza”, vi è stato un riconoscimento im-
dere la violenza. Questi dati e questo impegno sono portante dell’attività svolta dalle Regioni, dagli Enti
stati preziosi per indirizzarci anche nel potenziare la Locali e dai Centri antiviolenza per il contrasto alla
rete dei servizi e nel comprendere che il fenomeno violenza di genere.
4Introduzione
Questo ha portato all’avvio, anche se per ora in via La violenza di genere è un fenomeno vero, su cui
sperimentale, di una rilevazione nazionale sull’atti- è necessario non abbassare mai la guardia e del
vità dei Centri antiviolenza, frutto di un accordo tra quale offrire una lettura fuori dalle contrapposizioni
ISTAT e il Dipartimento per le Pari Opportunità. La ideologiche, fondando la conoscenza su quanto re-
Regione Emilia-Romagna ha colto questa opportu- almente accade. Compito della politica è sostenere
nità e si è impegnata a rilevare questi dati su tutti una maggiore e oggettiva conoscenza su questo
i Centri antiviolenza presenti sul nostro territorio. fenomeno, saperlo rappresentare e comunicare ai
Oggi più che mai è utile fare conoscere dati e atti- cittadini e soprattutto orientare risorse e interventi
vità e questo Osservatorio potrà farlo negli anni a laddove siano più utili ed efficaci per combatterlo.
venire con continuità e anche approfondendo spe-
cifiche tematiche.
Emma Petitti
Assessora alle Pari Opportunità
5Introduzione
I l fenomeno della violenza sulle donne ha tante
facce e tante diverse connotazioni e l’azione che
può essere fatta per contrastarlo deve necessaria-
i linguaggi e le codifiche utilizzate dai diversi servizi
per rilevare le situazioni di rischio, di “raffinare” la
raccolta dei dati in alcuni ambiti, e di collegare e in-
mente mettere in campo diverse risorse e diverse tegrare meglio le informazioni disponibili per avere,
attività: dall’educazione nelle scuole, quale stru- seppure con le dovute cautele, un’idea dei percorsi
mento di prevenzione, alla formazione degli opera- a volte tortuosi che le donne compiono attraverso
tori, al sostegno ai servizi dedicati, che, in maniera la rete dei servizi per sfuggire e proteggersi dalla
competente ed esperta, possano accogliere le sto- violenza. L’obiettivo è quello di avere operatori
rie delle donne che ad essi si rivolgono ed aiutarle sempre più consapevoli della gravità di alcune si-
a percorrere una strada nuova verso l’uscita dalla tuazioni.
violenza e verso l’autonomia. Il report inoltre dà conto, per la prima volta, del la-
Il lavoro dell’Osservatorio, istituito da poco più di un voro imponente, svolto dalla Regione in quest’ul-
anno, mostra quanto complesso sia l’impegno che timo anno e tuttora in corso, per la formazione
le istituzioni, i servizi e soprattutto le donne devono degli operatori dei servizi sanitari dell’emergenza
indirizzare verso questo obiettivo. Uno dei primi e dei servizi territoriali di area sanitaria (in primis i
esiti è sicuramente quello di avere ricostruito una Consultori) e di area sociale. Il report ne descrive le
mappatura dell’offerta dei servizi e di avere messo fasi fino ad oggi attuate e ne presenta alcuni esiti.
a confronto le esperienze e i dati con uno sguardo La capacità di agire a protezione delle donne passa
più ampio su tutta la rete. infatti necessariamente attraverso la sensibilizza-
Lo sforzo compiuto e che si ritrova nei testi di que- zione degli operatori e la conoscenza da parte loro
sto primo Rapporto è stato quello di offrire una delle radici storiche e culturali del fenomeno della
lettura nuova e orientata a riconoscere il feno- violenza, delle sintomatologie di chi ne è vittima e
meno, integrando e valorizzando i dati che già sono del livello di rischio a cui le donne sono esposte,
raccolti dai Centri antiviolenza, dai servizi sanitari nonché delle modalità più adeguate per accogliere
dell’emergenza, dai servizi consultoriali e dai servizi ed entrare in una relazione di fiducia con le donne e
sociali. con i loro bambini.
Tutti a vario titolo sono sentinelle di un fenomeno In generale credo che questo primo rapporto testi-
più ampio, qualcuno ha competenza specifica di moni l’impegno politico e tecnico profuso da tutti gli
protezione, altri possono e devono imparare a rico- attori, istituzionali e non, attivi in questa regione e
noscere meglio la violenza e a indirizzare le donne che per la prima volta metta insieme informazioni,
verso i servizi dedicati. Il lavoro svolto mette però esperienze e professionalità, nel tentativo di offrire
anche in luce la necessità di rendere più omogenei un quadro più ampio di lettura del fenomeno, co-
6Introduzione
gliendo punti di forza ed anche punti di fragilità Vuole quindi innanzitutto rappresentare uno sti-
della rete dei servizi, in primis quelli di area sanita- molo a sviluppare competenze tecniche e profes-
ria e sociale. Il Rapporto assume però una prospet- sionali, a migliorare le conoscenze, a mettere in atto
tiva di apertura al futuro, verso possibili azioni di azioni di integrazione tra servizi e sicuramente a
miglioramento e spazi di lavoro inesplorati sui quali proseguire con impegno e consapevolezza il lavoro
impegnarsi ulteriormente per contrastare un feno- avviato.
meno inaccettabile.
