CORRETTAMENTE Potenziare gli addominali

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CORRETTAMENTE Potenziare gli addominali
Potenziare gli addominali
                   CORRETTAMENTE
               e senza dimenticarsene !

INTRODUZIONE

  Da un punto di vista generale la muscolatura addominale è primordiale in
tutte le attività sportive. Per la loro situazione anatomica gli addominali sono
i centri di trasmissione della forza del corpo e principalmente degli arti
inferiori verso il tronco. Quindi un deficit a questo livello ostacola l’efficienza
di certi gesti sportivi (cattiva trasmissione d’energia) e può anche indurre
delle ferite a livello lombare.
  La maggior parte degli sportivi sono coscienti dell’importanza della musco-
latura addominale ed assegnano un tempo considerevole alloro sviluppo.
Purtroppo la mancanza d’informazione sull’anatomia e la biomeccanica degli
addominali genera un gran numero d’errori negli esercizi normalmente con-
cepiti per il lavoro addominale. Infatti succede che questi esercizi utilizzano
in modo preferenziale i flessori delle anche, e ciò accentua i rischi di trau-
matismi lombari. In seguito forniremo alcuni dettagli.
  Quest’articolo vuole apportare ai lettori le nozioni anatomiche e biomecca-
niche necessarie per comprendere il funzionamento degli addominali. Ciò
permetterà la concezione di esercizi specifici che centrano il lavoro principal-
mente a livello addominale. Allo scopo d’illustrare i consigli pratici forniti
nell’articolo, sarà presentata e descritta una serie di esercizi.

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                                                                               Figura 1 -
                                                                      Grande retto
                                                                      dell’addome
                                                   1. Cartilagine della 5^, 6^ e 7^ costola
                                                   2. Linea bianca.
           2                                       3. Digiditidazione tendinea.
                                             3     4. Spina pubica.

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                                      Figura 2 - Grande obliquo dell'addome
l. Bordo inferiore delle ultime otto costole ed intersecazione con le digiditidazioni del gran dentato.
2. Metà anteriore della cresta iliaca, arcata crurale, sinfisi pubica e linea bianca. 3. legamento inguinale.

CENNI ANATOMICI

Esistono quattro tipi muscoli addominali. Per ciascuno di loro indicheremo le
inserzioni (origine e terminazione) e le differenti azioni che eseguono.

Grande retto dell’addome (fig. 1)

- Origine: spina pubica.
- Terminazione: cartilagine della 5^, 6^ e 7^ costola ed appendice xifoide.
- Azione: flessione e raddrizzamento laterale del tronco.

Grande obliquo dell’addome (fig. 2)

- Origine: bordo inferiore delle ultime otto costole che si intrecciano con le
  digitazioni del gran dentato.
- Terminazione: metà inferiore della cresta iliaca, arcata crurale, sinfisi
  pubica e linea bianca.
- Azione: flessione del tronco; la parte destra del muscolo determina una
  rotazione verso sinistra ed inversamente per la parte sinistra del muscolo.

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Piccolo obliquo dell’addome (fig. 3)

- Origine: metà esterna dell’arcata crurale, due terzi anteriori della cresta iliaca ed
  aponeurosi dorso-lombare.
- Terminazione: cartilagini costali dell’8^, 9^ e 10^ costola e linea bianca.
- Azione: flessione del tronco; la parte destra del muscolo determina una rotazione
  verso destra ed inversamente per la parte sinistra del muscolo.

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                                                                    Piccolo obliquo dell’addome
                                                           1. Cartilagini costali dell’8^, 9^ e 10^
                                                                     costola e linea bianca.
                                                           2. Metà esterna dell’arcata crurale, due
2                                                   4         terzi anteriori della cresta iliaca ed
                                                              aponeurosi dorso-lombare.
                                                           3. Inserzioni sull’8^, 9^ e 10^
                                                costola.
                                                           4. Legamento inguinale.

Figura 4 - Traverso dell’addome
1. Terzo esterno dell’arcata crurale,
   labbro interno della cresta iliaca,
   faccia interna delle cartilagini delle
   ultime sei costole, aponevrosi
   dorso-lombare.
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2. Spina del pube, cresta pettinea e
   linea bianca che si ricongiunge
   con il suo omologo controlaterale.
3. Legamento inguinale.

