VALUTAZIONE DELL'EFFETTO DI TAMARACK IN MISCELA AL DISERBO DI POST-EMERGENZA E DURANTE LA FASE DI ACCUMULO DELLA CARIOSSIDE - Dott.ssa Carmela Di ...

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VALUTAZIONE DELL'EFFETTO DI TAMARACK IN
  MISCELA AL DISERBO DI POST-EMERGENZA E
DURANTE LA FASE DI ACCUMULO DELLA CARIOSSIDE

                      28/09/2020

             Dott.ssa Carmela Di Domenico

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Sommario

1.     INTRODUZIONE ................................................................................................................................................................3

     1.1.      Caratteri botanici e diffusione del frumento duro ....................................................................................................3

     1.2.      Esigenze ambientali ..................................................................................................................................................6

     1.3.      Struttura e composizione della cariosside di frumento ...........................................................................................6

     1.4.      Frumento duro: qualità e certificazione ....................................................................................................................9

     1.5.      Informazioni sul sito di prova e sui prodotti usati ..................................................................................................10

2.     SCOPO DELLA PROVA SPERIMENTALE ....................................................................................................................11

3.     MATERIALI E METODI ....................................................................................................................................................11

     3.1.      Svolgimento della prova DEMO .............................................................................................................................11

     3.2.      Operazioni colturali .................................................................................................................................................13

     3.3.      Varietà utilizzata ......................................................................................................................................................14

4.     RILIEVI ESEGUITI ...........................................................................................................................................................16

     4.1.      Sviluppo delle piante ...............................................................................................................................................16

       4.2.1.          Altezza delle piante e sviluppo radicale ........................................................................................................16

5.     RISULTATI E DISCUSSIONE .........................................................................................................................................21

6.     CONCLUSIONI .................................................................................................................................................................27

7.     BIBLIOGRAFIA .................................................................................................................................................................30

8.     SITOGRAFIA ....................................................................................................................................................................34

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1. INTRODUZIONE

  1.1. Caratteri botanici e diffusione del frumento duro

  L’evoluzione del frumento, che oggi viene utilizzato per la produzione di alimenti molto diffusi come il pane

  e la pasta, è iniziata all’incirca 12.000 anni fa, quando l’uomo cominciò, in alcune aree del pianeta, a

  domesticare le specie vegetali che presentavano le caratteristiche a lui più utili. I cereali, fonte di

  carboidrati, rappresentano nella loro grande varietà la base dell’alimentazione umana nel mondo, basti

  pensare alle diverse tipologie di frumento diffuse in Europa e negli Stati Uniti, al mais nell’America

  centrale, al riso in Cina e Giappone e al teff in Africa.

   Il Frumento (Triticum spp.) risulta essere ad oggi una delle colture cerealicole più diffuse al mondo,

  fondamentale sia nell’alimentazione umana, che in quella animale. La superficie mondiale coltivata

  mediamente negli ultimi cinque anni ammonta a 220 milioni di ettari, superiore a quella di altri cereali

  molto importanti come il riso (Oryza sativa L.) e il mais (Zea mays L.).

  Il frumento è sin dalla preistoria il più conosciuto dei cereali; tale caratteristica dipende dalla sua

  adattabilità ad ogni tipo di terreno ed a differenti climi, tanto che la sua area di coltivazione è compresa tra

  30° e 60° latitudine nord e tra 20° e 40° latitudine sud.

  Attualmente vengono coltivate circa dieci specie di frumento del genere Triticum, ma solo quattro di

  queste rivestono un interesse dal punto di vista commerciale: Triticum monococcum (diploide), Triticum

  turgidum (tetraploide), Triticum timopheevi (tetraploide) e Triticum aestivum (esaploide). Di questi, il T.

  aestivum, comprendente il Triticum vulgare comunemente chiamato frumento tenero, ed il T. turgidum, a

  cui appartiene il Triticum durum comunemente chiamato frumento duro, sono quelli coltivati in modo

  estensivo. Il frumento tenero (T. aestivum spp. vulgare) e il frumento duro (T. turgidum spp. durum) sono

  le più importanti e sono coltivate in Italia, paese che si classifica al diciassettesimo posto nel mondo per la

  coltivazione di grano tenero e che si contende con il Canada il primato di maggior produttore mondiale di

  frumento duro, che viene usato soprattutto per la produzione di diversi tipi di pasta.

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Tutti i frumenti coltivati appartengono alla famiglia delle Poacee (Poaceae) genere Triticum. In realtà

  questa famiglia è stata riclassificata abbastanza recentemente come tale, prima ci si riferiva ad essa con il

  nome Graminacee (Gramineae).

  Il genere Triticum, comprende diverse specie, le quali vengono classificate, in base al livello di ploidia, in

  diploidi (2n=14) e poliploidi (tetraploidi ed esaploidi).

  Le specie poliploidi hanno avuto origine in seguito alla comparsa di ibridi fertili (anfiploidi) derivanti

  dall'incrocio spontaneo tra specie diploidi del genere Triticum e specie del genere Aegilops (un frumento

  selvatico diploide), ed ancora dall'incrocio spontaneo tra specie poliploidi del genere Triticum e specie di

  Aegilops (Shewry et al. 2003a). Il T. durum Desf. (frumento duro), è un frumento tetraploide (2n=28)

  derivato dall'incrocio tra T. monococcum ed una specie selvatica che ancora oggi non è stata definita con

  certezza, sebbene alcuni la individuino in Triticum speltoides (Talbert et al., 1995; Khlestkina e Salina,

  2001). Esso viene allevato principalmente nei Paesi del bacino del Mediterraneo e nella zona delle Grandi

  Pianure americane, a cavallo tra le Province canadesi di Alberta, Saskatchewan e Manitoba, e gli Stati

  federali statunitensi del Montana e del Nord Dakota (USDA, 2006). Il T. aestivum L. (frumento tenero)

  invece, è un frumento esaploide (2n=42) derivato dall'incrocio tra il frumento tetraploide T. turgidum ed il

  diploide selvatico Aegilops squarrosa, e la sua coltivazione è praticamente ubiquitaria.