Kyriakoula Petropulacos
Direttore generale
Cura della persona, Salute e Welfare
71 L’Osservatorio Regionale
sulla Violenza di Genere
1.1 L’esperienza dei Centri antiviolenza dell’Emilia‑Romagna:
un osservatorio privilegiato nella comprensione del fenomeno
Perché i Centri antiviolenza costituiscono violenze maschili contro le donne? Perché essi ri-
un osservatorio privilegiato sulla violenza levano le violenze e le loro conseguenze, a partire
I dati dei Centri antiviolenza sorti dal movimento dai vissuti e dalle percezioni delle donne accolte
politico delle donne hanno rappresentato per lungo e/o ospitate, che ne sono vittima. In questo senso,
tempo l’unica fonte conoscitiva ad “ampio spet- il progetto politico di cui sono stati e sono portatori
tro” sul fenomeno delle violenze maschili contro le è anche un progetto epistemologico, storicamente
donne nel nostro paese. E’ grazie a questo osser- fondato sulla legittimazione della parola e del punto
vatorio privilegiato sulle violenze che molte donne di vista delle donne sul mondo e sulla violenza. Essi
quotidianamente subiscono, se sin dagli inizi degli si sono posti e hanno perseguito l’obiettivo di so-
anni ’90 del novecento, si è potuto dare rappresen- stenere altre donne “in stato di temporanea diffi-
tazione e tracciare i contorni – per quanto in modo coltà”, sia attraverso la ricerca di risposte concrete,
parziale e limitato, dal punto di vista scientifico – di sia attraverso l’elaborazione di un linguaggio nuovo,
ciò che oggi viene considerato a livello internazio- di parole capaci di dire ciò che la violenza maschile
nale come uno dei problemi più gravi e diffusi di può produrre nella vita di una donna e ciò che è ne-
violenza maschile contro le donne: le violenze che cessario fare per uscirne “a partire da lei”, dai suoi
accadono nel contesto di una relazione intima, ad vissuti, dalla sua esperienza. Non si può cancellare
opera di partner - fidanzati, mariti, amanti – ed ex un’esperienza. E tuttavia, l’esperienza delle ope-
partner. Nella regione Emilia-Romagna, ciò è avve- ratrici e le interviste realizzate alle donne accolte
nuto in collaborazione con l’ente regionale che ha (Creazzo a cura di, 2010; Creazzo 2003) attestano
saputo riconoscere e valorizzare il lavoro svolto dai che ri-attraversarla e ri-nominarla in modo auto-
Centri e la loro capacità di anticipazione, tanto da nomo, con l’aiuto di altre, permette di porre una
riconoscerne e promuoverne le “buone pratiche”, distanza, fra sé e l’altro – partner, ex partner o al-
come quella della raccolta dati, all’insegna del prin- tro autore di violenza – fra sé e ciò che accade, una
cipio costituzionale della sussidiarietà. distanza cruciale per riprendere il controllo su se
Ma perché possiamo dire che i Centri antiviolenza stesse e sulla propria vita, per non dare a nessuno
costituiscono un “osservatorio privilegiato” sulle “il pretesto di credersi Dio” (Muraro, 2010).
8L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
Nei Centri antiviolenza il sostegno materiale alle operatrici dei Centri, in assenza delle donne accolte,
donne accolte, si è accompagnato quindi alla con- affinché la rilevazione non interferisca con le attività
sapevolezza della rilevanza del simbolico e del lin- di accoglienza e ospitalità che si svolgono presso
guaggio. Le operatrici non parlano di “utenti” ma di il Centro. Si tratta di uno strumento di lavoro che
“donne” in difficoltà; non si riferiscono a “donne in prevede indicatori utili sia all’attività quotidiana di
carico” ma a donne “in percorso”; agiscono solo con chi lavora a fianco delle donne accolte, sia alla ri-
lei e /o con il suo consenso. In questi luoghi si è co- levazione statistica. Le domande contenute nella
niata l’espressione-simbolo “la donna al centro”; da scheda registrano la situazione della donna, dal
qui è partita l’indicazione – forse per la prima volta momento in cui prende contatto con il Centro. Fatta
nell’Italia degli anni ’90 – che “la famiglia è un luogo eccezione per le prime domande, la loro compila-
pericoloso” per donne e bambini/e. zione è progressiva.
Sono queste alcune delle parole generate da prati- Ad oggi, la scheda accoglienza e rilevazione dati è
che di intervento innovative, caratterizzate da una composta da più di 80 domande che coprono le
scelta di “parzialità” consapevole, che taglia in modo seguenti aree: le modalità del primo contatto della
netto un nodo etico, politico ed epistemologico a donna con il Centro e le richieste e i bisogni da lei
tutt’oggi profondamente radicato nella nostra so- espressi; le caratteristiche socio anagrafiche delle
cietà: il nodo costituito dalla possibilità che esista donne accolte e dell’autore principale delle violenze
(e quindi dalla ricerca di) un punto di vista neutro, per le quali la donna chiede aiuto (nella scheda,
universale, cioè uguale per tutti/e sul mondo, così primo autore); i tipi di violenza subiti e le tipologie
come sull’esercizio della violenza. diverse di autore; le violenze attuali, le violenze pas-
Sono parole che hanno “rigenerato” il vocabolario sate e le violenze subite dalla donna quando era
con cui si affronta oggi la questione della violenza minorenne; le violenze di carattere fisico, psicolo-
maschile, i cui presupposti hanno informato do- gico, sessuale, economico, identificate attraverso
cumenti politico istituzionali importanti, del rilievo specifici comportamenti violenti; agite fino ad un
della Convenzione di Istanbul. massimo di tre singoli autori; le conseguenze delle
A partire dal 1996, i Centri antiviolenza dell’Emi- violenze sulla salute e sul benessere della donna;
lia-Romagna si sono impegnati in un’azione profon- le modalità temporali delle violenze: durata e fre-
damente innovativa: la costruzione di una scheda quenza nell’ultimo anno; le violenze contro i figli/e
comune di accoglienza e rilevazione dati, attraverso della donna e il loro stato attuale di benessere/ma-
una progettualità realizzata in collaborazione con lessere psico-fisico; il tipo di violenze subite dai fi-
l’ente regionale, che ha finanziato quattro indagini gli/e (queste informazioni possono essere raccolte
conoscitive: nel 1996, nel 2000, nel 2005 e nel 2010. per i primi 4 figli/e della donna) e le tipologie di au-
Negli anni successivi (2014-2017), alle attività di ri- tore che le hanno inflitte; il percorso della donna
cerca più approfondite, si è aggiunto il monitorag- prima e dopo il contatto con il Centro, indagato
gio annuale dei dati, realizzato su 11 indicatori. considerando la tipologia di soggetti incontrati, le
risposte ricevute e i loro esiti; gli aiuti specifici e
Lo strumento di raccolta dati elaborato ed utiliz- concreti offerti dal Centro antiviolenza in termini di
zato per le rilevazioni regionali è costituito da una colloqui, accompagnamenti, relazioni, telefonate e
scheda cartacea e informatizzata, compilata dalle consulenze legali o telefoniche; l’ospitalità offerta
9L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
e le ragioni che ne possono aver determinato l’im- con le pratiche innovative che hanno caratterizzato
possibilità. e caratterizzano l’attività dei Centri antiviolenza del
Attraverso i dati raccolti dai Centri e gli approfon- Coordinamento. Esso è frutto infatti di un lavoro
dimenti realizzati, il Coordinamento dei Centri an- collettivo, che ha raccolto attorno ad uno stesso ta-
tiviolenza, in collaborazione con la regione Emi- volo operatrici delle Case e dei Centri antiviolenza e
lia-Romagna, ha prodotto diverse pubblicazioni fra ricercatrici con competenze specifiche, da anni im-
cui due volumi della casa editrice Franco Angeli: Mi pegnate sul problema della violenza maschile. Si è
prendo e si mi porto via. Le donne che hanno chiesto scelto come metodo di lavoro la ricerca azione par-
aiuto ai Centri antiviolenza in Emilia-Romagna (2003) tecipata, che prevede la partecipazione diretta dei
e Scegliere la libertà, affrontare la violenza. Indagini soggetti su cui/con cui si fa ricerca. Si è proceduto
ed esperienze dei Centri antiviolenza in Emilia-Ro- quindi da subito – cioè sin dal 1996-7 – alla costitu-
magna (2007). I rapporti di monitoraggio annuale zione di un Gruppo: il Gruppo Osservatorio del Co-
sono stati pubblicati dalla regione Emilia-Romagna ordinamento dei Centri antiviolenza della Regione
(2014-2017). Altri lavori, che hanno capitalizzato l’in- Emilia-Romagna, di cui oggi fanno parte le referenti
vestimento fatto nella raccolta regionale di raccolta di 14 associazioni.