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Traverso dell’addome (fig. 4)

- Origine: terzo esterno dell’arcata crurale, labbro interno della cresta iliaca,
  faccia interna delle cartilagini delle ultime sei costole, aponevrosi dorso-lombare
- Terminazione: spina del pube, cresta pettinea e linea bianca che si ricongiungono
  al suo omonimo laterale.
- Azione: espirazione forzata con depressione della parete addominale.

Sintesi

   Questi quattro muscoli compongono la cintura addominale, essa stessa
costituita da tre cinture muscolari sovrapposte:
- una prima cintura, obliqua, composta dal grande e piccolo obliquo
dell'addome (fig. 5);
- una seconda cintura, trasversa, composta dal trasverso dell’addome (fig. 6);
- una terza cintura, retta e verticale, composta dal grande retto dell'addome
(fig. 7).

  Come mostrano le figg. 5, 6 e 7 le fibre dei quattro muscoli addominali
portano in quattro direzioni differenti e ciò richiede differenti tipi di esercizi
per il potenziamento di ciascun muscolo.

POTENZIAMENTO DELLE DIFFERENTI FIBRE MUSCOLARI

Potenziamento delle fibre verticali

  Il grande retto dell’addome comanda il basculamento del bacino indietro
(retroversione) e, con questo movimento, appiattisce la colonna lombare.
  La controversia, a proposito dei migliori esercizi per i muscoli addominali,
non è ancora regolata. L’elevazione degli arti inferiori, gli esercizi di raddriz-
zamento in stazione seduta con gambe distese ed in estensione e le con-
trazioni isometriche rappresentano i differenti esercizi realizzati in questa
regione. L’esercizio di raddrizzamento in stazione seduta con braccia
incrociate in avanti è considerato, da molti, come il più valido ed il meno
pericoloso, poiché elimina in gran parte l’azione dei flessori delle anche ed in
particolare dello psoas-iliaco che, quando è troppo sollecitato, diventa
ipertonico e favorisce l’iperlordosi lombare. Approfondiremo questo problema
in seguito.
  Per il lavoro del grande retto si ipotizzano tutti gli esercizi che mirano ad
avvicinare il bacino alla cassa toracica.

Potenziamento delle fibre oblique

   I grandi obliqui esercitano la loro azione da ciascun lato della parete
addominale. Essi partecipano alla rotazione del tronco quando agiscono
indipendentemente l’uno dall’altro. La loro azione simultanea determina la
flessione del tronco in avanti, contribuendo all’azione del grande retto.

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Quando il gomito sinistro viene a toccare il ginocchio destro, è sollecitato il
grande obliquo. La rotazione destra del tronco mette in gioco il grande
obliquo destro.

     Direzione delle fibre del                   Direzione delle fibre del
         grande obliquo                                 trasverso

                                            Fig. 6 - Muscolo traverso dell’addome

       Direzione delle fibre del
           piccolo obliquo

 Fig. 5 - Muscolo obliquo dell’addome

                                                      Direzione delle fibre del
                                                       grande retto obliquo

                                                 Fig. 7 - Grande retto dell’addome

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La contrazione del piccolo obliquo, che ha un tragitto di direzione opposto
a quella del grande obliquo, determina una contrazione verso sinistra del
tronco, ed inversamente per il piccolo obliquo destro. Quando il gomito
sinistro viene in contatto con il ginocchio destro, il grande obliquo sinistro ed
il piccolo obliquo destro concorrono alla rotazione del tronco e viceversa.
Per favorire il lavoro degli obliqui vengono utilizzati tutti gli esercizi di
rotazione e flessione laterale del tronco (fig. 9).

Potenziamento delle fibre trasversali

  Il trasverso dell’addome è il muscolo principale dell’espirazione forzata e la
sua azione congiunta con le fibre verticali ed oblique contribuisce al mante-
nimento della cintura addominale. Il muscolo è messo in azione portando il
contenuto viscerale verso l'asse rachideo (fig. 10).
  Quindi si potenzia il traverso dell’addome effettuando esercizi respiratori
con espirazione forzata, contrazioni isometriche ed esercizi di flessione del
tronco facendo rientrare il ventre.

PERCHÉ LAVORARE GLI ADDOMINALI

  I muscoli addominali ed i muscoli estensori dell’anca permettono il man-
tenimento corretto della colonna vertebrale e del bacino, in modo tale che la
trasmissione di forza proveniente dagli arti inferiori si può effettuare verso il
tronco in modo efficace. Se si manca di tonicità a questo livello, la rigidità
della colonna sarà meno efficace ed una buona parte dell’energia trasmessa
dagli arti inferiori sarà sprecata dalla deformazione della curvatura vertebra-
le e dai movimenti inutili del bacino (figg. 11 e 12).

