Il Monte Amiata Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018 - CAI Siena

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Il Monte Amiata Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018 - CAI Siena
Trimestrale della Sezione del Club Alpino Italiano "Umberto Vivi" di Siena - www.caisiena.it - info@caisiena.it

                                                                                                                  Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018
                                                                                                                                        Il Monte Amiata
Il Monte Amiata Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018 - CAI Siena
SOMMARIO

3     I ruderi del Cerretaccio: tra storia e leggenda
       Antonella Gozzoli

6     Obiettivo meno rifiuti
       Manola Terzani

8      Meteo e montagna: i temporali estivi
       Francesco Parigi
       Claudio Lucietto

10 Zaino in spalla nel modo giusto
       Gabriele Clementi

11 Quattro mete per tutti nella Catena delle Bocche
       Claudio Lucietto

14 GLI APPENNINI CHE MI MANCANO
       Carlo Cristel

                       In copertina: i ruderi del Cerretaccio emergono                        Strada di campagna dopo il passaggio
                       dal bosco                                                                                   di un temporale

DALLA REDAZIONE

Foto e illustrazioni: Marco Sabbatini, Gabriele Clementi, Lisa Nonken, Stefano Viti, Carlo Cristel, Pixabay
Il Monte Amiata Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018 - CAI Siena
I ruderi del Cerretaccio
    tra storia e leggenda
    Antonella Gozzoli

Il paesaggio del Chianti, con i suoi castelli,     derli dall’esterno. La bellissima torre del         I ruderi del Cerre-
i suoi boschi, i secolari conflitti tra Senesi e   cassero, adagiata su un fianco completa            taccio sono nascosti
Fiorentini, ha generato nel tempo una serie        delle sue fondamenta dopo che fu abbattu‐         da un fitto bosco che
di leggende di fantasmi che fanno di que‐          ta dai Senesi nel XVI secolo, costituisce si‐       non ne permette la
sta affascinante terra una sorta di Scozia         curamente uno degli scorci più stupefacenti        visione dall'esterno.
mediterranea amatissima dai viaggiatori            che la visita al sito può regalare. Al di fuori       Sotto, i resti della
stranieri.                                         della cinta muraria, probabilmente rifatta            torre del cassero,
Esattamente di fronte al Castello di Brolio,       nel corso dei secoli, è presente una piccola            per lunghi tratti
dove si manifesta il più noto dei fantasmi         chiesa di forma rettangolare.                           ancora integra.
chiantigiani ovvero quello di Bettino Rica‐        Ad accrescere il fascino del luogo è situata,
soli, si ergeva il Castello di Cerreto             a poca distanza dal castello, anche una
Ciampoli, piccolo avamposto senese desti‐          piccola capanna di pietre e legno, sulle
nato a non sopravvivere all’avanzamento            sponde di un piccolo lago dove viveva da
del dominio guelfo. Non lontano da Pia‐            molte generazioni una famiglia di Tempe‐
nella e Pievasciata, i ruderi del “Cerre‐          starii “alleati” dell’esercito Senese. Nella
taccio” si configurano come luogo di
evidente suggestione spiritica che ben si
colloca tra le leggende e i racconti che po‐
polano il territorio del Chianti.
Il castello, la cui esistenza è già docu‐
mentata nel 1097, fu venduto nel 1142
alla consorteria locale dei Cerretani, da cui
prese il nome. Nel 1232 venne espugnato
dai Fiorentini che intimarono ai Senesi,
mediante accordo scritto, la demolizione
del luogo che di fatto non si realizzò.
Successivamente i Senesi riuscirono ad
impossessarsi di nuovo del castello che di‐
venuto con il tempo rifugio prescelto da
saccheggiatori e fuoriusciti, venne distrutto
per questo motivo da Siena stessa nella pri‐
ma metà del XVI secolo.
I ruderi del castello sono ancora ben visibi‐
li, sebbene siano in parte nascosti da una
folta vegetazione che non consente di ve‐

