Gioire con il Risorto - Passinelcarmelo OCD

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Gioire con il Risorto - Passinelcarmelo OCD
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                               Gioire con il Risorto
                       Esercizi Carmelitani Online Quaresima 2019 con Edith Stein

Ct 5,2-8; 6,1-10
         LEI:                                                   egli pascola tra i gigli.
         2Mi sono addormentata, ma veglia il mio cuore.         4Tu sei bella, amica mia, come la città di Tirsa,
         Un rumore! La voce del mio amato che bussa:            incantevole come Gerusalemme,
         «Aprimi, sorella mia,                                  terribile come un vessillo di guerra.
         mia amica, mia colomba, mio tutto;                     5Distogli da me i tuoi occhi,
         perché il mio capo è madido di rugiada,                perché mi sconvolgono.
         i miei riccioli di gocce notturne».                    Le tue chiome sono come un gregge di capre
         3«Mi sono tolta la veste;                              che scendono dal Gàlaad.
         come indossarla di nuovo?                              6I tuoi denti come un gregge di pecore
         Mi sono lavata i piedi;                                che risalgono dal bagno;
         come sporcarli di nuovo?».                             tutte hanno gemelli,
         4L’amato mio ha introdotto la mano nella fessura       nessuna di loro è senza figli.
         e le mie viscere fremettero per lui.                   7Come spicchio di melagrana è la tua tempia,
         5Mi sono alzata per aprire al mio amato                dietro il tuo velo.
         e le mie mani stillavano mirra;                        8Siano pure sessanta le mogli del re,
         fluiva mirra dalle mie dita                            ottanta le concubine,
         sulla maniglia del chiavistello.                       innumerevoli le ragazze!
         6Ho aperto allora all’amato mio,                       9Ma unica è la mia colomba, il mio tutto,
         ma l’amato mio se n’era andato, era scomparso.         unica per sua madre,
         Io venni meno, per la sua scomparsa;                   la preferita di colei che l’ha generata.
         l’ho cercato, ma non l’ho trovato,                     La vedono le giovani e la dicono beata.
         l’ho chiamato, ma non mi ha risposto.                  Le regine e le concubine la coprono di lodi:
         7Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda     10«Chi è costei che sorge come l’aurora,
         in città;                                              bella come la luna, fulgida come il sole,
         mi hanno percossa, mi hanno ferita,                    terribile come un vessillo di guerra?»
         mi hanno tolto il mantello
         le guardie delle mura.
         8Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
         se trovate l’amato mio
         che cosa gli racconterete?
         Che sono malata d’amore!

         LUI:
         1Dov’è andato il tuo amato,
         tu che sei bellissima tra le donne?
         Dove ha diretto i suoi passi il tuo amato,
         perché lo cerchiamo con te?
         2L’amato mio è sceso nel suo giardino
         fra le aiuole di balsamo,
         a pascolare nei giardini
         e a cogliere gigli.
         3Io sono del mio amato
         e il mio amato è mio;
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1. Commento: „Dormo, ma il mio cuore veglia...“

Da Pasqua sino a Pentecoste la liturgia prevede                  uomini possano ricevere nel risorto la salvezza
solo testi presi dai libri del Nuovo Testamento,                 del mondo.
in particolare dagli Atti degli Apostoli e dalla                         Il Cantico, ha un significato che va ben
Apocalisse di Giovanni. La tradizione ebraica                    oltre il “cantico”. In un certo modo in questo
invece prevede per le feste pasquali la lettura                  cantico c’è l’Amore stesso. Che cosa sarebbe
del Cantico dei Cantici.        Per questa ragione,              infatti l’amore tra lo sposo e la sposa se non
conformemente alla scelta di commentare la                       fosse espresso? Lo esprimono, lo comunicano a
lettura veterotestamentaria delle domeniche di                   tutti? Al centro del componimento poetico, dal
quaresima, in questo giorno di Pasqua la invi-                   capitolo 5, sembra che gli eventi già menzio-
tiamo a meditare il Cantico dei Cantici. Lo potrà                nati nelle prime strofe, ricomincino dall’inizio,
fare in questo giorno della Risurrezione questo                  con un invito a coloro che sono stati convocati:
“oggi” che è lo stesso e unico giorno sino alla                  mangiate e bevete! La Sposa, il cui cuore veglia,
seconda domenica di Pasqua (ottava). Segue                       ascolta lo Sposo che è d’accordo ad entrare,
tutto il tempo di Pasqua, per 50 giorni sino a                   col capo madido di rugiada... La Sposa esita a
Pentecoste.                                                      rispondere. Si alza, me egli non è più lì… Nel
         Il Cantico riveste nel Carmelo una grande               capitolo 6 risponde al Coro delle figlie di Geru-
importanza visto che Teresa d’Avila, Giovanni                    salemme che lo Sposo è sceso nel suo giardino.
della Croce, Teresa di Gesù Bambino e di fatto                   Appartengono l’una all’altro. Lo Sposo loda la
tutti i santi dell’Ordine, dal Cantico trassero la               bellezza della sposa…
grazia per nutrire la loro vita di consacrazione a
Dio nella preghiera contemplativa, nell’amore
fraterno e nello zelo apostolico così che tutti gli