  La maggior parte della superficie mondiale investita a frumento duro è concentrata nelle regioni

  dell’Europa mediterranea, del Nord Africa e dell’Asia occidentale (WANA) in cui l’importanza alimentare di

  questa coltura è testimoniata da un elevato consumo pro-capite di pasta e di prodotti tipici trasformati.

  La coltivazione del grano duro e del grano tenero rappresentano un comparto di grande importanza per

  l’agricoltura italiana, in particolare per le regioni del Sud Italia (Tabella 1).

Territorio                                                          Italia
                                           2018                                                 2019
                       Superficie      Produzione         Produzione         Superficie    Produzione       Produzione
Coltivazione
                       totale (ha)     totale (q.li)     raccolta (q.li)     totale (ha)   totale (q.li)   raccolta (q.li)
Frumento tenero         543.324        28.084.365         27.883.967          530.676      27.469.318       27.274.425

Frumento duro          1.278.401       42.463.627        41.445.466          1.223.960     39.634.178      38.491.411
                       Tab. 1- Produzione di frumento in Italia nel periodo 2018-2019. Fonte Istat
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Attualmente la Puglia è il maggiore produttore di grano duro di tutta la nazione (Tabella 2), con una stima

  di circa 345.000 ettari di terreno coltivati e 9.983.500 quintali di prodotto annualmente, con un meritato

  primo posto in termini di quantità e qualità. La presenza di frumento è molto densa nell’area della

  Capitanata foggiana, ma anche lungo tutto il tavoliere e nella Valle d’Itria, dove il suolo ricco di nutrienti è

  perfetto per lo sviluppo di lunghe filiere dedicate.

  Leader nella produzione di grano duro è la provincia di Foggia (Tabella 3), seguita dalla provincia di Bari

  (820.000 q.li), Brindisi (625.000 q.li) e dalla provincia di Barletta-Andria-Trani (390.000 q.li) (Fonte Istat

  2018/2019).

Territorio                                                    Regione Puglia
                                     2018                                                 2019
                   Superficie      Produzione        Produzione          Superficie    Produzione       Produzione
Coltivazione
                   totale (ha)     totale (q.li)    raccolta (q.li)      totale (ha)   totale (q.li)   raccolta (q.li)
Frumento
                     15.300          365.000             357.250          15.200        410.800          402.200
tenero

Frumento
                    345.500         9.901.000            9.482.500        345.000      9.983.500        9.592.645
duro

               Tab. 2 - Produzione di frumento in Regione Puglia nel periodo 2018-2019. Fonte Istat.

Territorio                                                           Foggia
                                     2018                                                 2019
                   Superficie      Produzione        Produzione          Superficie    Produzione       Produzione
Coltivazione
                   totale (ha)     totale (q.li)    raccolta (q.li)      totale (ha)   totale (q.li)   raccolta (q.li)
Frumento
                      4000           125.000             118.750              4000      140.000          133.000
tenero

Frumento
                    240.000         7.500.000            7.125.000        240.000      7.500.000        7.125.000
duro

               Tab. 3 - Produzione di frumento in provincia di Foggia, nel periodo 2018-2019. Fonte Istat.

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1.2. Esigenze ambientali

Il frumento si adatta a tutti i tipi di terreno purché dotati di elementi nutritivi ed acqua, di cui tuttavia non è

da temere solo la carenza, ma anche il ristagno; in Italia è coltivato soprattutto nei terreni argillosi. Il

frumento, come gli altri cereali autunno-vernini, è una specie longidiurna e microterma. Il clima ideale è

quello temperato (fra i 30° e i 60°di latitudine), ma è coltivato anche fuori da questa fascia, sebbene con

produzioni più limitate. Nelle zone settentrionali (per esempio nei paesi scandinavi e in Canada),

caratterizzate da inverni molto freddi e lunghi, la coltivazione del frumento avviene con semina primaverile,

mentre la raccolta è eseguita all’inizio dell’autunno. Generalmente il grano duro è più sensibile ai danni

causati dalle basse temperature rispetto al grano tenero.

Il pH ottimale è tra 6,5-7,8 con buona resistenza quindi all’alcalinità; media è invece l’adattabilità ai terreni

salini. Il ciclo biologico è influenzato dalle condizioni di illuminazione, con varietà a fotoperiodo lungo, o

indifferente. Normalmente per la produzione di un kg di sostanza secca occorre il 50% di acqua in meno

rispetto al mais, circa 450- 660 mm, a seconda delle condizioni che influenzano l’evapotraspirazione e la

lunghezza del ciclo della pianta. Il frumento è una coltura che sfrutta il terreno in quanto alla fine del ciclo

lascia un deficit per quanto riguarda le sostanze nutritive, per cui viene normalmente coltivato in

successione a colture miglioratrici. Buoni predecessori del frumento sono le piante da rinnovo (mais,

barbabietola, patata, tabacco non irriguo, girasole, colza), pomodoro, colture pratesi e leguminose.

1.3. Struttura e composizione della cariosside di frumento

La parte edule del frumento è la cariosside, ossia un frutto monospermatico indeiscente costituito da varie

parti; ognuna di esse è composta da più strati e possiede una struttura ed una composizione chimica

diversa e specifica per meglio rispondere alla propria funzione biologica (Figura 1).

La prima struttura osservabile nel frutto è l’involucro esterno, formato da una serie di 3 membrane fibrose.

Questi rivestimenti sono denominati, procedendo verso l’interno, epicarpo, mesocarpo ed endocarpo.

Insieme, formano il pericarpo la cui funzione protettiva è garantita dalla composizione, particolarmente

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ricca in fibre cellulosiche ed emicellulosiche, sali minerali e composti antiossidanti. Una volta macinato, il

pericarpo formerà la crusca.