dati, sono stati realizzati da singole associazioni che Vale la pena soffermarsi sul racconto di quest’espe-
fanno parte del Coordinamento (vedi ad es.: Asso- rienza perché qui si trovano ben rappresentate le
ciazione Nondasola, 2012) valenze formative e autoformative – ovvero trasfor-
I risultati di queste indagini hanno accompagnato mative – del lavoro di ricerca azione partecipata,
negli anni il lavoro dei Centri antiviolenza in questo un metodo che rompe la dicotomia fra soggetto/
territorio e hanno rappresentato uno strumento oggetto di ricerca; fra pratiche di ricerca e pratiche
critico di analisi e di lettura del problema a dispo- di intervento; fra dati e metodi quantitativi e qua-
sizione di tutti/e. Essi hanno contribuito a cambiare litativi. La ricerca azione partecipata mira infatti a
la visione pubblica del problema, evidenziando la costruire conoscenza e a produrre al contempo
trasversalità delle violenze rispetto alla scolarità e cambiamento sociale, trasformazione (Glassman
alle classi sociali di autori e vittime; la presenza pre- M., Erdem G. 2014; MacDonald, 2012; Kemmis, S.
valente di violenze ad opera di partner e di ex part- 2006). Chi vi partecipa prende parte al processo co-
ner; la loro diffusione e la gravità delle conseguenze noscitivo e interviene attivamente su livelli di ricerca
che da esse derivano; l’inconsistenza di stereotipi generalmente riservati ai soli ricercatori/ricercatrici:
che connettono l’uso della violenza alla provenienza definizione di obiettivi, disegno di ricerca, proget-
(italiani/stranieri, Meridionali/Settentrionali, ecc.) e tazione, analisi ed elaborazione dei dati. Come già
molto altro. precisato a suo tempo da Lewin, con riferimento
alla ricerca azione, questo tipo di ricerca non si
La ricchezza e le potenzialità differenzia perché meno scientifica o “più bassa”
di un metodo di ricerca in sintonia di altre forme di ricerca, ma perché mira alla pro-
con la pratica femminista duzione di una conoscenza trasformativa, mira al
La scelta metodologica adottata per la costruzione cambiamento (Lewin, 1946).
dello strumento di indagine – la scheda regionale Nel 2009, la scheda di accoglienza e rilevazione dati,
di accoglienza e rilevazione dati – è stata coerente cartacea e informatizzata, elaborata nel 1996-7, è
10L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
stata rivisitata e modificata. Un percorso prezioso rispetto alla propria storia personale, in quanto
al fine di riaprire il confronto tra le referenti delle donne approdate in un Centro antiviolenza per-
associazioni del Coordinamento regionale, che ché femministe o perché “diventate” femministe, in
compongono il Gruppo Osservatorio, su questioni quanto donne sia rispetto al tema dell’autonomia
che attengono sia alle pratiche politiche che alla economica che della crisi economica.
metodologia adottata nelle relazioni con le donne La nuova modalità di lavoro scelta dal Gruppo Os-
accolte. La modalità di lavoro è stata scelta in co- servatorio ha risposto al bisogno di avere uno spa-
erenza con la genesi iniziale della scheda di acco- zio trasversale da dedicare “al pensiero”, un tempo
glienza e rilevazione dati: raccogliere attorno ad in cui dar seguito al monito arendtiano di “pensare
un tavolo le referenti delle associazioni del Coordi- a ciò che facciamo” (Sartori D., 2000); in cui poter
namento e donne con competenze specifiche nel rielaborare quanto vissuto nel “tutto-pieno” di un
campo della ricerca; costruire uno strumento che quotidiano dedicato alla gestione del servizio; uno
rispecchi la percezione che le donne accolte hanno spazio in cui poter riconoscere cittadinanza al pen-
della violenza subita e al contempo individuare de- siero germinato dall’esperienza. Il Gruppo Osserva-
gli indicatori che possano “misurare” gli interventi torio è divenuto un “luogo-risorsa” in cui si è resa
realizzati dalle operatrici dei Centri e registrare, per possibile una pratica di pensiero e di attività critica,
quanto in modo parziale e limitato i cambiamenti con donne che abitano contesti simili ma non iden-
avvenuti nei percorsi di uscita dalla violenza delle tici. Un percorso autoriflessivo che si è nutrito ed
donne accolte. arricchito delle consonanze e differenze che via via
Concluso il percorso di aggiornamento della scheda sono emerse tra le partecipanti e che ha utilizzato,
di raccolta-dati, il Gruppo Osservatorio ha spe- a volte contestualmente a volte differentemente in
rimentato una nuova modalità di lavoro diretta a relazione alla tipologia di contenuti, la parola detta,
realizzare l’approfondimento di un tema, a partire quella scritta, quella ascoltata, quella finita nei si-
dall’analisi dei dati quantitativi raccolti e da una lenzi. L’utilizzo della parola scritta – a cui tutte sono
riflessione sull’attività di accoglienza quotidiana- state invitate – è diventato uno spazio di elezione
mente svolta. Le referenti si sono impegnate ad in- del “partire da sé”.
