PER LA SPIRITUALITÀ DELL'ACCOGLIENZA - PERIODICO MENSILE DEL MOVIMENTO "TRA NOI" Anno LXIV 12 / 2019 - Associazione Movimento Tra Noi

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PER LA SPIRITUALITÀ DELL'ACCOGLIENZA - PERIODICO MENSILE DEL MOVIMENTO "TRA NOI" Anno LXIV 12 / 2019 - Associazione Movimento Tra Noi
PERIODICO MENSILE DEL MOVIMENTO “TRA NOI”
                          Anno LXIV   12 / 2019
PER LA SPIRITUALITÀ DELL’ACCOGLIENZA
PER LA SPIRITUALITÀ DELL'ACCOGLIENZA - PERIODICO MENSILE DEL MOVIMENTO "TRA NOI" Anno LXIV 12 / 2019 - Associazione Movimento Tra Noi
Periodico mensile del
                            Movimento “Tra Noi”
                                                                                                   EDITORIALE

                                                                 Viene la luce del mondo
Direttore responsabile: Matilde Gana
Coordinamento redazionale:
Antonella Simonetta
Fotografie: Archivio fotografico “Tra Noi”

                                                              A
Fotocomposizione e stampa:
Mancini Edizioni s.r.l. - Roma
Cell. 335.5762727 - 335.7166301
Redazione centrale: Via Machiavelli, 25 - Roma                       bbiamo bisogno della Luce che rischiari le tenebre del nostro mondo inte-
Direzione, amministrazione e redazione “Tra Noi”:
Via Monte del Gallo, 113 - 00165 Roma                                riore ed esterno. La confusione e l’indifferenza, l’individualismo e la vio-
Tel. 06.77200309 - 06.39387355 - Fax 06.39387446
movimentotranoi@virgilio.it                                          lenza, le guerre e le sofferenze degli innocenti ci sovrastano e ci sentiamo
www.movimentotranoi.it
Tra Noi viene inviato gratuitamente chiunque ne fac-
                                                              impotenti.
cia richiesta. Si sostiene grazie al contributo volonta-
rio dei Membri del Movimento “Tra Noi” e alla gene-
                                                              La Luce di Dio che si fa uomo ci irradia e consente di discernere in noi e nella
rosità dei lettori a cui stanno a cuore questa rivista e
le sue finalità.                                              società quei semi della Sua Incarnazione che operano il nuovo, parlano di pace e
             CCP n. 26933002 intestato a:
                 Associazione “Tra Noi”
                                                              di giustizia, danno senso alla vita nostra e degli altri.
           via Machiavelli, 25 - 00185 Roma                   Riprendiamo coraggio perché Lui è l’Emmanuele, il Dio con noi; scaccia la paura
Per richiedere l’abbonamento o per qualunque
corrispondenza contattare il Tra Noi.                         e rinnova la nostra vita rendendoci protagonisti di una storia nuova, che è storia
Raccomandiamo di comunicare tempestivamente qualun-
que cambio di indirizzo onde evitare inutili spese postali.
                                                              di salvezza per tutti.
Sped. abb. post. Art. 2 Comma 20/C L. 662/96 Filiale
di Roma Aut. Tribunale di Roma n. 277 del 15 maggio 1952
                                                              Don Plutino ci invita infatti ad essere portatori di pace, il tramonto di Natale
Finito di stampare: Dicembre 2019                             pone l’attenzione sulla Verità del grande Evento, spesso oggetto di consumismo
                                                              e frenesie, che vanificano l’essenzialità del Mistero.
IN QUESTO NUMERO

             2 Editoriale                                     Antonio Casile, nostro amico fraterno e collaboratore, scomparso dieci anni fa,
  		 Viene la luce del mondo
                                                              ci aveva invitato in uno scritto sulla famiglia a recuperare il senso umano e
             3 Camminiamo insieme
  		Portatori di pace                                        cristiano di questa realtà. Abbiamo pensato di proporlo sia per sentirne tutta
             4 Attualità                                      l’attualità, sia per accogliere ancora una volta i suoi insegnamenti.
  		Il tramonto del Natale                                   Le gocce di spiritualità ci presentano lo schema della vita di Gesù, mentre il
             6 Famiglia                                       racconto ci conferma la forza del sentimento materno. La testimonianza di Ma-
  		La missione della Famiglia                               ria Luce e quella della Segre ci incoraggiano ad essere coerenti mentre l’Angolo
     Cristiana
                                                              dell’arte ci fa gustare le meraviglie di Dio attraverso l’Immacolata Concezione.
     10 Nello spirito di don Orione                           In diretta dal Movimento ci racconta delle ultime iniziative quale gradino per un
  		 Gesù bambino,
     Gesù amore dona a noi la                                 rinnovato impegno a vivere l’Accoglienza della Luce che fa nuovi noi e tutte le
     tua benedizione!                                         cose. E’ il nostro più caro augurio.
     11 Gocce di spiritualità                                                                                                  LA REDAZIONE
  		Dov’è il Re dei Giudei
     che è nato?