                                          Fig. 1- Struttura cariosside

Al di sotto del pericarpo è presente l’endosperma, che rappresenta la componente maggiormente

presente nella cariosside e quella più importante ai fini alimentari. Comprende lo strato aleuronico, che si

trova più esternamente e separa l’endosperma dal pericarpo, rappresentato da cellule monostratificate

ricche in proteine di tipo solubile ad alto valore biologico (albumine e globuline), sali minerali, lipidi,

vitamine ed enzimi (amilasi e protesi).

Nell’endosperma sono immagazzinati, in forma insolubile, nutrienti importantissimi, che potranno essere

disponibili durante la fase di germinazione del seme (Lucisano & Pagani, 1997), rappresentati

principalmente da cellule contenenti granuli di amido (60-70%) e proteine di riserva (8-18%). Questa parte,

ricca di amido costituisce la porzione lavorata per ottenere la farina durante la macinazione.

                                                                                                            7
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Infine abbiamo l’embrione o germe, separato dall’endosperma da un rivestimento esterno detto scutello

  che, rappresenta la parte da cui si forma una nuova pianta quando si verificano le condizioni per la

  germinazione. La composizione dell’embrione è perciò caratterizzata da un’elevata presenza in proteine,

  lipidi, zuccheri solubili e vitamine. Purtroppo l’embrione e i tegumenti esterni della cariosside vengono

  allontanati durante il processo di raffinazione a seconda del tipo di farina che si vuole ottenere, privando la

  farina di frumento di buona parte di fibre, vitamine e sali minerali. Quest’operazione si rende necessaria

  per motivi organolettici ma anche per aumentare i tempi di conservazione, dato che gli acidi grassi

  contenuti nel germe sono soggetti a rapido irrancidimento. I vari tessuti della cariosside sono caratterizzati

  da una diversa composizione chimica (Tabella 4) (Youngs, 1988; Lintas, 1988; Stone e Savin, 1999;

  Shewry, 2003a) la quale è influenzata da numerosi fattori: la specie di appartenenza, il terreno e il clima, i

  trattamenti a cui la pianta è stata sottoposta, lo stato di conservazione.

Tessuto                                                   Classe di composto

                       Amido e carboidrati       Proteine       Lipidi          Cellulosa ed     Minerali e
                                                                                emicellulosa     vitamine
                                                    % s. s.
Pericarpo                        15                  12               2               67                4
Testa                            10                  16               4               58               12
Strato aleuronico                12                  32               8               38               10
Endosperma                       82                  12               2               2                 2
Embrione                         20                  38              15               22                5

                 Tab. 4 - Composizione chimica media dei tessuti della cariosside di frumento.

                                                                                                               8
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1.4. Frumento duro: qualità e certificazione

Il frumento duro è una coltura strategica per l’Italia: difficilmente sostituibile al Sud e prodotto base per la

filiera pasta, simbolo del made in Italy nel mondo.

Per il frumento duro, coltura più importante per la Puglia, è da considerare oltre che la quantità anche la

qualità della granella. Le tipologie della qualità del frumento duro variano in relazione al segmento della

filiera considerato e alla tipologia del prodotto trasformato. Come è noto esiste una qualità agronomica

legata alla potenzialità, alla stabilità e alla qualità produttiva, una qualità molitoria legata alla resa della

semola, al contenuto in ceneri, al grado di umidità della granella e alle impurezze, una qualità tecnologica

che varia in relazione alla tipologia del prodotto trasformato e che dipende essenzialmente dal contenuto

proteico, dalla quantità e qualità del glutine e dal colore giallo e, infine, una qualità igienico-sanitaria,

sensoriale e di salute per il consumatore (Troccoli, et al., 2000). Molti dei fattori che contribuiscono alla

qualità ruotano intorno al contenuto proteico delle cariossidi (sia i termini quantitativi, sia qualitativi), che

costituisce di fatto l’aspetto più delicato per la promozione dell’alta qualità nella filiera del frumento duro

(Tabella 4). Da diverse indagini dell’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura risulta che il 50% della

produzione media nazionale ha un contenuto proteico oltre il 12,5%, valore capace di soddisfare le

esigenze qualitative dell’industria di trasformazione (De Vita et al., 2007).

    Provincia        N. rilievi           Proteine (% s.s.)                     Glutine (% s.s.)
                                          Min Max Media                      Min     Max Media
    Bari               112                9,24 14,45 11,60                   6,15    11,00 8,53
    Foggia             1805               8,78 18,74 13,27                   5,43    15,54 10,34

               Tab. 4 – Qualità del frumento duro: annata agraria 2007-2008 (www.cerealicoltura.it)

La qualità del frumento duro influenza direttamente la qualità dei prodotti trasformati. Risulta, perciò,

necessario raggiungere livelli soglia di qualità per ottenere proprietà di trasformazione e di cottura idonee

per la preparazione dei diversi prodotti di trasformazione. L’utilizzo di varietà di elevata qualità è un

prerequisito nei Paesi produttori, specialmente per quelli che competono sul mercato d’esportazione. Tratti

qualitativi economicamente importanti (vitrosità, durezza, colore giallo, quantità e qualità delle proteine)

sono sotto controllo genetico, ma possono essere modificati da fattori climatici ed agronomici.
                                                                                                               9
VALUTAZIONE DELL'EFFETTO DI TAMARACK IN MISCELA AL DISERBO DI POST-EMERGENZA E DURANTE LA FASE DI ACCUMULO DELLA CARIOSSIDE - Dott.ssa Carmela Di ...
1.5. Informazioni sul sito di prova e sui prodotti usati

Azienda                      Ranieri Enrico
Località                     Borgo Incoronata, 71122 Foggia, Regione Puglia, Italia.
Cultivar                     Grano duro
Varietà                      Iride
Densità di semina            2,5 q.li x ha
Giacitura                    Pianura
Clima                        Caratterizzato da inverni miti, con sporadiche e scarse nevicate, e da
                             estati calde e umide
Suolo                        Medio impasto, pianeggiante
Classificazione prodotto
usato                        Biostimolante

Nome commerciale del         TAMARACK
prodotto

                                                                                                      10
2. SCOPO DELLA PROVA SPERIMENTALE

   Scopo della presente prova è stato quello di valutare l’effetto derivante da due applicazioni fogliari di

   Tamarack sulla produzione di una varietà di frumento duro (Iride). L’obiettivo della prova è stato quello di

   valutare l’accrescimento e lo sviluppo delle piante ma soprattutto la resa per ettaro e i relativi parametri

   qualitativi (contenuto proteico della granella).