Fig. 8 - Esercizio che mira ad              Fig. 9 - Esercizio di flessione laterale del tronco
Avvicinare il bacino alla cassa
toracica

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PROBLEMATICA DELLO PSOAS-ILIACO

   Lo psoas-iliaco è un muscolo profondo che si inserisce sulle vertebre
lombari e raggiunge l’osso iliaco per terminare sulla parte superiore del
femore (fig. 13). Nella sua funzione principale, lo psoas-iliaco è un muscolo
fles-sore dell'anca, ma se le cosce sono fissate esegue una trazione sulla
colonna vertebrale ed una flessione del bacino sulla coscia.
   Molti sportivi credono di lavorare gli addominali con esercizi di battuta
delle gambe e di pedalate (fig. 14), ma facendo la seguente semplice espe-
rienza: in posizione sdraiata, sollevare gli arti inferiori ed attendere, si finisce
per sentire dolore a livello lombare e si osserva un inarcamento della colonna
a questo livello (fig. 15).
   Lo psoas-iliaco è un muscolo che va dalla colonna vertebrale al femore ed
ha tendenza a “tirare” sulla colonna e provocare l’incurvatura del dorso (fig.
16).
   Tutti gli esercizi in cui entrano in azione le gambe non sono interessanti,
poiché gli addominali sono troppo deboli e si affaticano rapidamente, si
rilassano ed il bacino bascula e ciò provoca un’accentuazione della lordosi
lombare. Ciò presenta dei rischi importanti per i bambini, le donne e le
persone sedentarie che soffrono già di iperlordosi.
   Inoltre, per il lavoro degli addominali, si ipotizzano esercizi che permettono
il loro accorciamento ed un lavoro più in isometria per gli esercizi con
movimento delle gambe. Quando si ripete troppo spesso questo genere di
esercizi che sollecitano enormemente lo psoasiliaco, quest’ultimo si accorcia
e diventa ipertonico provocando un’iperlordosi permanente.
    Per quanto riguarda gli esercizi che prevedono la flessione del tronco sulle
cosce, essi pongono lo stesso problema, soprattutto quando le gambe sono
distese (fig. 17). Infatti se gli arti inferiori sono fissati, lo psoas-iliaco diventa
flessore del tronco e, siccome il grande retto è spesso troppo debole, è lo
psoas-iliaco che esegue la flessione del tronco sul bacino e ciò è accom-
pagnato da un’iperlordosi. Il grande retto interviene molto più tardi nella
flessione.

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Fig. 10                        Fig. 11                               Fig. 12
Azione del grande              Distribuzione della forza nel corpo   Distribuzione della forza nel
traverso a livello viscerale   quando il bacino è controllato        corpo quando il bacino
                                                                     non è controllato

IMPLICAZIONI PRATICHE

     Gli esercizi utili per il lavoro addominale sono quelli:
-   in cui gli addominali iniziano il movimento;
-   che effettuano l’essenziale del lavoro in rapporto allo psoas-iliaco;
-   in cui i piedi non sono fissati durante l’esercizio;
-   in cui gli addominali si accorciano al massimo;
-   in cui il controllo lombare è facile.

   Se si flette il bacino sul tronco, conviene tenere le ginocchia piegate. Se
l’esercizio si effettua al suolo, bisogna controllare che la colonna vertebrale
aderisca al suolo, mettendo le mani a livello delle anche, gomiti al suolo e
chiusi per esempio (fig. 18).
   Se si flette il tronco sul bacino l’esecutore deve:
- mettere le ginocchia piegate con i talloni il più vicino possibile ai glutei (fig.
19);
- sopraelevare i piedi (fig. 20);
- controllare la discesa: abbastanza lenta, eventualmente srotolando il dorso

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e soprattutto non terminare lasciandosi cadere sul dorso.

  Se si lavora con individui poco muscolati l’operatore deve:
- dosare bene la difficoltà, poiché più l’esercizio è difficile, più lo psoas e gli
altri flessori dell’anca rischiano d'intervenire;
- pensare all’importanza delle braccia (fig. 21);
- proporre una parte dell’esercizio con il dorso arrotondato (fig.22).