                                                               Auguri di un Santo Natale
     15 Il racconto

                                                                                e di un sereno 2020
  		 La porta aperta
     16 Testimonianza
  		Maria luce preferì il pudore
     al successo                                                                                                                                     1982 ci
                                                                                                          gli auguri più belli con le parole che nel
     18 Società                                                “Desideriamo porgere ai nostri lettori                                                a  Anto-
                                                                                                          collaboratrice di don Plutino: la signorin
  		Liliana Segre una testimone                               indirizzò la nostra prima presidente e                                              un grazie
                                                                                                           del 1994. Vuole essere un ricordo ed
     scomoda                                                   nietta Ranucci, deceduta il 7 gennaio
     20 L’angolo dell’arte                                     a Dio per avercela donata”.
  		L’Immacolata concezione                                                                                                                            cuore
                                                                                                               sale libera e amorosa dal fondo del
     nell’arte e cenni della sua                                AUGURI: che cos’è questa parola che                                                  nemico?
                                                                                                            il volto di un fratello e quello di un
                                                                per incontrare con desiderio di bene
     evoluzione iconografica
                                                                                                                                                  salv ezza di
     22 In diretta dal Movimento                                                                             sa dell’Incarnazione di Dio per la
                                                                Poiché in questa celebrazione gaudio                                                     tutti
     22 Anniversario Casa Famiglia                                                                             riminazioni: questa Nascita ci ha resi
                   in Via Macchiavelli                          tutti gli uomini non c’è libertà di disc
        23 “Ricordate: A fianco a                               fratelli.                                                                               uomo,
                                                                                                                ra per incontrare il cuore dell’altro
           noi c’è sempre qualcuno                              Così, ogni augurio che esce dalle labb                                                o di in-
                                                                                                           ghiera, un invito alla sper­ anza, un vot
                                                                porta con sé un’implorazione di pre
           bisognoso”
                                                                                                                                                       questo,
        23 60 anni di storia                                         llab ile fidu cia nell ’am ore che Ges ù è venuto a portare sulla terra: e per
                                                                 cro
           d’Amore…                                                                                              segno e frutto di quell’Amore.
         In copertina: Marianne Stokes, Madonna                  anche solo un piccolo augurio diventa                                                      A.
         col Bambino (1909 circa), olio
         su tavola. Wolverhampton (Gran
         Bretagna), Art Gallery (Bridgeman)
PER LA SPIRITUALITÀ DELL'ACCOGLIENZA - PERIODICO MENSILE DEL MOVIMENTO "TRA NOI" Anno LXIV 12 / 2019 - Associazione Movimento Tra Noi
Portatori

                                                                                                                             Camminiamo insieme
                                                                                       di pace
                                                                                      Quanta gente che ci sembra strana,
                                                                                      curiosa che cammina con noi, an-
                                                                                      che noi siamo delle persone strane!
                                                                                      Avvertiamo il grande mistero che
                                                                                      porta Maria in mezzo a noi? Vor-
                                                                                      remmo forse vedere prodigi, segni
                                                                                      straordinari e non avvertiamo che
                                                                                      Dio è semplicissimo, che è amore e
                                                                                      tiene nascosti questi misteri ai sa-
                                                                                      pienti ed agli intelligenti e li fa co-
                                                                                      noscere ai piccoli, ai poveri.
                                                                                      Ormai siamo a Betlem: Maria dà alla
                                                                                      luce il nostro Redentore, fatto Bam-
                                                                                      bino, dalle apparenze come tutti gli
                                                                                      altri, in una grotta. In una grotta?
                                                                                      Ma come è poi possibile questo?
                                                                                      E’ l’amore, l’amore del Padre che
                                                                                      si presenta agli uomini. E chi non
                                                                                      si prostra in questa grotta, chi non
                                                                                      adora questo Bambino non potrà
Correggio: “Adorazione dei pastori” Dresda, Gemaldgalerie                             avere la pace cantata dagli Ange-
                                                                                      li: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e