3. MATERIALI E METODI

   3.1. Svolgimento della prova DEMO

   La prova DEMO (ISA19_145), oggetto del presente studio, è stata condotta presso l’azienda Agricola

   Ranieri ubicata a Borgo Incoronata (FG, Puglia, Italia 41°23'28.0" latitudine N, 15°39'04.8" longitudine E

   figura 2). La sperimentazione è stata condotta in pieno campo su Triticum durum Desf. (frumento duro),

   varietà iride (figura 3).

     Fig. 2 – Posizione satellitare del campo sperimentale.   Fig. 3 - Campo sperimentale di T. durum (Iride)

                                                                                                                11
Il precedente colturale è stato il grano (trattasi di ringrano) dopo pomodoro; la prova è stata organizzata su

un appezzamento di terreno di 6 ha suddiviso in tre parcelle, di cui una destinata allo standard aziendale

(testimone), le altre due al trattato 1 e 2 (Tamarack) (Figura 4). La dose di Tamarack utilizzata in ogni

applicazione è stata pari a 2 L/ha. Le due ripetizioni di Tamarack avevano lo scopo di contenere (in sede

di elaborazione dei dati) il più possibile la variabilità ambientale. Le dimensioni delle parcelle erano pari a

1 ha rispettivamente.

              Fig. 4 - Schema sperimentale della prova: a sinistra testimone aziendale a destra trattato1 e 2.

                                                                                                                 12
3.2. Operazioni colturali

Tutte le operazioni colturali agronomiche eseguite sull’intero appezzamento, sono riportate di seguito:

        aratura (profondità 30 cm)

        affinamento e livellamento del terreno;

        semina varietà Iride usando semente selezionata e certificata. Densità di semina 2,5 q.li/ha.

        concimazione fogliare con concime 20-20-20 (32Kg/ha) a inizio accestimento

        concimazione granulare con urea 46% (150 Kg/ha) a inizio levata

        trattamento erbicida (diserbo) con Floramix (foglia stretta) 265 g/ha, Zypar (foglia larga) 0,75 L/ha,

         Wetting plus (coadiuvante) 2L/ha in fase di accestimento;

        trattamento fungicida con Rikali 1 L/ha in fase di levata;

        raccolta

Lo schema sperimentale della prova prevedeva, sul trattato 1 e 2, un’applicazione fogliare di TAMARACK

(2 L/ha) in miscela al diserbo di post-emergenza (fase di accestimento) e un’applicazione in miscela al

fungicida in fase di levata; poste a confronto con lo standard aziendale (Tabella 5). Il biostimolante

Tamarack, è stato fornito da ISAGRO spa. Le soluzioni dei prodotti sono state preparate poco prima della

loro applicazione in campo.

                                            Testimone                 Trattato 1           Trattato 2
Trattamento          Fase fenologica     Prodotto usato          Prodotto usato         Prodotto usato
                                       Floramix (265 g/ha)     Floramix (265 g/ha)    Floramix (265 g/ha)
                                        Zypar (0,75 L/ha)       Zypar (0,75 L/ha)      Zypar (0,75 L/ha)
Erbicida (diserbo)   Accestimento
                                       Wetting plus (2L/ha)    Wetting plus (2L/ha)   Wetting plus (2L/ha)
                                                               Tamarack (2L/ha)       Tamarack (2L/ha)
Fungicida                Levata            Rikali 1 L/ha           Rikali 1 L/ha          Rikali 1 L/ha
                                                               Tamarack (2L/ha)       Tamarack (2L/ha)

                     Tat. 5 - Schema sperimentale prova DEMO su frumento duro.

                                                                                                             13
3.3. Varietà utilizzata

Nella presente prova è stata usata la varietà Iride ( Origine: Altar 94 x Ares sib), iscritta al registro varietale

nel 1996, si tratta di una varietà a spigatura precoce, di taglia medio bassa e con ariste brune a maturità.

Fornisce una granella dall’elevato peso ettolitrico, con un buon indice di giallo (22 – 24) ed un contenuto

medio di proteine. La qualità del glutine è buona. Risulta caratterizzata da una buona resistenza al freddo,

così come buona è la resistenza all’allettamento. Dal punto di vista fitopatologico si è dimostrata resistente

tanto all’oidio quanto alla ruggine bruna. Di seguito, si riporta la scheda tecnica relativa alla suddetta

varietà.

                                                                                                                14
https://irp-cdn.multiscreensite.com/9ae4beb6/files/uploaded/Catalogo-corretto-2017-c.pdf

                                                                                           15
4. RILIEVI ESEGUITI

Sono stati determinati alcuni parametri morfo-fisiologici e quali-quantitativi per valutare il comportamento della

varietà nell’ambiente considerato in seguito al trattamento con biostimolante Tamarack.

    4.1. Sviluppo delle piante

        4.2.1. Altezza delle piante e sviluppo radicale

L’altezza media delle piante è stata misurata estirpando 10 piante da una specifica area di saggio in ciascuna

parcella (standard aziendale, trattato 1 e trattato 2). Prima di estrarre le piante, in tutte e tre le parcelle, è stato

individuato un tratto campione, della lunghezza di 100 cm, giudicato rappresentativo della fittezza generale

della parcella. Un tratto di 100 cm di lunghezza rappresenta una superficie di 0,23 m2. Il valore dell’altezza è

stato ricavato misurando le piante estirpate con una stecca graduata dalla radice alla spiga (Figura 5).