                                                                                                                   3
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Per approfondire   :      cultura medievale i Tempestarii erano una
Fiamminghi S., Il         sorta di stregoni ritenuti capaci di controlla‐
paesaggio del rude-       re alcuni aspetti della natura e di tutto
re, in Bartolini G.,      quello che creava il cielo. A livello popola‐
Tronti C., Valenti M.     re si credeva che questa specie di stregoni
et alii, Sistema dei      avesse il potere di controllare temporali,
castelli e delle forti-   vento, fulmini e tuoni: potevano utilizzare i
ficazioni in terra di     loro poteri contro i nemici, ad esempio
Siena. Dalla ricerca      concentrando la grandine in un unico
alla valorizzazione,      punto per uccidere gli avversari, cosa che
Firenze, All’insegna      accadde esattamente durante la battaglia
del Giglio, 2005, pp.     del 1232 tra Guelfi e Ghibellini per la
104-111.                  contesa del castello.
                          In questo clima di mistero e stregoneria,
                          dove si favoleggia di tesori custoditi in
                          stanze sotterranee, di cunicoli imprecisati
                          che si collegherebbero ‐ guarda caso ‐
                          proprio al bastione di Brolio, è più che
                          naturale che siano diffuse tra gli abitanti
                          numerose testimonianze e leggende legate
                          ai fantasmi del Cerretaccio che la tradizio‐
                          ne vuole appartenessero ai soldati uccisi
                          durante il sanguinoso assedio dei Fiorenti‐
                          ni. Non si tratterebbe di illustri figure come
                          nel caso del Barone Ricasoli, ma di spiriti
                          rigorosamente anonimi capaci soltanto di
                          creare un certo scompiglio in questi luoghi
                          pacifici ed isolati, spiriti del bosco come se
                          ne trovano nella più tipica tradizione lette‐     aveva provocato nel primo un attacco di
                          raria inglese.                                    itterizia ed una brutta polmonite nel se‐
                          Pare inoltre che i famigerati tesori nascosti     condo che, completamente sudato per la
                          sotto il Cerretaccio siano ben difesi             fatica dello scavo, si era poi raffreddato
                          dall’apparire improvviso di entità che si         bruscamente correndo a precipizio verso
                          materializzano a chiunque ne tenti il ritro‐      casa…
                          vamento: si narra che l’apparizione di uno        Don Virgilio Peruzzi, parroco della vicina
                          spettro gigantesco a due giovani contadini        Pievasciata, grande appassionato di
                          che una notte avevano tentato l’impresa           scienze medianiche, seppe dar vita in que‐

Sopra, la facciata
della piccola chiesa,
posta accanto alla
cinta muraria.
Di fianco, spezzoni
di mura crollate, con
sullo sfondo parte
del circuito murario,
che per lunghi tratti
è ancora conservato.

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Il Monte Amiata - 3 - 2018
Territorio

sta zona ad un vero e proprio museo              sione satanica, aveva afferrato una penna
contenente monete etrusche, fiori pietrifi‐      dal tavolo tracciando l’autografo infernale
cati, sarcofagi sanniti, narghilè orientali ma   pur non avendo avuto mai alcuna istruzio‐
soprattutto volumi di parapsicologia, alchi‐     ne… Che sia vero o no, saranno i nostri
mia e rabdomanzia nonché un medaglione           Soci durante l’escursione in programma il
contenente la firma autografa nientemeno         prossimo autunno che ci diranno quale sia
che di Satana… L’origine di questa “reli‐        il fascino e il mistero che aleggia in questi     Attorno al bosco del
quia” risalirebbe a quando una giovanissi‐       luoghi.                                           Cerretaccio le colline
ma parrocchiana completamente                    Che dire, è auspicabile che la passeggiata        ospitano molti ettari
analfabeta, in preda ad una grave posses‐        si concluda prima del crepuscolo…                   di vigne, destinate
                                                                                                    alla produzione del
                                                                                                                Chianti.

                                                                                                               5
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                        Manola Terzani    Obiettivo meno rifiuti
                        Oggi si parla molto di ambiente e di come
Sotto, una spiaggia
                        tutelarlo ed è compito di tutti fare la
invasa dai rifiuti di
                        raccolta differenziata, ma possiamo fare
plastica gettati in
                        qualcosa di ancora più efficace e radicale:
mare. Si calcola che
                        evitare di produrre rifiuti, perché riciclare
ormai non ci siano
                        non è sempre facile. L'unico materiale che
più zone di mare e
                        può essere più a lungo riciclato è il vetro,
di eceano prive di
                        mentre la plastica e la carta sono riciclabili
plastica.
                        ma non all'infinito, così come i
                        poliaccoppiati, utilizzati per realizzare il Te‐
Per approfondire:
                        trapak, che sono anche difficili da separare
https://it.wikipe-
                        e che spesso finiscono negli inceneritori.
dia.org/wiki/Pacifi-
                        Il discorso si complica se parliamo di mobi‐       ra, evitando così di comprare nei bar o alle
c_Trash_Vortex
                        li realizzati in pannelli di legno pressato e      macchinette le inquinanti bottigliette di pla‐
                        impastato con colla o di oggetti informatici       stica monouso.
                        e tecnologici che per essere smembrati ne‐
                        cessitano di personale in grado di recupe‐         3) Fare attenzione ai poliaccoppiati, che
                        rare i vari componenti.                            troviamo nei brick del latte o dei succhi di
                        Ecco quindi alcuni consigli per ridurre alla       frutta, ai sacchetti da forneria che non pos‐
                        radice il problema dei rifiuti:                    sono essere in alcun modo riciclati, alle
                                                                           confezioni di alcuni cibi già pronti che
                        1) Evitare l'acquisto di prodotti con molto        vanno ad esempio nel microonde.
                        imballaggio, che inesorabilmente finirebbe
                        nei cassonetti di carta o plastica, e preferire    4) Cambiamo il telefonino o il pc solo
                        prodotti a chilometri zero che si possono          quando ne abbiamo davvero bisogno. Se
                        acquistare senza confezione (se possibile,         purtroppo siamo costretti dalle aziende
                        fare biscotti o dolci in casa).                    produttrici a subire l'obsolescenza pro‐
                                                                           grammata degli oggetti (una strategia mi‐
                        2) Utilizzare borracce metalliche o in plasti‐     rata a progettare beni che abbiano vita
                        ca robusta per la scorta di acqua giornalie‐       breve, al fine di essere presto sostituiti con

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Ambiente

                                                                                                      I rifiuti di appa-
                                                                                                 recchiature elettriche
                                                                                                         ed elettroniche
                                                                                                  vengono contrasse-
                                                                                                     gnati con la sigla
                                                                                                                    RAEE.