C
                                                                                      pace agli uomini che Egli ama».
         amminiamo insieme verso il          semplicissimo, come in tutte le ma-
                                                                                      — E prostratisi lo adorarono... E sono
         Natale. Il nostro itinerario in     nifestazioni di Dio, che si è messo e
                                                                                      ritornati pieni di gioia — pace al
         questo mese si svolge insie-        si mette sempre dalla parte dei po-      loro lavoro. Il mondo cerca la pace,
me con dei grandi, ma semplici ed            veri. Essere poveri, porta delle con-    ha bisogno di pace, ma la pace non
umili personaggi: Maria e Giuseppe           seguenze che non a tutti piacciono,      sta nelle testate nucleari — quella
che vanno all’appuntamento di Dio            perché significa anche essere pic-       è morte — tanto meno in tutti quei
con gli uomini. Essi non conoscono           coli, indifesi: eppure Gesù disse: «Se   cortei organizzati e negli slogan; la
tutti i particolari di questo grande         non vi farete piccoli come bambini,      pace sta là in quella nascita e veri
mistero del Dio fatto uomo e do-             non entrerete nel regno dei cieli».      portatori della pace sono coloro che
ve e come Egli si faccia conoscere           La povertà, tanto aborrita dagli         si prostrano, adorano e credono che
personalmente, ma sanno che deve             uomini, ma sposata da Dio, deve          in quella grotta, in quel fango si
nascere; sono portatori dell’atteso          essere una cosa veramente meravi-        trova Gesù-cuore del mondo.
Messia, sanno pure che devono im-            gliosa: non vi accorgete che Maria       Un mondo senza cuore non avrà
porgli il nome — Gesù — (Salvatore)          è la grande povera eppure porta Dio      mai pace. O Gesù Salvatore donaci
e certamente sono compresi di que-           con sé, che Giuseppe è un semplice       un cuore nuovo per amarti e servirti
sta loro responsabilità e dell’immi-         lavoratore? Dio li ha scelti a colla-    nei nostri fratelli.
nente manifestazione.                        borare direttamente con Lui nel mi-      A tutti buon Natale! •
E’ questo un cammino di poveri,              stero della nostra redenzione!                                           d. S. P.

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Il tramonto
Attualità

                                                                         del NATALE
                                                                               Già quasi un secolo fa il grande scrittore
                                                                               inglese segnalava la deriva consumistica
                                                                                          impressa alla festa più amata

                                                                                                            di Gilbert Keith Chesterton

                                                                             come arriverà il Natale, specialmente quando lo decla-
                                                                             mano (con una certa amarezza) nel mese di maggio.
                                                                             Ma, per il mondo della pubblicità, il Natale sta arri-
                                                                             vando quando è ancora di là da venire. Non si può mai
                                                                             dire, con soddisfazione completa e piena, che è giunto
                                                                             finalmente il giorno di Natale. La moda futurista dei
                                                                             nostri giorni ci porta a cercare la felicità nel domani
                                                                             piuttosto che nel presente. Quindi, mentre aumenta
                                                                             incessantemente il clamore nell’approssimarsi delle