L’altezza è considerata un parametro indicante la produzione di biomassa relativamente all’attività metabolica

della pianta. Questo dato è stato rilevato in fase di maturazione lattea unitamente allo sviluppo dell’apparato

radicale.

                                    Fig. 5- A destra testimone a sinistra trattato

                                                                                                                     16
4.2.2. Indice di vegetazione (NDVI)

L’NDVI (Normalized Difference Vegetation Index) è un indice vegetazionale che ha riscontrato notevole

successo negli ultimi anni, soprattutto in l’agricoltura di precisione grazie al quale si determina, ad esempio, la

dose minima necessaria di fertilizzanti da apportare alla coltura in base allo sviluppo e considerando la

variabilità ambientale. Esso è definito dall’equazione:

                                     NDVI = (refNIR - refRED) / (refNIR + refRED)

dove per refNIR s’intende la riflettenza sulle lunghezze d’onda (λ) del vicino infrarosso (Near InfraRed), e per

refRED quella sulle lunghezze d’onda del rosso visibile. Matematicamente tale indice può variare tra -1 e +1, e

può essere applicabile a una qualsiasi superficie che rifletta la luce. Per quanto riguarda le superfici coltivate

esso può oscillare tra il valore del suolo nudo (~ +0,300) e quello massimo della coltura (tendente a +1,000). Il

principio su cui si basa l’indice è che una coltura in piena attività fotosintetica assorbe la radiazione necessaria

alla fotosintesi (refRED) e riflette quella infrarossa (refNIR) per evitare il surriscaldamento del “canopy”

(superficie fotosintetica). L’indice assumerà perciò valori crescenti all’aumentare della superficie coperta dalla

coltura e/o della sua attività fotosintetica. Al contrario si riscontreranno valori bassi di NDVI nel caso di colture

con scarsa copertura del suolo o tessuti vegetali in carenza/senescenza, quindi non più fotosinteticamente

attivi. Per effettuare la lettura dell’ NDVI occorre uno spettroradiometro attivo (Greenseeker). L’uso di tale

strumento attivo si rivela vantaggioso, in quanto, per la misura non è richiesta alcuna standardizzazione della

quantità di radiazione incidente. La misurazione col Greenseeker è effettuata tenendo il sensore parallelo al

suolo, a 40-60 cm sopra la vegetazione; l’indice NDVI viene registrato alla frequenza di 10 hz (10 letture al

secondo).

Nel corso della prova, a causa del susseguirsi delle ordinanze ministeriali per il contenimento della diffusione

del coronavirus (covid-19), non è stato possibile effettuare i campionamenti che, andrebbero eseguiti

settimanalmente, dall’inizio della levata fino alla maturazione cerosa.

                                                                                                                  17
4.2. Resa

        4.2.1. Componenti della resa

La produzione finale di granella del frumento è il risultato dei seguenti fattori: numero di spighe per unità di

superficie (600-700 m-2), che è determinato dal numero di piante (300-400 m-2), dall’indice di accestimento (da

0,5 a 2) e dalla sopravvivenza dei culmi; il numero di cariossidi per spiga (35-40), a sua volta influenzato dal

numero di spighette per spiga (1 -20) e di cariossidi per spighetta (1-4), e il peso medio delle cariossidi (35-45

mg), determinato dal numero di cellule dell’endosperma e dal loro grado di riempimento.

        4.2.2. Numero di spighe

La spigatura, si ritiene raggiunta quando almeno il 50 % delle piante della parcella mostra la spiga

completamente libera dalla foglia bandiera. La densità di spighe per m2 è stata determinata, in fase di

maturazione lattea, contando il numero di spighe emesse dalle piante facenti parte del tratto campione, della

lunghezza di 100 cm, giudicato rappresentativo della fittezza generale della parcella.

        4.2.3. Produzione

Al raggiungimento dello stadio di maturazione piena, attraverso l’impiego di una mietitrebbiatrice, si è

proceduto alla raccolta della granella prodotta in tutte le parcelle separatamente (Figura 6). La quantità di

prodotto utile ricavata da ognuna è stata pesata. I valori di resa si riferiscono alla quantità di granella prodotta

in termini di sostanza secca.

                                                                                                                 18
Fig. 6 - Raccolta della granella

         4.2.4. Peso di 1000 semi

È un parametro che definisce la qualità della granella, essendo strettamente correlato con la grandezza dei

semi e con il loro grado di riempimento (quantità di risorse allocate nel prodotto utile). È un dato estremamente

utile, se non necessario, in fase di semina in quanto indica la quantità di semente da ripartire per unità di

superficie, considerando la % di germinabilità e le aspettative di resa da raggiungere. Il valore è stato

determinato pesando tre repliche di 100 semi ciascuna, estratte dal campione di granella conservato dopo la

raccolta ed essiccato all’aria. I tre valori sono stati mediati e il risultato moltiplicato dieci volte per ottenere

quello riferito a 1000 cariossidi.

La concimazione azotata ha una notevole influenza sulle caratteristiche quanti-qualitative del frumento,

all’aumentare della dose di fertilizzante si riscontra infatti, ad esempio, una diminuzione del peso medio delle

cariossidi e del peso ettolitrico finale che però è bilanciata da un aumento del numero di cariossidi portate in

una singola spiga (aumento della fertilità).

                                                                                                                 19
4.2.5. Peso ettolitrico

Il peso ettolitrico è stato determinato analizzando un campione di granella di circa 200 g attraverso

strumentazione Infratec™ 1241 NOVA Grain Analyzer. Il peso ettolitrico indica la massa di un volume noto di

granella. Questo valore è pertanto influenzato da numerosi aspetti come l’umidità, la grandezza, la forma e la

rugosità dei semi. Un buon peso ettolitrico rappresenta un buon grado di riempimento della cariosside e una

buona conformità, traducibile in termini economici, anche se non rappresenta un valore assoluto in termini di

qualità proprio a causa delle variabili varietali appena citate.