 Esercizio spirituale
 Negli Esercizi Spirituali, sant’Ignazio di Loyola dice di “chiedere grazia per rallegrarmi e godere
 intensamente di tanta gloria e gioia di Cristo nostro Signore”. (ES 221). Rallegrarmi della gioia
 di Cristo, rallegrarmi della gioia della Chiesa, nella quale risuona l’Alleluia, significa non concen-
 trarsi più su se stessi e ricevere la gioia di amare, che è un frutto dello Spirito Santo. Potrà anche
 leggere il Cantico dei Cantici contemplando l’incontro di Gesù risorto con Maria Maddalena nel
 mattino di Pasqua (Gv 20,11-17):
 11Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso
 il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei
 piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Ris-
 pose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14Detto questo, si
 voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna,
 perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore,
 se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!».
 Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non
 mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo
 al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai
 discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
 19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove
 si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a
 voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

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2. Testo di Edith Stein sulla Risurrezione

                          La gloria della risurrezione

 “In Cristo, per la Sua natura e per la Sua libera decisione, non c’era nulla che si opponesse
 all’amore. Egli visse ogni istante della Sua esistenza nella consegna totale all’amore divino. Egli
 però nell’Incarnazione assunse su di sé tutto il fardello del peccato dell’umanità, l’abbracciò
 con il Suo amore misericordioso e lo nascose nella Sua anima; nell’Ecce venio, con cui iniziò
 la sua vita terrena e rinnovò espressamente nel Suo battesimo e nel Fiat! del Getsemani. Così
 l’incendio dell’espiazione avvampò nel Suo interiore, in tutta la Sua sofferenza lungo la vita ma,
 nell’Orto degli Ulivi e sulla Croce, avvampò nella sua forma più acuta, perché qui scomparve
 la beatitudine esperita dell’indissolubile unione con il Padre, per abbandonare Lui stesso alla
 sofferenza e per abbandonare questa sofferenza all’esperienza dell’estremo abbandono di Dio.
 Nel “Consummatum est” verrà annunziata la fine dell’incendio espiatorio e nel Pater, in manus
 tuas commendo spiritum meum il definitivo ritorno all’eterna, inalterata, unione amorosa.
 Nella Passione e Morte di Cristo i nostri peccati sono stati bruciati dal fuoco. Quando acco-
 gliamo nella fede ed accettiamo Cristo tutto intero nella consegna credente, cioè, optiamo per
 il cammino della sequela di Cristo e vi procediamo, allora Egli ci conduce «per la Sua Passione
 e Croce alla gloria della Risurrezione. È proprio quanto sperimentiamo nella contemplazione:
 passando attraverso l’incendio dell’espiazione alla beata unione di amore. Con questo si spiega
 il suo carattere contraddittorio. È Morte e Risurrezione. Dopo la notte oscura irraggia la Fiamma
 d’Amore viva.
 […] L’anima «sente come dal suo interiore scorrono fiumi di acqua via»1 e le pare già «di essere
 realmente trasformata, così potentemente afferrata da Lui e corredata così magnificamente da
 doni e virtù che, solo, una lieve tela la separa dalla beatitudine eterna». Quando questa soave
 fiamma di amore che arde in lei, l’investe, «quasi la illumina in soave e potente gloria…» ed
 intende che la tela della vita terrena si stia strappando e manchi solo molto poco al possesso
 della beatitudine e della vita eterna. […] La Fiamma di Amor viva è lo Spirito Santo […] In questa
 trasformazione nella fiamma di amore prendono parte il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ella si
 avvicina tanto a Dio da afferrare un bagliore della vita eterna, ed ha l’impressione che sia già la
 vita eterna”

                                                                 (Scienza della Croce, Edizioni OCD, 2002, p. 211.214;
                                                                                         ed. ted. in ESGA 18, 157-158)

                   3. Pregare con Edith Stein durante il tempo di Pasqua

La invitiamo, secondo le sue possibilità, a pregare ogni giorno, da Pasqua sino a Pentecoste, questa
splendida poesia che Edith Stein regalò nella Pentecoste 1942 alla priora del Carmelo di Echt,
comunità che accolse suor Teresa Benedetta della Croce insieme alla sorella Rosa, come suora es-
terna. La poesia fu scritta nella Pentecoste 1937 (17 maggio) giorno in cui Rosa ricevette a Breslavia
la Confermazione.