        È
                     una caratteristica dei nostri tempi quella di           feste natalizie, non altrettanto clamore suscita la festa
                     creare aspettative grandiose sul Natale, tra-           in sé.
                     sformandolo in un gigantesco spot pubblicita-           Gli uomini d’oggi pensano che quando la festa è ar-
            rio. La maggior parte dei giornalisti inizia a scrivere i        rivata sia già finita. Nel mondo commerciale odierno
            primi articoli sulla stagione natalizia alla fine dell’e-        le preparazioni per il Natale sono infinite mentre la
            state e si prepara a lanciarli già nel cuore dell’autunno.       festa dura il tempo di un lampo. Il che contrasta net-
            Iniziano a pensare all’agrifoglio e al vischio mentre fio-       tamente con le usanze antiche, ai tempi in cui la festa
            riscono ancora le ultime rose dell’estate e immaginano           era sacra per la gente semplice, quando ci si preparava
            che fiocchi la neve nella foresta quando a cadere sono           con austerità all’Avvento e si digiunava alla vigilia. Poi
            solo le foglie. Singolare caratteristica della modernità,        però esplodeva una festa continua e gioiosa che du-
            collegata in parte a quello spirito profetico delle utopie       rava dodici giorni e che culminava in quella bizzarria
            moderne che ha portato alcuni a chiamarsi futuristi,             che Shakespeare definì La dodicesima notte, o quel che
            nell’ipotesi pittoresca che sia possibile affezionarsi al        volete. Come nei Saturnali, che terminavano in una ba-
            futuro. È connessa a quel romanticismo espresso un               raonda dove tutti facevano quello che volevano. Quei
            tempo con la frase “arriveranno tempi migliori”; segui-          dodici giorni dal Natale all’Epifania sono stati resi poe-
            ta da quelli che dicono “non ci metteremo molto”, che i          ticamente con tanta bellezza da William Shakespeare.
            critici più sardonici denuncerebbero come una promes-            Una poesia del tutto assente nelle pubblicazioni gior-
            sa non mantenuta. Almeno, nel campo di una società               nalistiche dei nostri giorni sulla preparazione del Na-
            perfetta del futuro, si può dire che in molti attendono          tale. Sarebbe vano nascondere i miei gusti reazionari,
            tempi migliori, anche se sarebbe difficile sostenere, in         che propendono per quelle antiche usanze. Suggerisco
            questo momento, che non ci metteremo molto. Sono                 addirittura che ognuno si goda il Natale quando arri-
            coloro tuttora convinti che l’utopia si realizzerà, così         va, invece di essere bombardato dagli annunci che sta

                                                                         4     12/2019
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arrivando. Penso persino che sia meglio che il monello              mento dalla mentalità medievale a quella moderna sta

                                                                                                                                   Attualità
si ammali per aver mangiato troppo pudding di Natale                proprio in quest’immagine. Prima si mettevano i sei
invece di diventare un piccolo nichilista e pessimista              centesimi nel pudding, oggi i sei centesimi prevalgono
a furia di vedere le foto della torta natalizia nelle ri-           sul pudding.
viste o nei tabelloni pubblicitari mesi prima di poterlo            Anche nel Natale antico c’erano i denari, le mercanzie
gustare. In ogni caso, solo mangiandolo si potrà dimo-              e i mercanti. Ma lo schema morale dell’ordine antico,
strare che quel dolce natalizio è buono. Ed è un sim-               per quanto pieno di difetti, si basava sul fatto che il
bolo che andrebbe tenuto a mente e che troppa gente                 denaro non prevaleva sui beni, che il mercante non
oggi ha dimenticato: bisogna gustare le prelibatezze                prevaleva sull’artigiano. Vi erano talvolta guadagni
quando vengono consumate.                                           inattesi, come quei sei centesimi trovati incredibil-
Viene data troppa importanza alle parole invece che                 mente dentro un dolce natalizio. Ma l’idea della pro-
alle cose: siamo inondati da progetti, schemi e annunci             prietà stabile e del suo godimento prevaleva sul gua-
illustrati di certi beni e si perdono di vista i beni stessi.       dagno frutto del caso e della fortuna. Con l’avvento
Il nostro mondo è tediato da troppe chiacchiere: re-                dei mercanti spregiudicati la mentalità cambiò fino a
portage e previsioni hanno preso il posto del gusto di-             un totale ribaltamento di prospettiva. Il mondo iniziò
retto delle cose e delle esperienze concrete. Si vivrebbe           a essere dominato da quelli che Lord Birkenhead chia-
meglio se le persone riscoprissero la vita semplice del             mò “i prezzi luccicanti” senza i quali le persone non
contadino. Ma l’uomo moderno trova più affascinan-                  possono intraprendere alcuna attività sana e proficua.
te il paesaggio immaginario dei film che non quello                 E così le persone iniziarono a pensare un po’ troppo ai
reale della terra e delle fattorie. In realtà il paesaggio          prezzi e poco al pudding. Il che, in riferimento al dolce
della fattoria è mille volte più interessante di quello             è un errore, in riferimento al Natale una bestemmia.
cinematografico. Tuttavia i critici non ammettono che               In quanto vi è un senso di perversione, non estranea
l’uomo possa tornare a gustare le cose vere, originali,             a una certa dissacrazione, quando il commercio tra-
al posto delle copie. Nonostante tutto il materialismo              sforma completamente una tradizione di origine sacra.
e i meccanismi massificanti                                                               Milioni di persone rette e di valo-
che contraddistinguono la                                                                 re ci tengono ancora al Natale; e
nostra cultura, viviamo in                                                                in tutta sincerità lo mantengono
un mondo di ombre. Forse                                                                  sacro e felice. Ma vi sono colo-
ciò avviene proprio perché i                                                               ro che, approfittando di istinti
profeti e i progressisti pro-                                                              naturali come la giocosità e la
iettano la loro ombra sugli                                                                ricerca del piacere, lo hanno tra-
eventi a venire. Si considera                                                              sformato in qualcosa di molto
che solo la danza di ombre                                                                  più vile della giocosità o della ri-
sia entusiasmante; e così                                                                   cerca del piacere. Hanno tradito
perdiamo il significato delle                                                               il Natale. Per loro l’essenza del
cose concrete. Il dolce nata-                                                               Natale, così come l’essenza del
lizio può essere considerato                                                                pudding natalizio, è diventata
un’allegoria e un simbolo an-                                                               qualcosa di stantio da seppellire
che in un altro modo. Il bam-                                                                con i loro tesori; e hanno sola-
bino si aspetta di trovare sei                                                               mente moltiplicato i sei cente-
centesimi nella torta; il che                                                                simi in trenta denari. •
va bene, a patto che la torta                                                                   (da “Illustrated London News”,
sia considerata più importan-                                                                  23 dicembre 1933 Traduzione di
te dei sei centesimi. Il cambia-                                                                              Andrea Colombo)