        4.2.6. Qualità della granella

Dalla granella raccolta in ogni parcella è stato separato un campione di circa 300 g che è stato quindi avviato

ad analisi dei parametri qualitativi (contenuto proteico, glutine, colore) tramite strumentazione Infratec 1241,

Foss Analytical, Hillerød-Danimarca. Questo strumento usa lo spettro del vicino infrarosso (NIRS) stimolando i

vari atomi e le molecole che compongono i composti biologici ed in base alla conseguente risposta in termini

di assorbanza e riflettanza, riesce a calcolare con una precisione certa il contenuto dei diversi composti.

                                                                                                              20
5. RISULTATI E DISCUSSIONE

    5.1. Andamento meteorologico della stagione

La stagione colturale è stata decisamente siccitosa. In inverno sono state registrate temperature miti, mentre

le precipitazioni hanno assunto carattere nevoso durante la seconda metà di marzo, inizio aprile

(http://www.arpa.puglia.it/web/guest/serviziometeo). Carenze idriche legate alla scarsità di precipitazioni che si

verificano tra fioritura e fase di riempimento della cariosside, possono avere gravi conseguenze sulla resa, in

termini di quantità e qualità. Al fine di evitare effetti negativi sul raccolto è stata effettuata un’irrigazione di

soccorso con linea da mezzo litro al secondo lasciata su ogni fascia per 2,5 ore. Sono state effettuate due

turnazioni. Il volume di acqua usato è stato pari a 4500 litri distribuiti su una fascia di 620 m2. Nonostante

l’andamento meteorologico poco favorevole, dai risultati dei parametri valutati in questa prova, non sono

emersi effetti negativi dovuti all’andamento meteorologico.

    5.2. Sviluppo delle piante

I parametri presi in considerazione nell'analisi dello sviluppo delle piante per le tesi messe a confronto sono

stati l’espansione dell’apparato radicale e l'altezza dei culmi.

La valutazione visiva dello sviluppo dell’apparato radicale delle piante di frumento ha evidenziato differenze tra

il trattato e lo standard aziendale (testimone). (Figura 7). Gli apparati radicali trattati con biostimolante hanno

risposto in maniera positiva in termini di sviluppo laterale e/o allungamento della radice, rispetto al testimone

garantendo così una buona esplorazione del terreno ed una certa resistenza alla siccità.

L’altezza delle piante trattate con Tamarack (78 e 77 cm), a confronto con quelle trattate con lo standard

aziendale (75 cm) si è equiparata a valori pressoché simili (Tabella 6). L’altezza del culmo è un fattore

importante per quanto riguarda l’allettamento dovuto agli eventi meteorici. È un fenomeno che può provocare

gravi danni alla produzione, per questo oggi oltre al miglioramento genetico si cominciano ad usare nuovi

prodotti ormonali nanizzanti che riducono la taglia della pianta agendo sui processi metabolici di sviluppo.

Studi recenti (Slafer et al., 2005) sottolineano un andamento parabolico della relazione tra resa ed altezza; la

riduzione dell’altezza, infatti, oltre il valore di massima espressione produttiva, determina una riduzione del
                                                                                                                 21
potenziale produttivo. Per tale ragione le moderne cultivars di frumento manifestano valori di altezza del culmo

compreso tra 70 e 100 cm (Fischer e Quail 1990; Richards, 1992; Miralles e Slafer, 1995; Flintham et al.,

1997). Nel nostro caso, il Tamarack ha agito sullo sviluppo della pianta mantenendo nel contempo valori

ottimali di altezza.

                                                                       Trattamento                 Altezza (Cm)
                                                                       Standard aziendale               75
                                                                       Trattato 1                       78
                                                                       Trattato 2                       77

                                                                   Tab. 6 - Parametri morfologici relativi all’altezza delle
                                                                    piante di frumento duro oggetto della prova (valori
                                                                        medi di rilievi in fase di maturazione lattea)

              Fig. 7 - A sinistra apparato radicale trattato con
            tamarack, a destra trattato con standard aziendale
                                  (testimone).

                                                                                                                           22
5.3. Parametri quantitative di resa

In tabella 7 sono riportati i valori medi di ogni parametro quantitativo di resa considerato.

            Trattamento     N° spighe m2     Peso 10 spighe (g)      Resa q.li/ha     Peso 1000 semi (g)
            Testimone           473                  25                  15                  56
            Trattato 1          654                  40                16,20                 58
            Trattato 2          607                 40,5               16,40                 60

          Tab. 7 - Parametri quantitativi di resa delle diverse parcelle oggetto di studio.

        5.3.1. Numero di spighe

Il numero di spighe per unità di superficie (100 cm di lunghezza ossia 0,23 m2) ha riscontrato differenze dovute

al trattamento di Tamarack. Le spighe presenti nel trattato 1 e 2 risultano numericamente superiori, (654 e

607), rispetto al testimone (473) (Tabella 7), a parità di concimazione. Riguardo questo parametro analizzato,

è l’azoto che ha la maggiore influenza: il numero di spighe per m 2 aumenta al crescere della dose azotata

apportata, poiché questo elemento migliora l’accestimento e riduce la mortalità dei culmi.

L’indice di accestimento (n° di germogli fertili, cioè portante la spiga, per pianta), in condizioni ottimali è di 1,5-

1,3 culmi fertili per pianta vale a dire 500-600 spighe per m2. Esso è influenzato dai caratteri genetici della

specie e varietà che, può avere tendenza ad accestire poco o molto, dalle condizioni climatiche ma anche

dalla tecnica colturale. Il Tamarack ha agito migliorando e aumentando l’efficienza nutrizionale della pianta,

favorendo un miglior accestimento e riducendo la mortalità dei culmi. L’applicazione di biostimolante in

miscela al diserbo in fase di accestimento ha favorito l’attivazione di specifici geni nella pianta, stimolando

reazioni antistress per un recupero più rapido della crescita della pianta stessa.

