CAMPIONI ROCCIOSI DALLA CIMA DELL'EVEREST E DEL K2

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CAMPIONI ROCCIOSI DALLA CIMA DELL'EVEREST E DEL K2
SLM Sul Livello del Mare n.20, 2005 INM

                 CAMPIONI ROCCIOSI DALLA CIMA DELL'EVEREST E DEL K2
   Recuperati dagli alpinisti in occasione delle due spedizioni scientifico-alpinistiche organizzate
       per " K2 2004 - 50 anni dopo ", i campioni rocciosi sono stati analizzati in laboratorio

                                                           di Roberto Mandler °

° geologo, titolare della ditta SOGEST Geofisica - Trieste

  info
  LE RICERCHE E I RICERCATORI
  Roberto Mandler ha partecipato nel 2004 ad entrambe le spedizioni scientifico-alpinistiche
  organizzate all’Everest e al K2 nell’ambito di "K2 2004 - 50 anni dopo". Ha fatto parte del
  gruppo di ricercatori, diretto da Giorgio Poretti dell’Università di Trieste, Dipartimento di
  Matematica ed Informatica, CER Centro di Eccellenza per la Telegeomatica, incaricati di
  eseguire nuove misurazioni di quota delle due montagne, secondo un progetto di ricerca
  finanziato e coordinato da IMONT. In quest’ambito, ha curato assieme a Marco Manzoni
  (geologo) la messa a punto di un prototipo di georadar/GPS realizzato dalla IDS di Pisa, per
  rilevare lo spessore della neve in cima ed individuare e misurare le quote delle cime rocciose
  sepolte, per ottenere dei valori non influenzati dalle periodiche precipitazioni nevose.

                                                                            Everest, versante Nord tibetano, dal Campo Base

  24 maggio 2004 Tibet cinese, versante Nord dell’Everest: gli alpinisti Alex Busca, Karl Unterkircher, Claudio
  Bastrentaz e Mario Merelli, assieme al capo-sherpa nepalese Jangbu Serap Sherpa, a Lhapka Tshering Sherpa e
  all’alpinista tibetano Lhapka di Lhasa, raggiungono verso le 9.30 (ora nepalese) la cima dell’Everest, attivano il
  GPS Leica 1200 "fisso" e riescono ad eseguire 8 brevi profili con il georadar/GPS "mobile" che consentiranno
  dopo le elaborazioni di rilevare le quote di massima elevazione sia della cresta nevosa (8852.12m) che di quella
  rocciosa (8848.82m) sepolta quindi da oltre 3m di neve. Al campo base, Giorgio Poretti ed io restiamo per oltre
  due ore in contatto radio con loro, per seguire tutte le fasi della misura. Naturalmente siamo entusiasti per il
  successo della missione ma preoccupati per il protrarsi delle misure (tre alpinisti sono saliti in cima senza
  ossigeno!). Alle ore 12 finalmente viene issata l’asta con la mira ottica per la misura di elevazione con sistemi
  ottici tradizionali dalla base della montagna. A quel punto, avrei voluto chiedere agli alpinisti di recuperare un
  campione di roccia, da raccogliere tra i detriti nei pressi della cima, ma non mi è sembrato opportuno, viste le loro
  condizioni di stanchezza e considerata la lunga discesa che dovevano affrontare. Due giorni dopo, i nostri

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SLM Sul Livello del Mare n.20, 2005 INM

rientrano felici ed esausti al campo base e inaspettatamente un piccolo "sasso" della cima mi viene gentilmente
donato, quasi mi avesse letto nel pensiero, da Jangbu Serap Sherpa, con il quale da quel momento mi sono
tenuto frequentemente in contatto, una volta rientrato in Italia.

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                                                           K , versante Sud pakistano e cresta Est dello sperone "Abruzzi"