dividuare i temi di maggiore interesse, riportando Coloro che hanno partecipato a questo percorso,
all’interno delle singole associazioni, i pensieri ger- un po’ alla volta e ciascuna coi suoi tempi, sono
minati nel Gruppo; successivamente sono stati po- riuscite con soddisfazione a viverla, a volte anche
sti al vaglio, sia del Gruppo che delle rispettive as- esplicitando la difficoltà di inserirsi in un lavoro già
sociazioni, gli argomenti selezionati. Si è, infine, de- avviato ed avendo ancora poca esperienza. Cia-
ciso di iniziare questa “attività di approfondimento” scuna per poter scrivere si è ritagliata nel proprio
scegliendo il tema dell’impatto della crisi economica tutto-pieno uno spazio apposito al centro del quale
sulle tipologie di violenza, sui percorsi delle donne c’era lei stessa con la sua storia, la sua esperienza, il
di uscita dalla violenza, sulla metodologia di acco- suo universo di pensieri ed emozioni; ciascuna si è
glienza dei Centri, sulle risposte che altri soggetti, impegnata in questo sforzo di rimanere fedele a sé
deputati all’aiuto, danno alle donne. Posizionare lo stessa e alle cose.
sguardo su questo tema ha richiamato in alcune la L’esperienza si è giocata innanzitutto sulla cen-
necessità di rivedersi e ridefinirsi in quanto donne tralità dell’ascolto. Ciascuna ha dedicato alle altre
11L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
la stessa cura e disponibilità ad un ascolto in cui il nostro paese. In particolare, in relazione a quella
giudizio giudicante e inibente è silente e sospeso, che Robin Morgan ha definito con espressione effi-
senza con questo compromettere la possibilità di cace la “politica dei numeri”, si sta realizzando oggi a
esprimere pensieri critici e dissonanti. Ed è proprio livello nazionale e regionale ciò che le donne attive
in questa dimensione di un ascolto che cerca di av- nei Centri antiviolenza avevano auspicato sin dagli
vicinare il pensiero di chi sta accanto, che si è potuta inizi del 2000: “… che i risultati di questa così come
sperimentare quella che Diana Sartori definisce la di altre ricerche si trasformino al più presto in un
“dimensione tacita dell’esperienza”: quel pezzo di patrimonio comune di conoscenze confrontabile
esperienza, conoscenza, sapere che sfugge alla di- con altri, provenienti da soggetti diversi: indagini
cibilità e che resta patrimonio presente e condivi- epidemiologiche realizzate su campioni rappre-
sibile solo nello spazio della relazione, nella conti- sentativi di popolazione maschile e femminile; dati
guità di presenza fisica. Ascoltare la propria parola dei servizi sociosanitari presenti sul territorio, delle
scritta, spesso attraverso la voce di un’altra compo- Forze di Polizia, delle Procure e di tutti quei soggetti
nente del gruppo, ha attivato e rinforzato lo scam- che a motivo delle loro competenze professionali
bio e l’avvicinamento fra le partecipanti. Ha gene- vengono a contatto con la realtà del maltratta-
rato riverberi emozionali, ha facilitato il processo mento e in generale delle violenze contro donne e
di riconoscimento delle singole e di tutte in quanto minori. Solo mettendo a confronto risultati ed espe-
gruppo di donne: donne che partite dalla necessità rienze diversi sarà possibile, infatti, rilevare la “por-
di espletare un aspetto della propria attività lavora- tata” delle nostre politiche e dei nostri interventi e
tiva – la raccolta dati e la loro elaborazione – si sono identificarne tanto i punti di forza quanto le lacune
ritrovate a vivere qualcosa che oltrepassava il con- e le insufficienze. Affinché sempre più donne e mi-
fine dell’aver condiviso un’esperienza di lavoro sod- nori si sentano legittimate/i a parlare delle violenze
disfacente. Il clima di attenzione e di rispetto pre- di cui sono vittima e trovino nelle rispettive comu-
sente nel gruppo ha reso possibile la libertà di pa- nità di appartenenza gli strumenti e le risorse ne-
rola e la presa di parole di tutte. Le relazioni si sono cessari per farvi fronte.” (Creazzo 2003).
date nell’orizzontalità e nella reciprocità di ascolto e L’importanza del monitoraggio delle attività di tutti
di riconoscimento. In questa orizzontalità, propor- i soggetti che hanno competenza ad intervenire sul
zionalmente al crescere della fiducia, si è innescata problema della “violenza di genere” e più in gene-
anche una verticalità nella quale sono diventati di- rale di un osservatorio sul fenomeno, sottolineata
scernibili gli scarti legati all’esperienza, le differenze in numerosi studi e raccomandazioni a livello eu-
generazionali, le diverse formazioni. ropeo e internazionale, è stata riconosciuta in Italia
dal “Piano d’azione straordinario contro la violenza
Il ruolo dei Centri antiviolenza, come sessuale e di genere”, reso pubblico il 18 maggio
osservatorio privilegiato sulla questione del 2015. Il Piano prevede infatti la creazione di
della violenza maschile, nel contesto un Osservatorio Nazionale sulla violenza maschile
attuale
contro le donne. A livello regionale, la creazione di
Il contesto attuale appare per molti versi profon- un Osservatorio sulla violenza di genere è prevista
damente mutato rispetto alla fine degli anni ’80 dall’art.18 della Legge Quadro per la parità e con-
quando i Centri antiviolenza si sono affermati nel tro le discriminazioni di genere, approvata dalla re-
12L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
gione Emilia-Romagna a giugno del 2014. Questo nel qui ed ora dell’esistenza di ciascuna, anche in
primo Rapporto costituisce un primo risultato della situazioni di violenza dall’altra. Una strategia che si
sua implementazione. avvale di un metodo di lavoro, costruito traendo
In questo contesto mutato, il ruolo dei Centri an- ispirazione dal pensiero e dalla pratica politica della
tiviolenza appare di cruciale importanza al fine di relazione fra donne.