                                               Gesù Cristo è risorto,
                                              felice tempo pasquale!

                                                                                           Fr. Philippe di Gesù ocd
                                                                                                (Convento di Avon)
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Sette raggi da una novena di Pentecoste

    Chi sei Tu dolce luce che m’inondi
    E rischiari la notte del mio cuore?
    Tu mi conduci qual mano di una Madre,
    Ma se mi lasci,
    Non più d’un passo solo avanzerei.
    Tu sei lo spazio
    Che l’esser mio circondi e custodisci.
    Del nulla, donde all’esser mi chiamasti
    Tu a me vicino più di me stessa,
    Più intimo dell’intimo mio,
    Eppur nessun ti afferra o ti comprende
    E ogni nome Tu oltrepassi:

    Spirito Santo -
    Eterno Amore!

    Non sei tu la dolce manna
    Che dal cuore del Figlio irrompe
    E fluisce nel cuor mio,
    Il cibo degli angeli e beati?
    Colui, che dalla morte ci solleva,
    Lui che anche me svegliò
    Dal lungo sonno, di giorno
    In giorno, a nuova vita.
    E un dì la sua pienezza mi pervaderà
    Vita dalla tua vita – sì Tu stesso:

    Spirito Santo -
    Eterna Vita!

    Sei Tu il raggio
    Che dal trono dell’eterno giudice s’abbatte
    E irrompe nella notte dell’anima,
    Che mai in sé si riconobbe?
    Misericordioso – inesorabile penetra nelle segrete pieghe.
    Spaventata alla vista di se stessa
    Lascia spazio al timor santo.
    L’inizio d’una tal saggezza
    Dall’alto discende, per ancorarci al cielo saldamente;
    Il tuo operare, che ci ricrea:

    Spirito Santo -
    Acuto Raggio!

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Sei Tu la pienezza dello spirito e la forza,
     Con la quale l’Agnello scioglie i sigilli
     Dell’eterno decreto divino?
     Da te sospinti i messaggeri del castigo cavalcan per il mondo
     E separano, con spade affilata,
     Il regno della luce dal regno della notte.
     Allora cielo e terra verranno a esser nuovi,
     Perché ogni cosa è al giusto posto
     Tramite il tuo soffio:

     Spirito Santo -
     Forza vincente!

     Sei Tu il Maestro che ha costruito l’eterno tempio
     Che alla terra ascende al cielo?
     Animate da Te le colonne si staglian sulla volta
     Immutabilmente salde.
     Chiamate da Dio, col loro eterno nome,
     Svettano fin su la più alta luce,
     A regger la cupola che incorona il santo tempio,
     L’opera tua in cui è racchiuso il mondo:

     Spirito Santo -
     Mano forgiante!

     Sei Tu quello che creò lo specchio terso,
     Primo trono dell’Altissimo,
     Uguale a un mare di cristallo,
     Nel quale la divinità con amore si riflette?
     Sopra l’opera più bella della tua creazione vai chiamandoti
     E raggiante il tuo splendore brilla
     Di lepida bellezza, con cui tutti gli esseri
     Unisci nell’aggraziata figura della tua Sposa immacolata.

     Spirito Santo -
     Creatore dell’universo!

     Sei Tu il dolce canto dell’amore e del santo timore,
     Che risuona eternamente intorno al trono del Dio-Trino,
     Che in sé sposa il puro suono d’ogni essere vivente?
     L’unisono che ordina i membri verso il capo
     Dove ognuno trova beato il senso dell’intimo suo essere
     E trabocca giubilante
     Libero, si lascia al suo fluire:

     Spirito Santo -
     Eterno gaudio!
                                                (Poesie e Preghiere, trad. it. di Serse Cardellini,
                               Thauma Edizioni, Pesaro, 2014, p. 42-44; ed. ted.: ESGA 20,39-42)

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