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26 luglio 2004 Pakistan, versante Sud del K , sperone "Abruzzi": gli alpinisti Karl Unterkircher (di nuovo!),
Silvio Mondinelli, Walter Nones, Michele Compagnoni e Ugo Giacomelli, assieme agli amici spagnoli Juan
                                                                                                                     2
Oiarzabal, Edurne Pasabán, Juan Vallejo e Mikel Zabalsa, raggiungono verso le 16.30 (ora locale) la cima del K .
Stavolta le notevoli difficoltà della salita hanno fatto però decidere al capospedizione Agostino Da Polenza di
lasciare il nostro georadar al campo base, mentre chi ha avuto in affido il GPS è stato già costretto ad
abbandonare la montagna e a scendere. Nonostante il successo alpinistico, resta però una forte delusione per la
mancata realizzazione delle misure in cima, mitigata soltanto dalla realizzazione del nuovo collegamento
altimetrico GPS tra il campo base (Gilkey-Puchoz Memorial) e il caposaldo altimetrico di Skardu. Solo al rientro in
Italia, provo a contattare telefonicamente chi è arrivato in vetta e stavolta è molto gentile Walter Nones ad inviarmi
due campioncini di roccia da lui raccolti quel giorno nei pressi della cima.

Entrambi i campioni di roccia, oltre a costituire un caro ricordo della partecipazione a due grandi spedizioni,
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rivestivano anche un certo interesse geologico per l’eccezionalità dei due luoghi di ritrovamento. Al K , dove è
improbabile che qualcuno abbia mai recuperato da così vicino alla cima dei campioni di roccia da analizzare, ma
anche all’Everest, dove una certa curiosità mi spingeva a verificare la presenza di ipotetici anche se alquanto
improbabili (a causa del metamorfismo) resti fossili marini alla incredibile quota di 8850m… Ne ho così parlato
con il geologo Franco Cucchi del Dipartimento di Scienze della Terra di Trieste, ed abbiamo così coinvolto
Giovanna Burelli e Francesco Princivalle per realizzare le piccole sezioni sottili dei campioni e leggerle.

E’ così che è nata l’idea di quest’articolo, dove è riportata in sintesi la descrizione delle sezioni sottili, che sono
comunque a disposizione per eventuali studi più approfonditi. In conclusione, l’attribuzione dei campioni
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recuperati sia all’Everest che al K risulta sostanzialmente compatibile con la geologia conosciuta per entrambe le
montagne. Le evidenti concentrazioni carboniose, che si possono osservare nel campione recuperato
sull’Everest, forse non riferibili con certezza a qualche ipotetico fossile conservato fino a noi nei sedimenti del
mare paleozoico, restano tuttora oggetto di studio.

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SLM Sul Livello del Mare n.20, 2005 INM

                               CAMPIONE ROCCIOSO DELLA CIMA DEL MONTE EVEREST

               Everest: gli alpinisti Claudio Bastrentaz e Jangbu Serap Sherpa presso le rocce e detriti affioranti sotto la cima
                       (punto di stazione GPS Leica 1200 "fisso" e di recupero del campione) (foto Karl Unterkircher)

       Everest, sommità parete Nord con la evidente successione           Il campione di roccia prelevato in cima da Serap Jangbu Sherpa
         geologica: "Serie dell'Everest", "Yellow band" e "calcari                           (dimensioni 36x27x20mm)
                      della cima" (foto Gino De Min)

                                             Immagini ingrandite della sezione sottile "Everest1"

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Campione raccolto: in vetta all’Everest il 24.05.2004 da Serap Jangbu Sherpa (Nepal).

Punto di prelievo: cima dell’Everest, rocce affioranti e detriti a 8840m sul versante Sud della cima, a 20m di
distanza dalla sommità.

Bibliografia geologica di riferimento: "Geological Map 1:100.000 of the Mount Everest Region Nepal-South
Tibet Himalaya" by M.P. Searle - Oxford University, England, 2003: "Ordovician limestone, calcareous shale,
siltstone" in contatto tettonico ("Quomolangma detachment") con la sottostante "Yellow band: limestone, marble,
calc-silicate (calcite + quartz + muscovite + biotite)".

Descrizione sezione sottile dell’Everest: "Metasedimento marnoso (o argilloscisto carbonatico), a grana
estremamente fine e con tessitura scistosa laminata. L’originaria laminazione sedimentaria è piegata e interrotta
da superfici trasversali di taglio per fitta deformazione compressiva. Oltre alle pieghe e bande o chiazze
submillimetriche con locale concentrazione di materiale carbonioso, si notano fratture sanate da minuti aggregati
di sola calcite, e occasionalmente anche micro-noduli a prevalente calcite xenoblastica. Interessante è la
presenza (solo occasionale) di condrodite o di un minerale del gruppo della humite (identificazione non sicura,
basata solo su indici di rifrazione, abito e pleocroismo)". [F. Princivalle / A. Alberti - Dipartimento di Scienze della
Terra - Università di Trieste]