mantenere vivo e attivo il legame fra un linguaggio Sul piano conoscitivo essi sono stati e sono pro-
innovato – quello che più spesso di ieri oggi si usa motori e protagonisti di strategie di ricerca parteci-
per parlare della questione delle violenze maschili pate, che spesso si sono avvalse anche del metodo
contro le donne – e le pratiche e i processi, che lo della triangolazione dei risultati. Sono strategie che
hanno generato, siano essi di intervento o di ri- privilegiano un approccio “dal basso” (bottom-up)
cerca. Il rischio della situazione attuale sta infatti in dirette a favorire il coinvolgimento diretto di chi
ciò che diversi studiosi e studiose hanno definito opera quotidianamente a fianco delle donne e dei
come “opacità” o “inerzia istituzionale” (De Leonar- minori vittime di violenza, all’insegna della valoriz-
dis, 2001); altri come “incapacità addestrata” (Mer- zazione di un sapere che parte dell’esperienza e
ton, 1968). Caratteristiche tipiche di sistemi ad alto che pur riconoscendo la necessità di avvalersi di
livello di specializzazione funzionale, come i nostri, competenze specifiche, tende a rompere i dualismi
che tendono a tradursi in rigidità organizzativa e tradizionalmente presenti nella ricerca, fondati su
quindi in resistenza agli stimoli esterni, laddove la un’epistemologia gerarchizzante e in ultima analisi
resistenza può manifestarsi tanto nel rifiuto quanto su relazioni di dominio.
nella cooptazione. La storia degli ultimi cinquant’anni ci ha insegnato
I Centri antiviolenza che hanno avuto origine dal che questa strategia e questi soggetti collettivi,
movimento politico delle donne in Italia e all’e- hanno dato origine ad un linguaggio e a paradigmi
stero, sono stati e sono portatori di una strategia conoscitivi e di intervento che hanno cambiato
di intervento che sposta il centro dell’azione, nelle radicalmente la nostra visione del problema, sol-
situazioni di violenza, dalla vittimizzazione al rico- levando donne e minori dalla responsabilità delle
noscimento di sé come soggetti detentori di risorse, violenze di cui spesso a tutt’oggi sono vittime. Da
qualità e competenze; dall’offerta di un pacchetto qui l’importanza di continuare a sostenere i Centri
predefinito di risorse, ad un approccio che mette antiviolenza, riconoscendone e rispettandone le
al centro la singola donna accolta; dalla identifica- specificità.
zione di bisogni, alla riscoperta di desideri, di una La posta in gioco per tutti/e, donne e uomini che
diversa progettualità di vita centrata su se stesse, vogliono agire sul presente in modo trasformativo,
laddove la violenza ha distrutto senso di sé e capa- all’insegna di un nuovo patto di civiltà e di cittadi-
cità di autodeterminazione. Una strategia fondata nanza fra uomini e donne che metta al bando la
sul doppio movimento della critica e decostruzione violenza, è infatti innanzitutto simbolica, oltre che
dell’esistente – tanto al livello delle rappresentazioni concreta. Se il movimento politico delle donne è
della violenza maschile, quanto al livello del loro stato protagonista di un cambiamento di impor-
agire nella vita delle singole donne che chiedono tanza epocale è innanzitutto perché esso ha pro-
aiuto – da una parte; dell’affermazione del valore dotto autorità e autorevolezza femminile, grazie
della differenza sessuale, ovvero dell’essere donna, (anche) alla forza, alla competenza e alla bellezza
13L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
dei suoi gruppi e delle sue organizzazioni, che vi- zate come tali, anche a livello istituzionale; si cancel-
vono laddove esse vengano riconosciute e valoriz- lano quando ciò non accade.
1.2 Nasce l’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
dell’Emilia-Romagna: obiettivi e attività
Introduzione e assistenza socio-sanitaria alle donne che subi-
Il contesto in cui nasce l’Osservatorio regionale sulla scono violenza” approvate nel 2017. Entrambi i do-
violenza di genere è molto diverso rispetto a quello cumenti sono stati il frutto di un ampio confronto
della metà degli anni ’90 nel quale fu avviata, in col- tra molti differenti soggetti, in seno all’Osservatorio
laborazione con i Centri antiviolenza, la raccolta dei nazionale sul fenomeno della violenza sessuale e di
dati sul tema della violenza di genere, come è stato genere.
ben illustrato nel paragrafo precedente. E’ possibile pertanto affermare che il lavoro fin qui
Grazie al lavoro descritto, sia a livello regionale che svolto, di rafforzamento della rete per il contrasto
nazionale, è maturata una maggiore conoscenza e e la prevenzione della violenza di genere, nonché il
una più realistica rappresentazione del fenomeno. quadro normativo descritto costituiscono la cornice
In particolare, a livello regionale sono stati elaborati di riferimento in cui si colloca e da cui trae spunto il
importanti atti che oggi costituiscono i riferimenti lavoro dell’Osservatorio regionale sulla Violenza di
normativi e di lavoro per tutto il sistema di servizi Genere dell’Emilia-Romagna, che ha preso avvio il
che su questo operano: la L.R. 6/2014 “Legge qua- 18 dicembre 2017, che si è posto come obiettivo ge-
dro per la parità e contro le discriminazioni di ge- nerale di approfondire ulteriormente la compren-
nere”, il Piano regionale contro la violenza di genere sione del fenomeno della violenza di genere in Emi-
del 2015 e prima ancora le Linee di indirizzo regio- lia-Romagna, e attraverso l’apporto di tutti gli attori
nali per l’accoglienza di donne vittime di violenza di della rete che nell’Osservatorio sono rappresentati,
genere del 2013. di fornire spunti per una azione tecnica sempre più
Nel frattempo, anche a livello nazionale è stato qualificata.
reso più stabile e strutturato l’impegno su questo La volontà regionale si è concretizzata con tre atti
tema. Il Governo, ed in particolare il Dipartimento normativi fondamentali che danno forza e sup-
per le Pari Opportunità, negli ultimi anni, ha in- porto all’attività dell’Osservatorio: parliamo, nello
fatti garantito maggiore continuità nell’erogazione specifico, dell’ art. 18 della L.R. 6/2014 «Funzioni
delle risorse destinate alla rete dei Centri antivio- dell’osservatorio regionale e monitoraggio permanente
lenza e delle case rifugio e ha lavorato all’approva- sulla violenza di genere» e del punto 6.2 del Piano
zione di due importanti documenti, il “Piano stra- Regionale contro la violenza di genere (DAL 69/2016)
tegico nazionale sulla violenza maschile contro le «Attuazione del Piano Regionale» che trovano poi
donne 2017-2020” e le “Linee guida nazionali per le concretezza nella DGR 335/2017 “Attuazione dell’art.
Aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso 18 della LR 6/14 e del punto 6 della dal n. 69/16 per lo
14L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
svolgimento delle funzioni dell’Osservatorio regionale • quattro esperti/e in materia di politiche sociali
contro la violenza di genere”. prevenzione e contrasto alla violenza di genere e
Le funzioni dell’Osservatorio sono ben esplicitate lotta agli stereotipi, afferenti al Servizio Politiche
nei due atti normativi sopra citati, L.R. 6/2014 e sociali e socio educative;
Piano Regionale contro la violenza di genere (DAL • due esperti/e in materia di statistica afferente al
69/2016) e sono così sintetizzabili: Servizio Statistica, Comunicazione, Sistemi infor-
• Azioni atte ad una maggiore e più approfondita mativi e geografici, Partecipazione;
conoscenza del fenomeno della violenza di ge- • un esperto/a in materia di politiche per la sicu-
nere in Regione Emilia-Romagna (analisi e com- rezza e polizia locale, afferente al Gabinetto del
prensione dei dati a disposizione sulla violenza di genere, Presidente della Giunta;
implementazione di nuovi flussi di dati, analisi delle di- • un esperto/a della rete di assistenza ospedaliera
verse tipologie di violenza di genere, analisi delle donne e di pronto soccorso afferente al Servizio Assi-
maggiormente a rischio di subire violenza, …); stenza ospedaliera;
• Mappatura della rete dei servizi che si occupano • un esperto/a della rete dei Consultori afferente
di prevenzione e di protezione (Elenco Regionale al Servizio Assistenza territoriale;
dei Centri Antiviolenza e delle loro dotazioni, mappatura • un esperto/a in programmazione e gestione dei
degli altri servizi che accolgono le donne, …); sistemi informativi delle politiche sociali affe-
• Formazione degli operatori della rete dei servizi rente al Servizio Strutture, Tecnologie e Sistemi
(analisi dei fabbisogni formativi, progettazione di per- informativi della Regione Emilia-Romagna;
corsi formativi specifici, …); • un esperto/a del Servizio Politiche per l'Integra-
• Azioni di comunicazione (rendere fruibile la mappa zione sociale, il Contrasto alla povertà e Terzo
dei servizi, diffusione dei dati sulla violenza di genere, settore;
realizzazione di campagne informative e/o di sensibiliz- • un esperto/a dell'Agenzia del Lavoro;
zazione, …); e il gruppo “allargato”, esteso a:
• Supporto alle scelte politiche future (valutazione • nove esperti /e degli Enti Locali;
delle attività realizzate e promosse, orientamento, …) • tre esperti /e delle Aziende USL;
Il Servizio politiche sociali e socio educative della Re- • due esperti /e del Coordinamento dei Centri anti-
gione Emilia-Romagna, che ha il compito di coordi- violenza della Regione Emilia-Romagna;
nare, supervisionare e monitorare le attività dell’Os- • un esperto/a di trattamento di autori di compor-
servatorio, con DGR 335/2017 “Attuazione dell’art. tamenti violenti afferente al servizio LDV della
18 della LR 6/14 e del punto 6 della dal n. 69/16 per lo Azienda Usl di Modena;
svolgimento delle funzioni dell’Osservatorio regionale • un rappresentante dell’Ufficio Scolastico regio-
contro la violenza di genere” ha individuato la compo- nale;
sizione dell’Osservatorio, all’interno del quale sono • due rappresentanti delle associazioni femminili
previsti due organismi complementari: il gruppo “ri- che si occupano di sensibilizzazione sul tema
stretto”, interno alla Regione Emilia-Romagna, che della violenza di genere individuati dalla Confe-
garantisce la continuità operativa, la raccolta e l’ela- renza regionale del Terzo settore.
borazione dei dati sul tema della violenza di genere, Al fine di rendere più snello e proficuo il lavoro
composto da: dell’Osservatorio, sono stati attivati tre tavoli di la-
15L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
voro tematici, coordinati dalla Regione con i com- Gli obiettivi e le attività dei tavoli
ponenti effettivi dell’Osservatorio. Si tratta di tavoli di lavoro tematici
di lavoro distinti ma fortemente correlati, che lavo- Il tavolo 1, coordinato dalla dr.ssa Angelina Maz-
rano in parallelo ma che, periodicamente, si riuni- zocchetti del Servizio “Statistica, Comunicazione, Si-
scono in una seduta plenaria al fine di confrontare stemi Informativi e Geografici, Partecipazione” della
e condividere gli obiettivi, le attività realizzate e le Regione Emilia-Romagna, si è posto come primo
proposte future. Gli argomenti dei tre tavoli, indivi- obiettivo di migliorare e rendere omogenei e fruibili i
duati sulla base delle finalità dell’Osservatorio, sono dati provenienti dai sistemi informativi già esistenti in
i seguenti: Regione, costruiti con finalità diverse, ma che pos-
• Tavolo 1: Rilevazione dei dati a disposizione della sono fornire, direttamente o indirettamente, anche
rete informazioni sulla diffusione dei casi di violenza
• Tavolo 2: Predisposizione di strumenti di valuta- sulle donne. Questa scelta deriva da due consape-
zione del Piano Regionale volezze di base: la prima è che la violenza di genere
• Tavolo 3: Confronto sull’evoluzione del feno- è un fenomeno molto complesso e conoscerlo e
meno della violenza di genere nel territorio re- rappresentarlo in maniera attendibile attraverso i
gionale dati è un obiettivo molto ambizioso e la seconda,
La metodologia di lavoro, comune ai tre tavoli te- è che tra i dati prodotti dall’attività dei Servizi socio
matici, è stata quella di individuare dei macro-obiet- sanitari, si “nascondono” anche informazioni atte a
tivi generali a cui tendere ma anche, e soprattutto, rilevare i casi di violenza. Quindi, è stata anzitutto
di individuare alcuni obiettivi di breve e medio pe- effettuata una disamina dei flussi di dati esistenti
riodo concretamente realizzabili. A seguire, nel det- in Regione Emilia-Romagna esaminandoli nell’ottica
taglio, gli obiettivi di breve e medio-lungo periodo, del contributo che possono dare alla conoscenza
le attività realizzate nel 2018 e le attività previste per della violenza di genere, analizzando il loro grado di
l’anno 2019. “copertura”, l’affidabilità e la loro integrabilità.