Nella fase di accestimento si ha accumulo di sostanze di riserva alla base del culmo che, in tal modo, tende

leggermente ad ingrossarsi determinando il numero totale delle spighe/m2; il Tamarack, in questa fase, ha

migliorato l’assorbimento e l’utilizzo dell’azoto incrementando l’attività degli enzimi Nitrato Reduttasi e

Glutammato Deidrogenasi.

Considerando anche la resa di ogni trattamento, il peso delle spighe trattate con Tamarack è risultato

superiore rispetto al testimone permettendo il raggiungimento di buone produzioni (Tabella 7).

                                                                                                                    23
5.3.2. Produzione

Dal punto di vista produttivo il principale risultato derivante dall’applicazione fogliare di Tamarack, in miscela al

diserbo e al fungicida, è stato un incremento di circa il 10% di resa unitaria nel trattato 1 e 2 rispetto al

testimone.

In particolare, la resa è stata rispettivamente di 16,20 q.li e 16,40 q.li nel trattato 1 e 2 e di 15 q.li nel testimone

(Tabella 7).

        5.3.3. Peso di 1000 semi

Per quanto riguarda il peso di 1000 semi, non è stata riscontrata una differenza significativa dovuta al

trattamento di Tamarack alla dose di 2 L/ha. Il trattato 1 raggiunge un peso di 1000 semi di 58 g, il trattato 2 di

60 g mentre il testimone ha un peso di 1000 semi di 56 g (Tabella 7) ma senza dubbio, constatando i valori di

resa e di numero di spighe m-2 riferiti alle stesse tesi, a questa lieve differenza è contrapposto un aumento del

numero di spighe e di cariossidi portate in ogni singola spiga.

                                                                                                                     24
5.4. Parametri qualitative della granella

In tabella 8 sono riportati i parametri qualitativi presi in considerazione.

Frumento duro (Iride)       Umidità %        Proteine (% s.s.)    Glutine (% s.s)      Peso ettolitrico    Colore
Testimone                     11,6                 12,7                9,35                77,2             60
Trattato 1                     11,2                 15,4                11,4                    78,3        59,9
Trattato 2                     11,2                 13,5                10,2                    79,6         60

Tab. 8 - Parametri qualitativi della granella osservati per i due trattamenti di Tamarack oggetto della prova

           5.4.1. Proteine e glutine

Il Tamarack, utilizzato alla dose di 2 L/ha, ha migliorato leggermente tutti i parametri qualitativi, aumentando

in particolare sia il peso ettolitrico che la concentrazione di proteine e quella di glutine.

Il contenuto proteico della granella ottenuto dalle varie tesi oggetto della prova sperimentale ha raggiunto

generalmente buone percentuali (Tabella 8), garantendo in questo modo una buona qualità della granella. I

due trattamenti di Tamarack, hanno contribuito ad aumentare il tenore proteico di circa il 3% rispetto al

testimone. E’ noto che la quantità di azoto, fornita specialmente in fase di botticella-spigatura, tende ad

aumentare il tenore proteico nella granella. Nel caso del trattato 1 e 2 l’applicazione fogliare di Tamarack, nelle

su citate fasi fenologiche, ha contribuito ulteriormente in tal senso apportando un miglioramento in termini

produttivi non solo di tipo qualitativo ma anche quantitativo, considerando un più alto valore di peso ettolitrico.

La concentrazione di proteine e quella di glutine della granella sono considerati i parametri che più degli altri

influiscono sulla qualità finale della pasta (Dexter e Matsuo, 1977; D'Egidio et al., 1979; D'Egidio et al., 1990).

Risultati simili a quelli appena descritti, sono stati ottenuti anche con la determinazione della percentuale di

glutine.

                                                                                                                   25
5.4.2. Peso ettolitrico

Nonostante l’andamento termo-pluviometrico poco favorevole durante la fase di riempimento della granella, il

valore medio di peso ettolitrico, è stato alto in tutte le parcelle oggetto di studio (Tabella 8). I valori più elevati,

per questo carattere, sono stati quelli espressi nel trattato 2 (80 Kg/hl) mentre i valori più bassi sono stati quelli

registrati nel testimone (77 Kg/hl).

Il peso ettolitrico indica il grado di riempimento della granella, in genere varia dai 75 agli 82 Kg/hl ed è

correlato con la resa in semola. Dato il valore ottenuto nel trattato con Tamarack (80 kg/hl), risulta che la resa

in semola sarà buona. Difatti, valori in peso ad ettolitro bassi significa minore produzione in semola

avvantaggio della crusca. Le concimazioni azotate hanno un’influenza molto marcata su questo parametro

dovuta ad un maggiore riempimento delle cariossidi in fase di maturazione, determinante per l’ottenimento di

una granella di buona qualità. Oltre alle concimazioni si è rivelato vantaggioso anche l’utilizzo del

biostimolante in fase di accestimento favorendo un miglior assorbimento e accumulo degli elementi nutritivi

nel culmo e nelle foglie per poi essere traslocati nella granella.

        5.4.3. Colore

Il colore, espresso come indice di giallo, ha una forte componente genetica. L’elevato contenuto in pigmenti

gialli, principalmente caroteni e xantofille, determina il più o meno intenso colore giallo della pasta. I valori di

colore della varietà Iride, oggetto della prova, sono situati in un range compreso tra il buono e l’ottimo e non ci

sono differenze tra il trattato e il testimone. Il colore giallo della pasta è uno dei requisiti più importanti per

l’industria della pastificazione, infatti, ha un impatto diretto sul consumatore e perciò condiziona il livello di

apprezzamento del prodotto.

                                                                                                                     26
6. CONCLUSIONI

L’Italia è il principale produttore di frumento duro dell’Unione Europea. Negli ambienti tradizionalmente

interessati dalla coltivazione del frumento duro, l’imprevedibilità dell’andamento climatico, l’irregolare

distribuzione delle precipitazioni nel corso dell’anno accompagnate da lunghi periodi siccitosi, rendono ancora

oggi instabili ed altalenanti le produzioni cerealicole incidendo, nel contempo, anche sulle caratteristiche

qualitative della produzione.