Nota sul campione roccioso raccolto sull’Everest: le rocce affioranti in cima all’Everest sono in effetti
campionabili molto più facilmente e a quote sensibilmente inferiori, sui rilievi sommitali che delimitano tutta la
Valle di Rongbuk. Si tratta di rocce in origine sedimentarie marine che hanno subito fenomeni di metamorfismo
tali da rendere irriconoscibili eventuali resti fossili organici, comunque probabilmente testimoniati nella sezione
sottile esaminata dalla presenza di concentrazioni di materiale carbonioso, tuttavia al momento indecifrabili.

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                                       CAMPIONE ROCCIOSO SOTTO LA CIMA DEL K

       A sinistra, l'alpinista spagnola Edurne Pasabàn impegnata             A destra, affioramenti rocciosi "K2g" al "collo di bottiglia"
      sui pendii sommitali sotto la cima del K2, comunque a monte                             sotto il grande seracco
              dello sbocco del canale di affioramento "GPs"

      I campioni di roccia recuperati da Walter Nones sotto la cima     Particolare della "Geological Map of K2", di A.Desio e B.Zanettin,
               (dimensioni 30x15x10mm e 20x15x10mm)                     1970, con evidente l'affioramento della sequenza calcarea "GPs"
                                                                         (in viola) sotto la cima del K2 (da osserv. con binocolo del 1954).

                                          Immagini ingrandite delle sezioni sottili "K2-1" e "K2-2".

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Campione raccolto: sotto la vetta al K il 26 luglio 2004 dall’alpinista Walter Nones.
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Punto di prelievo: sperone "Abruzzi", pendii sommitali del K , quota approx. 8400m, rocce affioranti allo sbocco
superiore del canale aperto sul versante Sud.

Bibliografia geologica di riferimento: 1) "Geological map 1:25.000 of K2", by A. Desio and B. Zanettin - 1970:
"GPs: G. P. (Gilkey-Puchoz Memorial) Calcareous sequence and marble". 2) "Geological map 1:100.000 of the
Baltoro Basin (Karakorum, Central Asia)", by A. Desio and B. Zanettin, 1967: "Mc: Mitre and G.P. Calcareous
Sequences: alternation of limestones, quartzite, black slates, chlorite-schist and amphibolite or amphibole-chlorite
gneiss of Mitre and Gilkey-Puchoz memorial spur. The Mitre sequence also contains andalusite and sillimanite
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hornfelses". Corpo roccioso del K : "K2g = K2 Gneiss: biotite-paragneiss with feldspar porphyroblasts, biotite
augen gneiss, granite gneiss. Marble and dark fine-grained paragneiss occur in lenses and bands".
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Descrizione sezioni sottili del K : "Calcescisti ad actinolite, a grana fine e tessitura orientata nematoblastica,
determinata dall’abbondanza di actinolite iso-orientata con abito prismatico allungato in un feltro di calcite (pure
allungata secondo la scistosità) e minutissimi granuli di quarzo associato a microgranulazioni carboniose. Sono
frequenti minerali metallici (pirite), ossidati leggermente solo in alcune chiazze. Si notano pure minute plaghe
irregolari e lenticelle di sola calcite ad abito xenoblastico, e chiazze con locale concentrazione di materiale torbido
carbonioso. Alcune ghiandole irregolari mostrano axinite, minerale tipico di sedimenti calcarei metamorfosati e
talvolta presente in rocce interessate da processi metasomatici in relativa prossimità di intrusioni granitiche". [F.
Princivalle / A. Alberti - Dipartimento di Scienze della Terra - Università di Trieste]
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Nota sui campioni rocciosi raccolti al K : i campioni sono stati raccolti in corrispondenza della sequenza
"calcarea" che affiora sul versante Sud della montagna, dal Gilkey-Puchoz Memorial fino a spingersi in alto poco
sotto la cima, interessando qui l’evidente canale esposto a Sud. Mentre alla base della montagna la serie è stata
campionata in dettaglio nel 1954 dal geologo Prof. Bruno Zanettin, il riconoscimento e la perimetrazione
dell’affioramento in quota furono effettuati al quel tempo tramite osservazioni con il binocolo. Questo campione
riveste pertanto particolare interesse proprio per la difficoltà del recupero da quella quota.

[R.M.]

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