                                                                5     12/2019
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La missione
della
Famiglia
Cristiana
          di Antonio CASILE

S
       icuramente la famiglia di og-      tempo, sì, anche oggi, sia pure se-      produzione economica e di parteci-
       gi è molto mutata rispetto a       condo modelli mutati. Non è un in-       pazione politica.
       ieri: sono entrati in crisi vec-   terrogarci sterile e ozioso il nostro,   In quest’ambito, ancora oggi, le due
chi modelli e se ne sono imposti di       ma pieno di cura per la famiglia, a      funzioni fondamentali della fami-
nuovi. Si parla spesso oggi di “nuo-      cominciare dalle nostre, per poter-      glia sono quella della umanizzazio-
ve famiglie” per indicare le nuove        le aiutare e sostenere a essere ciò      ne e della socializzazione.
forme che si sono andate imponen-         che devono essere, secondo quel          La famiglia esercita la sua forza
do accanto alla famiglia fondata          disegno di verità che Dio, secondo       umanizzatrice e socializzatrice,
sul matrimonio e costituita da due        la visione religiosa e cristiana, ha     mediante la formazione del sogget-
genitori con figli. Abbiamo oggi          impresso nella sua natura di istitu-     to umano, favorendo l’integrazione
“famiglie di fatto”, famiglie “con        zione ad un tempo naturale e cul-        nell’io delle sue molteplici dimen-
un solo genitore”, famiglie “ricosti-     turale.                                  sioni relazionali (maschio/femmi-
tuite” con prole acquisita e mista,                                                na, figlio/genitori, fratello/sorella,
famiglie “unipersonali”. Forme tut-       Realtà naturale e culturale              piccolo/adulto/vecchio, familiare/
te riconosciute e codificate dal di-      della famiglia                           parente/amico, uomo/cittadino), in
ritto, segno di un accoglimento da        La famiglia è un’istituzione la cui      essa esercitate nell’orizzonte della
parte della società nel segno della       presenza è documentata pres-             più ampia società civile.
normalità.                                so tutte le culture: essa svolge un
Di fronte a questa nuova, per mol-        compito di accrescimento della           La missione della famiglia
ti versi, sconcertante normalità, di      specie, mediante la procreazione;        “Comunione” significa condivide-
fronte a questo pluralismo di for-        di umanizzazione culturale, me-          re un “munus”, un compito. Infatti
me familiari, vogliamo interrogar-        diante la “coltivazione” e lo svilup-    questo “essere” la famiglia una “co-
ci sul senso della famiglia oggi, su      po delle doti di anima e di corpo        munità di persone”, proprio perché
quale valore abbia rispetto alle sue      dei propri piccoli; di integrazione      naturale, si impone ad essa come
funzioni tradizionali, documenta-         sociale, mediante la formazione di       un compito: anzitutto quello di
bili presso ogni cultura e in ogni        nuovi membri per la comunità; di         rea­lizzare se stessa, di diventare ciò