                                   Iperlordosi

                                                                                     Trazione

Fig. 13 - Psoas-iliaco                        Fig. 16 - Trazione dello psoas-iliaco sulla
                                                         Colonna vertebrale

NOZIONI SU ANTEVERSIONE E RETROVERSIONE DEL BACINO

  Il bacino è composto di tre ossa incastrate che formano un catino (fig. 23).
La colonna lombare è posta sulla parte posteriore del bacino su una strut-
tura ossea chiamata sacro, osso piatto ed obliquo, incastrato dietro al bacino
e che presenta una faccia superiore molto inclinata.
  Normalmente accostata, la faccia superiore del sacro fa un angolo di 30°
con l’orizzontale: quest’angolo corrisponde alla posizione normale del bacino.

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CORRETTAMENTE Potenziare gli addominali
Se quest’angolazione è mantenuta a riposo o durante uno sforzo, si dice che
il bacino è '”ben piazzato” (fig. 24). Il rispetto della curvatura lombare
naturale è il criterio che permette di affermare che il bacino è “ben piazzato”.
Tuttavia il bacino può basculare e la faccia superiore del sacro si orienta
secondo questa bascula. Quando il bacino bascula verso l’avanti, così come
la faccia superiore del sacro, si è in anteversone (fig. 25) e quando la bascula
si fa verso l’indietro si è in retroversione (fig. 26). L’equilibrio del nostro
bacino sui due femori è fragile, bascula facilmente e principalmente in avanti
a causa del peso del tronco che si esercita in avanti, e ciò favorisce
l’iperlordosi e tutti i problemi che determina. Questo equilibrio è ancora più
fragile durante la pratica sportiva.

Fig. 14 - Esercizi di pedalata             Fig. 15 - Scollamento lombare durante esercizi
e di battuta delle gambe                   in stazione sdraiata

   Durante un gesto sportivo il piazzamento del bacino ha tendenza a modi-
ficarsi in anteroversione: cattivo impulso, fine di corsa difficile, fine di una
oscillazione alla sbarra fissa, ecc., oppure in retroversione, il cui esempio
tipico è lo squat (fig. 27).
   Lo squat, con piegamento completo delle ginocchia, determina un
basculamento del bacino verso l’indietro. Questo porta ad un’inversione della
curvatura lombare. La regione lombare è arrotondata verso l’indietro. La
soluzione consiste nel lavorare in semi-squat e di spingere i gomiti in avanti
e ciò permette di tenere il dorso piatto (fig. 28).

                                      10
Le cause principali di queste bascule del bacino sono: la mancanza di
sensazioni a livello del piazzamento, dimenticare il piazzamento del bacino, i
muscoli fissatori del bacino insufficienti o affaticati e la mancanza di tecnica.
Le soluzioni sono semplici: sapere prendere coscienza della situazione del
proprio bacino con un lavoro di piazzamento, rinforzare i muscoli fissatori
del bacino e soprattutto gli addominali e, infine, migliorare la tecnica di
esecuzione.
  Si può concludere dicendo che, in tutti i gesti sportivi, bisogna evitare le
curvature esagerate e le curvature inverse. In definitiva bisogna rispettare le
curvature fisiologiche della colonna vertebrale e soprattutto a livello lombare.

ESERCIZI ADDOMINALI

  Presentiamo un elenco di esercizi che permettono di lavorare la musco-
latura addominale, limitando al massimo il ruolo dei flessori delle anche, e
che non necessitano di alcun materiale.

                            Fig. 17 - Esercizi a gambe distese

Esercizi di piazzamento e tenuta

  Gli addominali devono preferibilmente lavorare in accorciamento, ma è
talvolta utile un lavoro isometrico per la statica e la tenuta del bacino.

Esercizio 1 : tenuta
Il soggetto si mette in appoggio frontale, in appoggio sulle ginocchia ed i
gomiti piegati a 90°. Le spalle, le anche e le ginocchia devono essere situate
su uno stesso asse ed il bacino deve essere bloccato (fig. 29). Il livello supe-
riore di questo esercizio si svolge con le gambe distese (fig. 30).

                                           11
Fig. 18 – Protezione lombare con appiattimento del dorso

                 Fig. 20 - Esercizi addominali con sopraelevamento delle gambe

Esercizio 2 : tenuta laterale

Il soggetto si mette sdraiato lateralmente, in appoggio su un gomito e sui
piedi ed il corpo è perfettamente disteso. Le spalle, il bacino, le ginocchia e
le caviglie devono essere su uno stesso asse. Anche il bacino deve essere
tenuto solido (fig. 31). Una possibile variante di quest’esercizio si può fare
distendendo le braccia e prendendo appoggio su una mano, controllando di
lasciare bene la spalla al di sopra del punto d’appoggio al suolo (fig. 32).
Questi due esercizi sollecitano principalmente il grande ed il piccolo obliquo
dell’addome.