                                                                                                     Il comune di Siena
                                                                                                        offre il seguente
                                                                                                   servizio di raccolta:
                                                                                                  http://www.comu-
                                                                                                          ne.siena.it/La-
                                                                                                   Citta/Territorio/Di-
                                                                                                 rezione-Territorio/Se
                                                                                                    rvizio-Logistica-ed-
                                                                                                  Ambiente/Ambiente
                                                                                                   /Rifiuti-e-Bonifiche-
                                                                                                   ambientali/Centro-
                                                                                                    di-Raccolta-Comu-
                                                                                                                     nale

prodotti nuovi), possiamo almeno cercare      uno nuovo). Nei telefonini, ad esempio, se‐
di non cascare nella trappola psicologica     condo uno studio condotto da E‐waste Lab
dell'obsolescenza percepita (spesso la        di Remedia in collaborazione con il Poli‐
pubblicità induce il consumatore a percepi‐   tecnico di Milano, sono contenuti 9 grammi
re come obsoleto un prodotto ancora           di rame, 11 grammi di ferro, 250 mg di
funzionante per spingerlo a sostituirlo con   argento, 24 mg di oro, 9 mg di palladio,
                                              65 gr di plastica, 1 gr di terre rare (Praseo‐
                                              dimio, Neodimio, Cerio, Lantanio, Sama‐
                                              rio, Terbio, Disprosio) e altri elementi
                                              preziosi contenuti in piccolissime quantità,
                                              come cadmio, cobalto, rutenio. Questi
                                              metalli costano moltissimo al pianeta in
                                              termini economici, ma soprattutto
                                              ambientali, per la loro estrazione, che po‐
                                              trebbe essere evitata riciclando quelli che si
                                              trovano nei vecchi telefonini dismessi e che
                                              spesso vengono abbandonati nei nostri
                                              cassetti.

                                              5) Impariamo a buttare i nostri oggetti, i                   A fianco, una
                                              nostri mobili o i nostri vestiti solo quando            vecchia coppia di
                                              proprio non possiamo farne a meno: ripa‐                   stivali si è tra-
                                              riamoli invece e diamogli una seconda vita,        sformata in un vaso.
                                                                                                  Il riuso degli oggetti
                                              oppure regaliamoli a chi può utilizzarli. Nei
                                                                                                     sta diventando un
                                              paesi del nord Europa, da tempo hanno              punto cardine per la
                                              aperto negozi dove è possibile affittare, per         gestione dei rifiuti,
                                              cifre modiche, un trapano o un paio di sci,           perché permette di
                                              che non ha senso acquistare per usarli una           ridurre al minimo il
                                              o due volte l'anno. Di un italiano è invece        ricorso alla discarica
                                              l'idea di una applicazione che permette di           e all'incenerimento.
                                              affittare gli oggetti più disparati di cui si ha
                                              bisogno vicino a noi, cercando la persona
                                              che è disposta ad affittarti quello che stai
                                              cercando.

                                                                                                               7
Il Monte Amiata Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018 - CAI Siena
Meteo e montagna:
          i temporali estivi
          Francesco Parigi ‐ Claudio Lucietto