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che è, e, poi, di svolgere la missione   sone” (Familiaris consortio, n. 18).         reciproco mediante la comuni-
che Dio le ha affidato.                  “Comunità” significa un’unione               cazione delle reciproche diver-
Nel disegno di Dio - è il Concilio a     stabile di due “persone”, cioè di due        sità e la maturazione e la posa
ricordarlo - la famiglia è costitui-     individui costitutivamente “rivolti”         in atto di atteggiamenti quali
ta quale “intima comunità di vita e      l’uno verso l’altro. Dalla reciprocità       “una pronta disponibilità di tut-
di amore” (Gaudium et spes, n. 48).      di questa relazione d’amore nasce            ti e di ciascuno alla comprensio-
Ad essa, conseguentemente, - ar-         la famiglia, dalla comunicazione             ne, alla tolleranza, al perdono,
gomenta il Papa Giovanni Paolo II        reciproca dei beni materiali e spi-          alla riconciliazione” (Familiaris
nella sua esortazione apostolica         rituali si alimenta la famiglia, sulla       consortio, n. 21), il rispetto re-
Familiaris consortio - è affidata “la    comunione intima e profonda di               ciproco, l’attenzione costante ai
missione di custodire, rivelare e co-    due vite e, poi, di altre, si fonda la       bisogni degli altri mediante un
municare l’amore quale riflesso vivo     famiglia.                                    vigile discernimento, il dialogo
e reale partecipazione dell’amore                                                     sincero e leale, il servizio reci-
di Dio per l’umanità e dell’amore        Formare una comunità di persone              proco di tutti i giorni, la con-
di Cristo Signore per la Chiesa sua      La famiglia realizza pienamen-               divisione dei beni, delle gioie e
sposa ” (n. 17).                         te le intenzioni primordiali di Dio          delle sofferenze.
Questa missione si articola, nelle       sull’uomo: “Non è bene che l’uomo         - Favorendo forme effettive di
indicazioni del Papa, in “quattro        sia solo!” (Gen 2, 18). In essa, in-         partecipazione alla vita familia-
compiti generali della famiglia:         fatti, “si costituisce un complesso          re, mediante la creazione di una
1) la formazione di una comunità         di relazioni interpersonali - nuzia-         struttura familiare democratica,
   di persone;                           lità, paternità-maternità, filiazione,       egualitaria e corresponsabile.
                                         fraternità, mediante le quali ogni        Così facendo, la famiglia svolge la
2) il servizio alla vita;
                                         persona umana è introdotta nel-           sua funzione di “scuola di umanità”,
3) la partecipazione allo sviluppo       la famiglia umana e nella famiglia        che la apre al compito di contribui­
   della società;                        di Dio, che è la Chiesa” (Familiaris      re alla costruzione di una società
4) la partecipazione alla vita e alla    consortio, n. 15).                        più umana, composta di uomini
   missione della Chiesa (Familia-       Compito primo della famiglia, dun-        buoni e giusti, solidali e cooperativi
   ris consortio, n. 17).                que, è portare a compimento questa        nella corresponsabilità per il bene
                                         vocazione dell’uomo alla relazione        comune.
La vocazione della famiglia              con altri uomini, costituendosi e
È su questo impianto naturale e          formandosi come una “comunità di
culturale della famiglia che si inse-    vita e di amore”.
risce il disegno di Dio, per esaltarne   Ciò è possibile attivando alcuni
le funzioni e assegnarle un com-         fondamentali dinamismi di comu-
pito vitale per ogni uomo e per le       nione:
umane società. Il Concilio Vatica-       - Facendo sì che l’amore diventi
no II afferma che “la salvezza della         prassi quotidiana nella forma-
persona e della società umana e cri-         zione delle persone. La famiglia
stiana è strettamente connessa con           è formatrice di persone median-
una felice situazione della comuni-          te l’amore con cui accoglie, ri-
tà coniugale e familiare” (Gaudium           spetta e promuove ciascuno dei
et spes, n. 47).                             suoi membri affinché realizzi
Nel disegno di Dio la famiglia è             pienamente la sua vocazione
chiamata a “vivere, crescere e per-          (cfr. Familiaris consortio, n. 22).
fezionarsi come comunità di per-         - Promuovendo l’arricchimento