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Esercizi dinamici

Esercizio 1 – “crunch” (fig. 33)

Partenza. Le consegne sono le seguenti:
- sdraiati sul dorso;
- mani alla nuca, gomiti divaricati;
- talloni il più vicino possibile ai glutei.

Sicurezza. Conviene controllare di:
- non bloccare la respirazione;
- lasciare gli addominali sempre in contrazione.

Movimento.
L’esecutore stacca la parte alta del dorso arrotondandola ed appoggia solo la parte
inferiore delle scapole al ritorno.

Muscoli sollecitati.
Principalmente si tratta del grande retto dell’addome

Allo scopo di sollecitare il lavoro dei grandi e piccoli obliqui, l’esercizio si può
effettuare con una rotazione dell’asse delle spalle (variante 1, fig. 34) o con
una flessione laterale del tronco (variante 2, fig. 35). Lo stesso lavoro di
flessione del tronco sul bacino, di rotazione e d’inclinazione si può effettuare
con i piedi sollevati dal suolo, ossia con le ginocchia sul petto (variante 3, fig.
36) o con le gambe distese a 90° (variante 4, fig. 39).

Esercizio 2 (fig. 38)

Partenza. L’esecutore si mette:
- seduto, dorso diritto;
- talloni vicino ai glutei.

Sono considerati tre livelli di posizione delle braccia:
- braccia distese avanti;
- braccia flesse sul petto;
- braccia distese al di sopra delle testa.

Movimento. Si descrive nel seguente modo:
- rotolamento della colonna vertebrale per andare a depositare il dorso piatto al
suolo;
- le braccia tengono la loro posizione di partenza durante tutto il movimento di
andata e ritorno;
- tutto l’esercizio deve essere eseguito senza staccare i talloni dal suolo.

Sicurezza. Per evitare ogni sovraccarico bisogna:
- arrotondare il dorso, tanto nel movimento di andata che in quello di ritorno;
- controllare che siano gli addominali ad eseguire l’insieme del movimento.

Muscoli sollecitati.
Il retto dell’addome è, di nuovo, il principale muscolo sollecitato.

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Quest’esercizio permette un lavoro combinato, concentrico ed eccentrico, de-
gli addominali.

Fig. 21 - Importanza della posizione        Fig. 22 - Partenza con il dorso arrotondato
delle braccia negli addominali              per gli addominali con raddrizzamento del tronco

                                               Fig. 23 - Schema del bacino

                                               1. Cresta iliaca.
                                               2. Faccia interna dell’ilio.
                                               3. Bordo anteriore.
                                               4. Tuberosità.
                                               5. Cavità cotiloidea.
                                               6. Articolazione delle due ossa iliache.
                                               7. Sacro
                                               8. Pube.

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Fig. 24 - Posizione normale del bacino:
“bacino bloccato”
1. Colonna vertebrale.
2. Sacro.
3. Bacino.

Esercizio 3 (fig. 39)

Partenza. In questo esercizio l’esecutore si mette:
- sdraiato sul dorso;
- braccia lungo il corpo.

Possono essere considerati due livelli:
- livello 1: ginocchia contro il petto;
- livello 2: gambe distese e flesse a 90° sul tronco.

Fig. 25 - Bacino in anteroversione               Fig. 26 - Bacino in retroversione

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Movimento.
Per questi esercizi si tratta di una “flessione” del bacino sul tronco. Il soggetto deve
provare a staccare il bacino dal suolo per “fletterlo” sul tronco.
Per il livello 1 il soggetto tira le ginocchia sul petto. Per il livello 2 fa salire alla
verticale le gambe per staccare il bacino.

      Fig. 27 - Squat mal realizzato                              Fig. 28 - Squat ben realizzato

                                       Fig. 29 - Tenuta livello

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Sicurezza.
L’esecutore deve saper ben distinguere la “flessione” del bacino sul tronco e la
flessione delle gambe sul tronco, allo scopo di lavorare gli addominali e non i
flessori delle anche.

Muscolo sollecitato
È di nuovo il grande retto dell’addome.