                         Il temporale è un fenomeno convettivo             difficile raggiungere al suolo le temperature
Il colore dei fulmini
                         intenso, accompagnato da forti raffiche di        di innesco. Chi frequenta la montagna de‐
ci può fornire
                         vento, precipitazioni violente, scariche          ve imparare ad osservare i segnali del
informazioni sul tipo
                         elettriche e spesso anche da grandine. In         tempo, in modo da non essere sorpreso da
di precipatazione in
                         montagna i fulmini rappresentano il perico‐       un temporale su creste, pareti, vette o vie
atto: se la saetta è
                         lo più serio per l’escursionista e l’alpinista.   ferrate. In estate è comunque buona regola
rossastra indica
                         Sulle Alpi e l’Appennino i temporali sono         partire per un’escursione all’alba, in modo
pioggia, se azzurra
                         molto frequenti nel periodo estivo (in media      da essere già sulla via del ritorno nel primo
grandine, se gialla
                         un giorno su due), mentre nel periodo pri‐        pomeriggio, evitando così le ore più calde
polveri in so-
                         maverile sono più probabili sulle Prealpi, in     della giornata, che sono quelle più favore‐
spensione, infine se
                         quanto sulle Alpi ancora innevate è più           voli allo scoppio di un temporale. I para‐
bianca scarsa umi-
                                                                           metri che entrano in gioco per la
ditò.
                                                                           formazione di un temporale sono tre:
                                                                           temperatura, pressione ed umidità.
                                                                           1. Temperatura: il terreno assorbe molto
                                                                           bene il calore (soprattutto in mancanza di
                                                                           vegetazione) e a parità di irraggiamento si
                                                                           scalda molto più velocemente dell’aria
                                                                           circostante.
                                                                           2. Pressione: l’aria riscaldata dal terreno si
                                                                           espande, divenendo quindi meno densa e
                                                                           pesante di quella fredda.
                                                                           3. Umidità: l'umidità relativa (UR o RH)
                                                                           rappresenta il rapporto percentuale tra la
                                                                           quantità effettiva di vapore acqueo pre‐
                                                                           sente nell’aria e la massima quantità che,
                                                                           alla medesima temperatura, sarebbe ne‐
                                                                           cessaria perché l’aria fosse satura di vapo‐
                                                                           re acqueo. Infatti, per ogni valore di
                                                                           temperatura dell’aria, esiste una quantità
                                                                           massima di vapore acqueo che può essere
                                                                           contenuta allo stato aeriforme: superata
                                                                           questa quantità, il resto del vapore acqueo

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Il Monte Amiata Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018 - CAI Siena
Il Monte Amiata - 3 - 2018
Meteorologia

condensa in goccioline di acqua allo stato      vapore acqueo in essa contenute salendo             Appena sentiamo il
liquido, causando la precipitazione.            incontrano temperature molto al di sotto             primo tuono, spe-
Andiamo ora a vedere quali sono i segni         dello zero e si trasformano quindi in cristalli    cialmente se passa-
premonitori che ci indicano la possibilità      di ghiaccio; questi vengono portati ulte‐         no meno di 30'' tra il
                                                                                                     fulmine e il boato,
che si verifichi un temporale: per prima co‐    riormente in alto sotto la spinta di forti            raggiungiamo un
sa occorre una giornata particolarmente         correnti ascensionali aumentando progres‐         luogo sicuro, lontano
calda ed afosa in valle, dopodiché bisogna      sivamente di spessore, finché, divenuti            dalle creste, dai letti
far caso ad alcuni sintomi di instabilità       troppo pesanti, ricadono al suolo sotto               di fiumi, ruscelli e
atmosferica, come l’aumento del vento           forma di grandine. Fatto molto importante                laghi, da funi e
nelle ore più calde della giornata, con         è che i moti ascendenti dell’aria sono favo‐        strutture metalliche
brezze già molto attive sin dal primo matti‐    riti dalla presenza di versanti montuosi:               di ferrate, dagli
                                                                                                       spazi aperti e da
no, e lo sviluppo delle nubi cumuliformi        questo è il motivo per cui in montagna si                   alberi isolati.
(per intendersi quelle a forma di “cavolfio‐    ha un’alta frequenza di temporali estivi.
re”); se queste ultime, nel loro moto di        Cumuli e cumulonembi si dissolvono infine
accrescimento verticale, tendono a divenire     dopo il tramonto, quando cessano i moti
imponenti e torreggianti, occorre prestare      ascensionali dell’aria dovuti all’irraggia‐
molta attenzione in quanto è probabile la       mento solare: per questo motivo tali nubi
formazione di un cumulonembo, la nube ti‐       vengono definite dai meteorologi “ad evo‐
pica del temporale. Quando la parte più         luzione diurna”. In ultima analisi il nostro
elevata del cumulonembo assume la tipica        altimetro, in caso di un improvviso sbalzo
forma sfilacciata “ad incudine”, vuol dire      di quota (se indica cioè una quota molto
che è stata raggiunta la fase di maturità del   maggiore di quella reale), indica che c’è
temporale. Da notare che la sommità di          stata una rapida diminuzione della pressio‐
questa nube può talvolta raggiungere e su‐      ne atmosferica, con probabile formazione
perare i 10.000 m di quota. Le gocce di         di un temporale.

                                                                                                                9
Il Monte Amiata Anno 48 N.3 Luglio/Settembre 2018 - CAI Siena
Il Monte Amiata - 3 - 2018
                                                                                                Equipaggiamento