Il miglioramento delle prestazioni della coltura è stato ottenuto anche grazie al miglioramento della tecnica

agronomica, inteso sia come maggiore disponibilità di input energetici (es. fertilizzanti minerali), sia come

individuazione dei parametri agronomici adatti a garantire la piena espressione del potenziale produttivo di

ciascuna varietà (epoca e densità di semina, lavorazioni del terreno, gestione infestanti,).

La granella di frumento duro viene utilizzata principalmente nei Paesi del bacino del Mediterraneo per la

produzione di pasta e, nel nostro Paese, i prodotti del frumento duro devono rispettare le norme

merceologiche dettate dalla Legge n. 580/67, aggiornata dal D.P.R. del 9 Febbraio 2001 n. 187, in base alla

quale essi vengono distinti in “sfarinati” e “paste alimentari”.

I risultati ottenuti in questa prova hanno messo in evidenza una particolare efficacia dell'applicazione fogliare

di Tamarack in miscela al diserbo e al fungicida.

L’applicazione di Tamarack ha migliorato la produzione di frumento duro sia in termini quantitativi che

qualitativi. Infatti, nonostante l’andamento meteorologico poco favorevole e la monosuccessione, si è

osservato un incremento della resa in granella pari al +10% nelle parcelle trattate con biostimolante. Il

contenuto proteico delle granelle trattate con Tamarack ha raggiunto valori eccellenti, superiori al 13% e, nel

caso del trattato 2 (15,4%), superiori alla soglia del 14,5%, valore che identifica la I classe di qualità secondo

la normativa vigente.

Il peso ettolitrico è un parametro importante in particolar modo per i mugnai, in quanto è positivamente

correlato con la resa in semola e, quindi, con il valore molitorio del frumento duro. Ad un peso ettolitrico

elevato (>78 kg hl-1), infatti, è associato generalmente un elevato peso della cariosside, determinato da un più

elevato rapporto tra amido e crusca.
                                                                                                               27
Le proteine e il glutine della granella sono i parametri che più degli altri influiscono sulla qualità finale della

pasta. Il contenuto ed il rapporto tra le diverse frazioni di proteine della cariosside modificano l'elasticità, la

viscosità e la resistenza dell'impasto che si forma miscelando la semola con l'acqua durante la produzione

della pasta, e quindi influiscono direttamente sulla qualità del prodotto finito.

La resa e la qualità della granella di frumento dipendono strettamente dai fattori genetici, ambientali, dalla

gestione agronomica della coltura e dalla loro interazione.

La resa di una coltura da granella è data dal tasso e dalla durata di accumulo della sostanza secca nei semi o

nelle cariossidi, che sono a loro volta regolati da un processo di tipo “source-sink”. La quantità di carbonio e di

elementi che vengono accumulati nella granella (sink) dipende, infatti, dalla disponibilità di nutrienti nel terreno

o negli organi vegetativi della pianta (source) e dall'efficienza con cui essi vengono assorbiti o traslocati

durante la fase di riempimento del seme. Nei cereali, l'endosperma è il tessuto in cui vengono accumulati

l'amido e la maggior parte delle proteine di riserva, per la cui sintesi vengono utilizzati il carbonio e l'azoto che

provengono in parte dalla traslocazione dalle foglie e dai culmi in cui essi erano stati assimilati in molecole

complesse nel periodo precedente alla spigatura, ed in parte dall'assorbimento durante la fase di riempimento

della cariosside. L'efficienza di traslocazione e di accumulo nella granella del carbonio e dell'azoto è legata sia

al patrimonio genetico della varietà coltivata (Halloran, 1981; Cox et al., 1985) che ai fattori ambientali, quali

soprattutto la temperatura dell'aria e la disponibilità idrica nel terreno durante la fase del grain filling (Fares et

al., 1993; Triboi e Leblevenc, 1995; Convertini et al., 1998; Daniel e Triboi, 2000; Altenbach et al., 2003;

Zahedi et al., 2004; López-Bellido et al., 2005; DuPont et al., 2006; Ercoli et al., 2008), nonché la tecnica

colturale seguita, ed in particolare la densità di semina e la concimazione azotata (Spiertz e De Vos, 1983;

Papakosta e Gagianas, 1991; Demotes-Mainard et al., 1999; Arduini et al., 2006). L’aumento dell’efficienza

d’uso dei fertilizzanti apportati è stato determinato dall’applicazione fogliare del Tamarack in fasi fenologiche

cruciali (accestimento e levata) migliorando l’assorbimento dei nutrienti da parte della pianta.

Infatti, il meccanismo d’azione dei biostimolanti è basato sull’aumento dell’attività metabolica delle piante che

permette il miglioramento dell’efficienza di assorbimento dei nutrienti presenti nel terreno ma anche di quelli

forniti con le concimazioni. La somministrazione di Tamarack,               ha aumentato la resa/ha nonchè le
                                                                                                                   28
caratteristiche quali / quantitative della granella migliorando l’efficienza d’uso degli elementi nutritivi, e in taluni

casi, aumentando la resistenza agli stress di natura biotica e abiotica.

Il Tamarack, se usato con raziocinio e conoscenza può dare un netto vantaggio sull’efficienza di utilizzo degli

elementi nutritivi, riducendo gli elementi fertilizzanti, le perdite per lisciviazione e garantendo un’agricoltura

sostenibile.

In cerealicoltura, e più in generale per le colture estensive, i biostimolanti (Tamarack) possono rispondere

all’esigenza di mantenere le produzioni elevate e costanti negli anni in condizioni di stress ambientali (es.

stress idrici e termici) migliorandone anche gli aspetti qualitativi della granella.

                                                                                                                     29
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Dott.ssa Carmela Di Domenico                                     Firma                               Data
Indirizzo e-mail:                                    Dott.ssa Carmela Di Domenico                 28/09/2020
carmela8didomenico@gmail.com

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