Esercizio 4 (fig. 40)

Quest’esercizio costituisce una combinazione degli esercizi 1 e 3, cioè si
effettua simultaneamente una flessione del tronco sul bacino e del bacino
sul tronco. L’esercizio si può anche realizzare con inclinazione o rotazione
dell’asse delle spalle con tutte le varianti che ciò include. Le consegne di
sicurezza sono identiche a quelle degli esercizi precedenti.

Esercizio 5 (fig. 41)

Partenza. La posizione iniziale rispetta i seguenti criteri:
- sdraiato sul dorso;
- braccia a 45° poste sul suolo.

Sono possibili quattro livelli di difficoltà in funzione della posizione delle
gambe:
- livello 1 : ginocchia flesse contro il petto;
- livello 2 : ginocchia ed anche flesse a 90°;
- livello 3 : una gamba distesa e flessa a 90° sul tronco e l’altra messa lateralmente
al suolo;
- livello 4 : le due gambe distese e flesse a 90° sul tronco.

Movimento.
L’esecutore inclina il bacino da sinistra a destra senza variare l’angolazione delle
gambe.

                                   Fig. 30 - Tenuta livello 2

                                              17
Sicurezza. Bisogna rispettare i seguenti criteri:
- colonna lombare aderente al suolo;
- sostegno laterale con le braccia;
- la discesa e la salita viene fatta lentamente con un buon controllo.

Muscoli sollecitati.
Lavorano principalmente i grandi e i piccoli obliqui dell’addome.

                              Fig. 31- Tenuta della posizione laterale

Esercizio 6 (fig. 42)

Partenza. Le consegne sono:
-   sdraiato lateralmente;
-   asse delle anche perpendicolare al suolo;
-   un braccio è disteso e in appoggio al suolo davanti alla spalla;
-   l’altro è allungato sull’asse del corpo.

Movimento. Si distinguono tre livelli di esecuzione:
- livello 1 : flessione laterale delle anche e delle anche sul tronco;
- livello 2 : flessione laterale del tronco sulle anche iniziando il movimento con le
braccia al suolo;
- livello 3 : combinazione dei primi due livelli.

Sicurezza.
Non bisogna confondere la flessione laterale del tronco sulle anche e delle anche sul
tronco con una flessione delle gambe sul tronco. In effetti, il lavoro avviene unica-
mente sul piano frontale.

Muscoli sollecitati.
Sono direttamente implicati i grandi ed i piccoli obliqui dell’addome.

                                                18
Come variante dell’esercizio 6 si può proporre il lavoro con le cosce flesse a
90° sul tronco e la testa in appoggio sulla mano del braccio al suolo. L’azione
è identica e si tratta sempre di una flessione laterale del tronco o delle anche
(fig. 43).

                            Fig. 32 - Tenuta laterale: variante

                             Fig. 33 - Esercizio 1, “crunch”

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Fig. 34 - Prima variante dell’esercizio 1:              Fig. 35 - Seconda variante dell’esercizio 1:
“crunch” con rotazione del tronco                       “crunch” con inclinazione del tronco

Fig. 36 - Terza variante dell’esercizio 1:              Fig. 37 - Quarta variante dell’esercizio 1:
“crunch”, possibilità di flessione con rotazione        “crunch”, possibilità di flessione con
ed inclinazione del tronco                              rotazione o inclinazione del tronco
1. Elevazione del tronco                                1. Elevazione del tronco
2. Elevazione con rotazione                             2. Elevazione con rotazione
3. Elevazione con inclinazione                          3. Elevazione con inclinazione
4. Piedi sopraelevati

                                                   20
Fig. 38 - Esercizio 2 e le sue tre varianti                       Fig. 39 - Esercizio 3 ed i suoi tre livelli

                                         Fig. 40 - Esercizio 4 ed i suoi livelli

                                                          21
Fig. 41 - Esercizio 5 ed i suoi quattro livelli          Fig. 42 - Esercizio 6 ed i suoi tre livelli

                       Fig. 43 - Variante dell’esercizio 6 ed i suoi tre livelli

                                                  22
CONCLUSIONE

   L’elenco degli esercizi presentati non è esauriente e la libera scelta è lascia-
ta alla creatività. È necessario rispettare le regole di sicurezza per ciascun
esercizio e provare ad adattarli al livello delle nuove eventuali varianti. Lo
scopo di questi esercizi è stato di ricercare l’azione principale dei muscoli
addominali confrontati a quella dello psoas-iliaco e agli altri flessori delle
anche. Questa ricerca di azioni realizzate a livello addominale deve essere
l’obiettivo principale per la messa a punto di nuovi esercizi.

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