                            Gabriele Clementi   Zaino in spalla nel modo giusto
                            Insieme agli scarponi è il compagno più
Un buono zaino de-
                            intimo delle nostre escursioni; senza di lui
ve essere realizzato
                            andremmo poco lontano, ma se non lo ca‐
con materiale robu-
                            richiamo e regoliamo correttamente po‐
sto, antiabrasione,
                            trebbe crearci dei problemi: parliamo dello
con tasche e cinghie
                            zaino da escursionismo.
che permettano di
                            Volume, carico e attrezzatura variano a se‐
fissare e rendere
                            conda del periodo, della lunghezza e del ti‐
accessibili i nostri
                            po di attività della nostra escursione, quindi
oggetti.
                            non esiste uno zaino per l'escursionismo,
                            ne esistono di vari tipi, ma le raccomanda‐
                            zioni per un giusto utilizzo valgono per tutti.
                            Partiamo dal carico: la leggerezza è una
                            prerogativa indispensabile a cui non pos‐
                            siamo rinunciare. Cerchiamo di essere es‐
                            senziali, portando con noi solo
                            l'indispensabile: è buona regola avere uno
                            zaino che non superi il 15% del nostro pe‐
                            so corporeo.                                      che andrà ad aderire alla parte centrale e
                            La distribuzione del carico all'interno dello     superiore della schiena (importante: collo‐
                            zaino è importantissima per evitare che ci        chiamoli a contatto con lo schienale).
                            sbilanci durante il nostro cammino. Gli           Un carico pesante spostato troppo in basso
                            oggetti più leggeri (per esempio, il sacco        tenderà a spingerci indietro, sbilanciandoci.
                            lenzuolo o la biancheria di ricambio) vanno       E' buona norma posizionare nella parte alta
                            messi sempre nella parte più bassa dello          o nelle tasche laterali tutti quegli oggetti ‐
                            zaino, quella che una volta indossato sarà        impermeabile, guanti, fasce ‐ che devono
                            a contatto con la fascia lombare; gli             stare a portata di mano: in montagna, si
                            oggetti più pesanti (per esempio, viveri, ve‐     sa, il tempo cambia rapidamente.
                            stiti, moschettoni) devono essere posizionati     La borraccia può essere tenuta nella tasca
                            sopra questa fascia, nella porzione di zaino      laterale, oppure possiamo utilizzare le
                                                                              sacche idriche, che vengono collocate tra
                                                                              lo schienale e lo zaino, un'ottima posizione
                                                                              per il bilanciamento del carico: i nuovi
                                                                              modelli sono quasi tutti predisposti per
                              g                          Spallacci            accoglierle.
                                                                              Dallo zaino non deve penzolare niente: il
 Materiale pesante                                                            nostro equipaggiamento deve stare
                       mg                                                     all'interno. Bastoncini o oggetti ingombranti
                             kg                                               (per esempio, casco, materassino o tenda)
                                                          Cinturino           vanno fissati all'esterno con le apposite
                                                          pettorale
                                                                              cinghie di compressione.
                                                                              Lo zaino deve aderire bene al nostro corpo:
                            mg                                                perché questo succeda, è importante rego‐
                                                                              lare correttamente gli spallacci e le cinture
  Materiale leggero                                                           di cui è dotato.
                                                                              Quando lo indossiamo, per prima cosa
                                                           Cintura in vita
                                                                              allacciamo la cintura in vita, aumentando
                                                                              così la stabilità del carico, poi regoliamo
                                                                              gli spallacci in modo da far aderire lo zaino
                                                                              alla schiena, infine allacciamoci e regolia‐
                                                                              mo il cinturino pettorale per aumentare
                                                                              l'aderenza dello zaino al corpo.
                                                                              A questo punto non ci resta che partire...

      10
Il Monte Amiata - 3 - 2018
 Escursionismo

                                                                                        Il Gruppo di Bocche è
                                                                                          una breve catena di
                                                                                       rocce eruttive effusive
  Quattro mete per tutti                                                                (porfido), geologica-
                                                                                         mente simili a quelle

  nella Catena di Bocche                                                              della vicina catena del
                                                                                             Lagorài. Il gruppo
                                                                                               montuoso ha un
  Claudio Lucietto                                                                     andamento ovest-est,
                                                                                      grossomodo dall’abi-
                                                                                           tato di Predazzo, in
                                                                                       Val di Fiemme (TN), a
                                                                                          quello di Falcade, in
                                                                                         Valle del Biois (BL), e
                                                                                         costituisce la dorsale
                                                                                        di divisione fra la Val
                                                                                     San Pellegrino e la Val
                                                                                      Travignolo. Subito so-
                                                                                     pra Predazzo il solita-
                                                                                        rio massiccio di Cima
                                                                                            Vièzzena (m 2490)
                                                                                           domina la zona del
                                                                                           Passo Lusia, servita
                                                                                       dalla cabinovia “Alpe
                                                                                       Lusia”. Da qui la cre-
                                                                                      sta prosegue con i La-
                                                                                       stè di Lusia (m 2480),
                                                                                     il Gronton (m 2622), la
                                                                                      Cima Bocche (m 2745)
                                                                                     e la Cima Juribrutto (m
                                                                                         2697), caratterizzate
                                                                                       da versanti dirupati e
                                                                                          rocciosi verso la Val
                                                                                           San Pellegrino e da
                                                                                        vasti tavolati inclinati
                                                                                     verso la Val Travigno-
                                                                                      lo, ove sorgono pitto-
                                                                                     reschi bacini lacustri di
                                                                                       origine glaciale (Laghi
                                                                                               di Lusia, Lago di
                                                                                        Bocche, Lago di Juri-
                                                                                     brutto). Ampie fiancate
                                                                                           detritiche e boscose
                                                                                          scendono ad oriente
                                                                                      verso i prati del Passo
                                                                                                          Valles.