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Partecipare allo sviluppo
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                                                                                     Quella della famiglia, servizio alla
                                                                                     vita, è un’apertura a tutto campo:
                                                                                     mediante l’amore essa apre e pre-
                                                                                     para la vita alla convivenza civile.
                                                                                     La famiglia, infatti, “prima cellula
                                                                                     della società’’’ (Apostolicam actuo-
                                                                                     sitatem, n. 11) diventa, in questo
                                                                                     suo dinamismo, “prima e insostitui­
                                                                                     bile scuola di socialità” (Familiaris
                                                                                     consortio, n. 43), diventa “esempio
                                                                                     e stimolo per i più ampi rapporti
                                                                                     comunitari all’insegna del rispetto,
                                                                                     della giustizia, del dialogo, dell’a-
                                                                                     more” (ivi) e, così, “Il luogo nativo e
                                                                                     lo strumento più efficace di umaniz-
                                                                                     zazione e di personalizzazione della
Servire la vita                             lizzazione piena della loro dimen-       società’’’ (ivi). Scuola di socialità, di
La famiglia, fondata sul matri-             sione sessuale, nella maturazione        legalità e di quella “solidarietà eco-
monio, e quindi sulla coniugalità,          della capacità di amare e di donarsi     nomica, politica e sociale” (Costitu-
è naturalmente aperta alla vita,            all’altro nella fedeltà, nell’inseri-    zione italiana, art. 2) che costitui-
mediante il dono della fecondità.           mento responsabile nella comunità        sce un’inderogabile dovere per ogni
Superando un “mentalità contro la           civile e politica, nello sviluppo di     cittadino. Nella famiglia si formano
vita” e la natalità, oggi molto diffu-      competenze umane e professionali         quelle “virtù sociali”, quali la vera
sa, e vincendo tutte le paure possi-        tali da renderli capaci di contribui-    giustizia, il vero amore, l’altruismo
bili di fronte all’avvento di una vita      re al bene comune con il loro lavoro     generoso, la scelta dell’essere an-
nuova, la famiglia ha il compito            e il loro impegno sociale, politico e    ziché dell’avere, l’opzione per i più
fondamentale di “realizzare lungo           culturale.                               poveri, la consapevolezza critica
la storia la benedizione originaria         Servire la vita significa anche so-      verso le scelte politiche economiche
del Creatore, trasmettendo nella            stenere la vita che sboccia in altre     e sociali, il senso della responsabili-
generazione l’immagine divina da            famiglie, mediante una coopera-          tà e della cura del bene comune.
uomo a uomo” (Familiaris consor-            zione inter-familiare; significa rac-    La famiglia stessa, singola o in as-
tio, 28).                                   cogliere e accogliere vite abbando-      sociazione con altre famiglie, ha
Non si tratta soltanto di dare la           nate, tramite l’adozione, aprendo        il compito di diventare soggetto
vita, mettendo al mondo dei figli,          loro l’orizzonte di quella esperienza    politico, dedicandosi alle opere di
ma è necessario che la famiglia             gratificante e vivificante che è l’a-    servizio sociale a favore dei più de-
si ponga a servizio della vita e sia        more; significa ancora aprire la fa-     boli e a sostegno delle famiglie più
sostenuta dalla società e dalle isti-       miglia alla solidarietà verso i poveri   bisognose, controllando e stimo-
tuzioni in questo suo insostituibile        e gli emarginati di ogni sorta, aiu-     lando le istituzioni e lo stato per-
servizio. Servire la vita significa al-     tandoli a riscoprire la dignità della    ché attuino politiche sociali eque e
levare (e poter allevare) i figli, edu-     vita, a riaccendere la speranza in un    solidali, perché impostino strategie
carli, aprirli ai valori veri della vita,   avvenire migliore, perché sostenuta      di rilancio e di sostegno della fun-
sostenerli nello sviluppo armonico          dalla paternità di Dio, testimoniata     zione della famiglia, per il bene di
della loro personalità, nella rea-          dall’amore.                              tutta la società.