Tavolo 1
“Rilevazione dei dati a disposizione della rete”: obiettivi e attività nell’anno 2018
OBIETTIVI GENERALI DEL TAVOLO DI LAVORO ATTIVITÀ REALIZZATE DAL TAVOLO DI LAVORO
• Rendere omogenei i codici di accesso all’interno • Verifica dei sistemi informativi esistenti sulla
dei servizi regionali che accolgono donne che violenza di genere a livello regionale
subiscono violenza o con le quali potrebbero
venire in contatto (es. pronti soccorso, sportelli • Analisi delle «priorità informative» a partire dai
sociali, consultori familiari, centri antiviolenza, flussi di dati esistenti
servizi sociali, …)
• Approfondimento sui dati provenienti dai Pronto
• Rendere omogenee le modalità di raccolta Soccorsi regionali (EMUR)
dei dati sugli accessi delle donne che subiscono
• Approfondimento sui dati del sistema IASS
violenza su tutto il territorio regionale
(sportelli sociali) e avvio di un’analisi integrata con
i dati provenienti dal sistema EMUR (emergenza/
urgenza)
16L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
I flussi di dati esistenti al momento dell’insedia- cedono ai servizi, ma la codifica della causa di ac-
mento del tavolo di lavoro, avvenuto il 18 feb- cesso/dimissione con i codici specifici dell’area della
braio 2018, che rilevavano in una qualche forma violenza avviene in modo molto disomogeneo. Ad
la violenza di genere e che sono stati analizzati dal esempio, a febbraio 2018 sei Aziende Sanitarie regi-
gruppo di lavoro, sono quelli provenienti da: stravano la diagnosi delle donne vittime di violenza
• Servizi Sociali dei Comuni (SISAM-ER Il sistema con la codifica specifica mentre altre registravano la
informativo su bambini, ragazzi e servizi sociali); diagnosi di violenza inserendola nei campi “aperti”,
• Rete di emergenza e urgenza (EMUR – Sistema il tutto con sensibilità e modalità molto diverse fra
informativo emergenza/urgenza); loro.
• Sportelli Sociali (IASS – Integrazione Applicativi Sul territorio regionale, quindi, ad oggi, non si rileva
Sportello Sociale) un uso diffuso e omogeneo dei codici di diagnosi
• Consultori Familiari (SICO - Sistema Informativo specifici per la registrazione dei casi di violenza
Consultori familiari) sulle donne che accedono alla rete di emergenza/
• Coordinamento dei Centri Antiviolenza. urgenza: il gruppo di lavoro ha perciò ritenuto ne-
Il gruppo di lavoro, dopo un’attenta analisi dei flussi cessario che un primo e fondamentale passo da
esistenti e delle potenzialità degli stessi, ha conve- compiere al fine di utilizzare i dati in questo con-
nuto che per il biennio 2018-2019 valesse la pena testo, fosse quello di ‘facilitare’ l’uso delle codifiche
concentrare le attività su: specifiche.
a) miglioramento della capacità dei dati che proven- Un’azione ipotizzata è quella di inserire all’interno
gono dal Sistema Informativo sull’emergenza/ della “lista rapida” delle codifiche in uso nei PS/PPI
urgenza (EMUR) di rappresentare la violenza di quelle specifiche per la corretta registrazione delle
genere; diagnosi delle donne vittime di violenza. La normativa
b) analisi del flusso di dati proveniente dagli Spor- nazionale è venuta in aiuto con il decreto del 24 no-
telli Sociali (IASS) e integrazione con i dati sulla vembre 2017 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie
violenza di genere provenienti dal sistema EMUR; Generale n. 24 del 30.01.2018 con cui sono state di-
c) miglioramento dei dati sulla violenza di genere vulgate le “Linee guida nazionali per le Aziende sani-
provenienti dal Sistema Informativo Regionale tarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e
dei Consultori familiari (SICO). assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di vio-
lenza”. Le linee guida contengono diversi elementi
a) miglioramento della capacità dei dati che importanti utili al miglioramento della presa in ca-
provengono dal Sistema Informativo sull’emer- rico delle donne vittime di violenza che accedono
genza/urgenza (EMUR) di rappresentare la vio- alla rete di emergenza urgenza: dalla formazione
lenza di genere degli operatori per il riconoscimento della violenza,
Per quanto riguarda la rete delle emergenze/ur- anche non dichiarata, alla definizione del percorso
genze, esiste un sistema informativo consolidato dal triage alla eventuale presa in carico, nonché un
nel quale vengono convogliati i dati di attività di tutti percorso di comunicazione con altri soggetti (Cen-
i Pronto Soccorsi e Punti di Primo Intervento (PS e tri antiviolenza, case rifugio, Forze dell’ordine, ...) e
PPI) presenti sul territorio regionale; sono presenti l’utilizzo di uno strumento standardizzato di rileva-
quindi le informazioni riguardanti le donne che ac-
17L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
zione del rischio di ricomparsa e/o escalation della Questo flusso di dati nella sezione “domanda
violenza. espressa” prevede espressamente la codifica dei
Di fondamentale importanza per il lavoro dell’os- seguenti casi:
servatorio è l’input che le Linee guida danno all’uti- • DMB.002 – aiuto a donne vittime di violenza: al-
lizzo, da parte degli operatori sanitari che prendono tre forme di sostegno (economico, lavorativo,
in carico la donna vittima di violenza, di codici di dia- psicologico, ...)
gnosi specifici al fine refertare tutti gli esiti della vio- • DMB.003 - aiuto a donne vittime di violenza: so-
lenza subita in modo dettagliato e preciso. L’opera- stegno abitativo
tore, secondo le linee guida, sarebbe tenuto a redi- • DMB.018 - segnalazione di rischio di maltratta-
gere il verbale di dimissione completo di diagnosi e mento/trascuratezza/abbandono
prognosi, riportando i codici di diagnosi (principale L’attività del tavolo di lavoro 1 riguarda sia l’analisi
o secondaria) ICD9-cm: dei dati provenienti dall’attività degli Sportelli Sociali
• 995.50 abuso/maltrattamento minore; (IASS), evidenziandone i limiti e le potenzialità come
• 995.53 abuso sessuale minore; la possibilità di integrazione con i dati provenienti
• 995.80 abuso/maltrattamento adulto; dal sistema informativo EMUR (Sistema Informativo
• 995.83 abuso sessuale adulto; sull’emergenza/urgenza): un primo passo per inda-
• 995.51 violenza psicologica su minore. gare le eventuali strade che una donna vittima di
I membri dell’Osservatorio ritengono sia indispen- violenza percorre all’interno della rete regionale dei
sabile l’utilizzo dei codici di diagnosi specifici e in servizi.