La Catena di Bocche è ricchissima di tracce della Prima Guerra Mondiale, con resti di trincee,
camminamenti, reticolati e caverne. Cima Bocche rimase sotto il controllo dell’esercito austro‐ungari‐
co per l’intera durata del conflitto. Nel 1915 la montagna subì numerosi tentativi di conquista da
parte italiana: tra luglio ed agosto le nostre truppe tentarono l’offensiva risalendo la valle dei Laghi di
Lusia, con l’intento di prendere Forcella Bocche. Nonostante numerosi varchi nei fili spinati aperti
dall’azione di una potente bombarda trasportata con fatica in quota, le difese austro‐ungariche riu‐
scirono a tenere e la Brigata Tevere venne respinta con gravissime perdite. In autunno fu il costone
Sud‐orientale della cima ad essere interessato dagli scontri: gli Alpini presero il cosiddetto “Os‐
servatorio”, nei pressi di Forcella Juribrutto, e si spinsero fin quasi sotto la cima, ma in una posizione
poco difendibile. Ad inizio novembre, il sopraggiungere di improvvise tormente di neve e le bassissi‐
me temperature, costrinsero gli italiani ad una precipitosa ritirata.

                                                                                                      11
ITINERARI
Accesso: da Moena (Val di Fassa), seguendo le indicazioni        un’alternanza di prati e roccette si arriva sulla panoramica
per il Passo di San Pellegrino, si raggiunge la stazione di      vetta (m 2301, 1 ora), che si apre come un balcone
partenza della cabinovia “Alpe Lusia”, in località Ronc (m       sull’intera Val di Fassa. Il sentiero n. 614 discende per la
1447, 2,5 Km da Moena); utilizzando i due tronchi                dorsale nord‐est, toccando un’evidente spalla dove si tro‐
dell’impianto si sale ai 2200 m della stazione a monte.          vano i ruderi di una postazione della Prima Guerra
Punti di appoggio: Rifugio Passo Lusia, m 2055 (18 posti         Mondiale. L’itinerario si abbassa poi con numerose strette
letto, cell. 347 6268437).                                       svolte lungo il versante orientale del monte, raggiunge il
Periodo consigliato: da inizio luglio a metà settembre.          solco della Val Bonéta e lo attraversa. Il sentiero si fa infine
Equipaggiamento e attrezzatura: scarponi con suola ben           pianeggiante e, oltrepassato il bosco, esce sui prati e si
marcata e abbigliamento da alta montagna; per il Sentiero        conclude alla stazione intermedia della cabinovia (m 1820,
Attrezzato del Gronton è necessario l’utilizzo del set da        ore 1,15 dalla vetta).
ferrata e del casco.
Cartografia consigliata: carta topografica per escursionisti
Tabacco, scala 1:25.000, foglio 06 (Val di Fassa e Dolomiti      3. LAGHI DI LUSIA E CIMA BOCCHE (m 2745)
Fassane).                                                        Sentieri: 633
                                                                 Dislivello: salita m 1020, discesa m 1020
                                                                 Tempo di percorrenza: ore 5,30 a/r
1. CIMA VIÈZZENA (m 2490)                                        Difficoltà: E
Sentieri: non numerato
Dislivello: salita m 300, discesa m 300                          Dalla stazione a monte della cabinovia si segue la strada
Tempo di percorrenza: ore 2 a/r                                  verso est e si scende al sottostante Passo Lusia (m 2055) e
Difficoltà: E                                                    all’omonimo rifugio. Di fronte al rifugio si imbocca il
                                                                 sentiero n. 633 che risale una serie di gradoni erbosi, a
Dalla stazione a monte della cabinovia si segue la strada        margine della pista da sci “Lastè”, fino alla stazione a
che scende al Passo Lusia, incontrando in breve sulla destra     monte dell’impianto di risalita, dove volta a destra e in pia‐
l’arrivo di una seggiovia chiusa nel periodo estivo. Da qui      no arriva alle Baite Lasté (m 2327). Si segue ora il tracciato
parte la traccia segnata (senza numero) che percorre tutta       di una vecchia mulattiera militare dal fondo selciato, che ri‐
la cresta del Vièzzena. Allontanandosi dagli impianti il pa‐     monta la caratteristica banconata porfirica meridionale di
norama si fa via via più bello e spazia su Latemar, Lagorài e
Pale di San Martino. Sempre seguendo l’esile ma ben evi‐
dente traccia su terreno erboso, si passa per il dosso deno‐
minato “Piavac” (m 2272), quindi si percorre tutto il filo di
cresta, che talvolta si allarga fino a rivelare insospettabili
vallette, arrivando alla piccola croce di legno posta sulla
vetta di Cima Vièzzena (m 2490, 1 ora). Il panorama è va‐
sto e circolare e l’ambiente insolito, con piccole guglie di
roccia e dirupati canaloni. Il rientro avviene seguendo a ri‐
troso l’itinerario di salita.

2. SAS DA MESODÌ (m 2301)
Sentieri: 614, 614‐622, 614
Dislivello: salita m 200, discesa m 580
Tempo di percorrenza: ore 2,45
Difficoltà: EE

Dalla stazione a monte della cabinovia si segue la strada
che si dirige in discesa verso ovest, attraversando l’ampio
vallone erboso. Giunti a quota 2069 m, poco prima di una
curva a destra si lascia la strada e s’imbocca a sinistra il
sentiero n. 614 (indicazione) che traversa in quota
raccordandosi poi all’itinerario n. 622. Si prosegue a sini‐
stra salendo nel bosco, andando a scavalcare la Sforcela
de Pozil (m 2144, ore 0,30). Calati di qualche metro nella
Val de Pozil, si lascia il sentiero 622 e si prosegue a destra
sul 614 che oltrepassa un rado bosco, alzandosi poi con
un paio di tornanti fino sul culmine della dorsale, che segue
per un breve tratto. L’esile traccia taglia i ripidi fianchi
erbosi del Col de Poza, raggiunge la Sforcela de Val Bonéta
(m 2215) e rimonta il crinale del Sas da Mesodì. In
dei caduti. Il rientro avviene seguendo a ritroso l’itinerario
                                                                 di salita.

                                                                 3a SENTIERO ATTREZZATO        DEL   GRONTON     E VETTA DEL
                                                                 GRONTON (m 2622)
                                                                 Sentieri: 634A
                                                                 Dislivello: salita m 250, discesa m 50
                                                                 Tempo di percorrenza: 1 ora per il percorso attrezzato, 20
                                                                 minuti a/r per la vetta del Gronton
                                                                 Difficoltà: EEA

                                                                 Giunti al primo Lago di Lusia (m 2333), si lascia il sentiero
                                                                 n. 633 e si prende a sinistra il 634A che s’inerpica alle
                                                                 spalle del Bivacco Redolf, portandosi in cresta presso la
                                                                 Forcella Cajerin (m 2363). Un cartello avvisa dell’inizio del
                                                                 sentiero attrezzato e della necessità di utilizzare il set da
                                                                 ferrata.
                                                                 Per quasi tutto il tragitto il sentiero si sviluppa lungo i
                                                                 camminamenti austriaci della Prima Guerra Mondiale posti
                                                                 sul versante settentrionale della montagna. Sono ancora
                                                                 ben visibili le postazioni e le baracche che si affacciano su
Cima Lastè e, dopo alcune svolte, conduce ai 2425 m              Cima Juribrutto (dove si trovavano le postazione italiane),
della “Trincea”, stupendo punto panoramico sulle Pale di         mentre veri e propri balconi si aprono sui due Laghi di Lu‐
San Martino e sui Laghi di Lusia. Il sentiero traversa ora in    sia, sulla Val San Pellegrino e sulla Cresta di Costabella. Si
direzione del primo Lago di Lusia, calando al bivio con l’iti‐   segue in saliscendi una prima cengia attrezzata con cavo
nerario 621 e al vicino Bivacco Redolf (m 2333, ore 1,30),       che si snoda poco al di sotto della cresta del Gronton,
situato a pochi metri dalla riva. L’ambiente è magnifico e la    agevolati da gradinate rocciose costruite dai soldati. Si
zona estremamente tranquilla e isolata. Si aggira il lago e si   continua quindi su lastronate, dopodiché si supera un altro
prosegue sul sentiero n. 133 salendo fra i pascoli,              tratto in cengia e un ponticello di legno (fune metallica), a
raggiungendo in 20 minuti il secondo Lago di Lusia (m            cui segue un’altra cengia esposta priva di attrezzature che,
2380) e in altri 20 minuti la Forcella Bocche (m 2543, pre‐      benché molto facile, va affrontata con prudenza. Un ultimo
cario ricovero), punto di arrivo del Sentiero Attrezzato del     breve tratto in cresta conduce al termine del sentiero
Gronton. Dalla forcella il sentiero 633 si alza ora più ripi‐    attrezzato (ore 0,50 da Forcella Cajerin), dove si trova un
damente fra i ghiaioni della dorsale sud‐ovest di Cima           bivio: volgendo a sinistra (indicazione “Gronton”) si sale in
Bocche e, passando nei pressi di numerose trincee ed ope‐        breve sulla vetta del Gronton (m 2622, deviazione consi‐
re murarie risalenti alla Guerra 1915‐18, arriva sulla piatta    gliata). Tornati al termine della via ferrata, si cala veloce‐
e panoramica sommità di Cima Bocche (m 2745, ore 0,50            mente a Forcella Bocche (m 2543), dove si ritrova il
da Forcella Bocche), ove è posto un crocefisso in memoria        sentiero n. 633.
La voce dei soci