modo univoco a livello regionale per registrare gli Un approfondimento delle analisi dei due flussi di
episodi di violenza di genere e avere così dei dati dati è disponibile al paragrafo 3.2.
con una maggiore capacità di rappresentare gli
episodi di violenza che portano ad un accesso in c) miglioramento dei dati sulla violenza di ge-
pronto soccorso. A questo scopo uno degli obiettivi nere nel Sistema Informativo Regionale dei Con-
specifici e a breve termine che si è posto il Tavolo 1 sultori familiari (SICO)
è quello di sostenere le Aziende Sanitarie all’utilizzo Una importante lacuna evidenziata dai componenti
dei codici ICD9-cm sopra indicati, attività prevista del tavolo 1 dell’Osservatorio è quella riguardante
per l’anno 2019. i dati sulla violenza di genere potenzialmente pro-
venienti dai consultori familiari, servizi che hanno
b) analisi del flusso di dati proveniente dagli a disposizione le informazioni sulle singole donne
Sportelli Sociali (IASS) e integrazione con i dati che si rivolgono ai consultori, in particolar modo
sulla violenza di genere provenienti dal sistema per problematiche ostetrico-ginecologiche, ma che
EMUR attualmente non sono registrati. L’impegno del
Il flusso di dati proveniente dagli Sportelli Sociali gruppo di lavoro per l’anno 2019 è di introdurre nel
(IASS) integra gli applicativi gestionali locali che re- già esistente sistema informativo SICO un codice
gistrano gli accessi agli sportelli sociali e riversa nel univoco e omogeneo sul territorio regionale per re-
sistema regionale alcuni dati relativi alle persone gistrare i casi di violenza sulle donne.
che accedono agli sportelli e alla domanda, di orien-
tamento o assistenza, che esse pongono.
18L’Osservatorio Regionale sulla Violenza di Genere
Durante l’intenso lavoro del tavolo 1 dell’Osserva- sui Centri Antiviolenza. L’accordo prevede la re-
torio, nell’anno 2018, sono state avviate due im- alizzazione di un Sistema Informativo integrato
portanti rilevazioni che hanno coinvolto i membri sulla violenza contro le donne, un sistema multi-
dell’Osservatorio e che hanno incrociato le loro atti- fonte, che conterrà dati relativi al fenomeno della
vità: si tratta, sul versante regionale, dell’istituzione violenza contro le donne nelle sue varie forme,
dell’Elenco Regionale dei Centri Antiviolenza e e che permetterà di monitorare il fenomeno sia
loro dotazioni e, su quello nazionale, dell’avvio nei suoi aspetti qualitativi sia in quelli quantitativi.
dell’Indagine Istat sui Centri Antiviolenza. L’indagine, che avrà una cadenza annuale, si rivolge
Con la Delibera n. 586 del 23 aprile 2018 è stato a tutti i Centri Antiviolenza nei quali sono accolte
infatti istituito l’Elenco Regionale dei Centri An- le donne vittime di violenza e i loro figli minorenni,
tiviolenza e loro dotazioni nella quale sono stati indagando numerose tematiche: titolarità del Cen-
definiti i requisiti necessari per poter entrare a far tro antiviolenza, aspetti strutturali e organizzativi,
parte della rete dei Centri antiviolenza e delle Case personale, lavoro di rete, servizi all’utenza, attività
rifugio dell’Emilia-Romagna. Con la Determina- degli sportelli, caratteristiche dell’utenza e finanzia-
zione n. 13273 del 13 agosto 2018 «Approvazione menti al centro antiviolenza. L’analisi dei dati otte-
dell’elenco regionale dei centri antiviolenza e delle nuti grazie alla prima rilevazione (annualità 2017)
loro dotazioni di cui alla D.G.R 586/2018» è stato pre- sono disponibili al paragrafo 3.2 per quanto attiene
disposto l’Elenco regionale dei centri antiviolenza le donne accolte e al paragrafo 3.1 per le caratteri-
dell’Emilia-Romagna che ha registrato la presenza stiche strutturali dei Centri.
di 20 Centri Antiviolenza sul territorio regionale
che rispettano i requisiti imposti dalla Regione. È Il tavolo 2, coordinato dalla dr.ssa Francesca Ra-
un passo importante per l’Osservatorio, oltre che gazzini del Servizio “Servizio Politiche sociali e socio
per la Regione Emilia-Romagna, in quanto ha per- educative” della Regione Emilia-Romagna, ha come
messo di ottenere, in maniera ufficiale, importanti finalità principale quella di predisporre degli stru-
informazioni sulla rete di protezione delle donne a menti di monitoraggio e di valutazione del Piano
rischio e vittime di violenza su tutto il territorio re- Regionale contro la violenza di genere.
gionale. Anzitutto è possibile, grazie all’analisi delle La prima attività che ha coinvolto il gruppo di lavoro
informazioni ottenute, disegnare la mappa regio- è stata l’approfondita analisi del Piano Regionale e la
nale dei Centri Antiviolenza, delle Case Rifugio, delle sua disaggregazione e successiva riorganizzazione
strutture di ospitalità di diversa natura e degli Spor- in aree di intervento, obiettivi, azioni e relativi stru-
telli, ed ottenere una panoramica dei servizi offerti menti, il cui obiettivo principale era quello di sempli-
dai Centri Antiviolenza. La mappatura regionale, ficare e rendere operativa la complessità dei conte-
frutto anche della raccolta dei dati ottenuta con l’i- nuti e dell’impostazione del piano.
stituzione dell’Elenco Regionale, è disponibile al pa- Le aree in cui è stato riorganizzato il Piano Regio-
ragrafo 3.1. nale contro la violenza di genere sono le seguenti:
Nel mese di giugno 2018, inoltre, è stata avviata 1. Prevenzione (primaria e secondaria)
dall’Istat, all’interno di un accordo di collabora- 2. Protezione (prevenzione secondaria)
zione con il Dipartimento per le Pari Opportunità 3. Obiettivi di governance e azioni di sistema
presso la Presidenza del Consiglio, un’indagine
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