GLI APPENNINI CHE MI MANCANO ‐ parte quinta
Carlo Cristel

Giovedì 29 giugno 2017                                   partire. Dopo pochi metri eccolo il lago Laudemio,
                                                         poco più di un acquitrino di un insolito colore bei‐
Questa è la cronaca del primo giorno di un trittico      ge; il bosco che lo circonda invece è bellissimo,
dedicato alle montagne più meridionali                   meravigliosi faggi centenari gli fanno da cornice,
dell'Appennino. Mentre scrivo ho davanti a me            gli giro tutto intorno e comincio la salita vera e
l'articolo pubblicato sul Monte Amiata 3/2016 dal        propria. Fino alla sella (1865 m.) che divide il
nostro Gabriele Petrini. Sono andato a ricercarlo        Monte del Papa dalla Timpa Scazzariddo si sale
perché nessuno come me può capire i sentimenti           lungo la pista da sci. Il sole picchia già e la
che lo hanno attraversato, avendo vissuto un perio‐      pendenza accentuata, la mancanza di vento e
do buio molto simile al suo. La caduta, il tendine       l'elevato tasso di umidità rendono abbastanza dura
sovraspinato che cede, le visite, l'operazione, la fa‐   la salita. Sulla sella invece tutto cambia, c'è un
sciatura, l'impossibilità di dormire per più di due      vento molto forte e relativamente freddo.
mesi se non su una poltrona, la nuova, lunga e do‐       Quando raggiungo la cima del Monte del Papa
lorosa riabilitazione, la forma fisica che svanisce e    (2005 m.) sono costretto ad indossare la giacca a
quella mentale che insinua cattivi scenari perché il     vento. La foschia riduce il panorama che si gode
tempo non lavora più a mio favore. Poi finalmente        da quassù, tuttavia lo sguardo arriva fino al lago
la ripresa, verso la fine dell'estate la svolta, rico‐   del Pertusillo e a sud al bel Monte Alpi e al lago di
mincio gli allenamenti, all'inizio solo camminando,      Cogliandrino. È ancora presto, le gambe girano a
da San Gusmè a Monte Luco e ritorno, tutte le            dovere e così decido di completare il programma e
mattine, poi corricchiando in pianura e in discesa,      salire anche le due cime secondarie. La vetta della
infine di nuovo di corsa. La spalla non fa più male      Madonna di Sirino (1907 m.) è deturpata da una
ed è recuperata all'ottanta, novanta per cento. Altri    costruzione in pietra e cemento armato
problemi mi tengono lontano dalla montagna fino          comprendente una chiesa, sagrestia, rifugio e
a febbraio di quest'anno quando, superando la            quant'altro. Ritorno al Monte del Papa e incontro
paura di rifarmi male, rimetto gli sci. Da quel mo‐      otto escursionisti romani, saranno l'unica presenza
mento ho la certezza di poter riprendere il mio          umana dell'intero trittico; scambiamo due parole,
ambizioso progetto che prevede di salire tutti gli       ma il vento è sempre più forte e ci consiglia di non
Appennini sopra i 2000 metri.                            indugiare. Scendo alla sella e risalgo dall'altra
E arriva anche giovedì 29 giugno. La sera prima          parte, in pochi minuti sono sulla cima della Timpa
ho preparato tutto, un ultimo sguardo al meteo che       Scazzariddo (1930 m.). Le foto di rito e sono sulla
prevede tempo bello e stabile, forse un po' troppo       via del ritorno.
caldo al sud, ma la quota dovrebbe mitigare la ca‐       Sotto la sella il vento cessa di colpo e la tempe‐
lura. L'obiettivo di giornata prevede la salita al       ratura schizza in alto, via la giacca a vento e veloce
Monte del Papa, l'unico “2000” del gruppo                discesa fino al lago e alla macchina. Il GPS recita:
montuoso del Sirino. Ho con me la relazione              14,3 Km. ‐ 4 ore e 20' – 1200 metri di dislivello in
dell'ormai famoso Albrizi che descrive, con la solita    salita e discesa (che mi sembrano un po' troppi,
dovizia e precisione di particolari, anche la salita     secondo i miei calcoli non dovrebbero superare i
alle due cime che fanno da corona al Monte del           1000).
Papa, la Madonna di Sirino e la Timpa Scazza‐            Riparto, mi attendono 100 km. di strada per arri‐
riddo. La solita levataccia e sono in macchina, mi       vare a Varco, una frazione del comune di Viggia‐
attendono più di 580 km. Sono da poco passate le         nello (PT) dove ho prenotato una camera per due
10 quando arrivo al piazzale antistante il rifugio       notti con opzione per una terza se il programma
Italia al lago Laudemio, dove finisce la strada          del secondo giorno risultasse troppo ambizioso, ma
asfaltata (1575 m.). Il tempo di cambiarmi,              questa è un'altra storia e ve la racconterò in
prendere lo zaino, mettere in funzione il GPS e          un'altra occasione..

14
La croce sulla vetta del Monte
del Papa (2005 m)
CLUB ALPINO ITALIANO ‐ SEZIONE DI SIENA
                                                                                  STAM PE

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REDAZIONE: Dario Bagnacci, Costantino Cioni, Gabriele Clementi, Monica Folchi,
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