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Partecipare alla vita                    che, come abbiamo detto all’inizio,        vono molte famiglie e l’incertezza
e alla missione della Chiesa             presentano alti tassi di ambiguità         rispetto al futuro dei figli.
La famiglia è chiamata a coopera-        nei confronti delle famiglie.              Il Papa individua la causa di questi
re perché le società degli uomini si     Come lucidamente rileva il Papa            fenomeni negativi e delle difficol-
aprano nella giustizia e nell’amo-       nella più volte citata esortazio-          tà delle famiglie nella “corruzione
re all’avvento del Regno di Dio. In      ne apostolica Familiaris consortio         dell’idea e dell’esperienza della li-
questo, la famiglia, da sempre con-      (n. 6), la situazione della famiglia       bertà, concepita con come la capa-
siderata, “piccola chiesa”, “chiesa      presenta aspetti positivi quali la         cità di realizzare la verità del pro-
domestica” partecipa in maniera          coscienza più viva della libertà per-      getto di Dio sul matrimonio e la fa-
diffusa alla vita e alla missione del-   sonale, la maggiore attenzione alla        miglia, ma come autonoma forza di
la Chiesa.                               qualità delle relazioni interperso-        affermazione, non di rado contro gli
Se è vero, come afferma il Papa          nali nel matrimonio, alla promo-           altri, per il proprio egoistico benes-
nella Familiaris consortio, che “la      zione della dignità della donna, alla      sere’” (Familiaris consortio, n. 2). A
Chiesa Madre che genera, educa,          procreazione responsabile, all’edu-        conferma di questa diagnosi, molti
edifica la famiglia cristiana” (n.       cazione dei figli, la mutua solida-        studiosi individuano come tratto
49), è anche vero, viceversa, che la     rietà con altre famiglie, la più viva      più evidente della crisi in cui versa
famiglia genera, educa e edifica la      coscienza ecclesiale, l’impegno per        la famiglia, che la porta a costituir­
Chiesa. Essa è infatti la culla della    la costruzione di una società più          si spesso secondo modelli diversi
fede, essa è la prima evangelizza-       giusta. Essa, però, rovescio della         da quella fondata sul matrimonio,
trice, essa realizza quel mistero di     medaglia, presenta anche preoccu-          la separazione tra famiglia e matri-
comunione d’amore che è l’anima          panti aspetti negativi, segno di una       monio; più che la famiglia diretta-
sacramentale della Chiesa.               degradazione di alcuni fondamen-           mente, dicono, è andato in crisi il
Se, infatti, la Chiesa, è il “sacra-     tali valori: un’errata concezione          suo fondamento matrimoniale.
mento o segno e strumento dell’in-       della reciproca autonomia dei co-          Se la causa è questa, la cura non
tima unione con Dio e dell’unità di      niugi, le ambiguità relative al rap-       può essere che il suo contrario: la
tutto il genere umano” (Lumen gen-       porto genitori/figli, le difficoltà nel-   riscoperta e la ricostituzione del
tium, n. 1), allora, la famiglia, come   la trasmissione dei valori, il numero      patto matrimoniale. In linguaggio
“piccola Chiesa” o “chiesa domesti-      crescente delle separazioni e dei          cristiano significa riscoprire e valo-
ca”, cioè assemblea di Dio adunata       divorzi, la piaga dell’aborto, il ricor-   rizzare la dimensione sacramentale
nella casa, è il segno e lo strumento    so alla sterilizzazione, l’instaurarsi     del matrimonio. •
dell’agire della Chiesa nella socie-     di una mentalità contraccettiva. A
tà, nello svolgimento delle fonda-       questi tratti possiamo aggiungere          Ha tentato di farlo papa Francesco con
mentali funzioni ecclesiali che sono     la precarietà economica in cui vi-         la sua Esortazione: “Amoris Laetitia”.
l’annuncio del vangelo, la catechesi
e la trasmissione della fede, la li-
turgia o rendimento di grazie a Dio
per il suo amore, il servizio dei fra-
telli, specialmente i più poveri, per
la costruzione di una società, fon-
data sull’amore e sulla giustizia e
avvolta dalla pace del Regno di Dio.

Cosa fare per la famiglia oggi?
Questi i compiti delle nostre fami-
glie! Compiti alti e ardui, soprat-
tutto nelle presenti circostanze,

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Gesù bambino, Gesù amore
Nello spirito di don Orione

                               dona a noi la tua benedizione!
                              V        engo a farvi i più affettuosi auguri e i voti più santi
                                       nella letizia delle prossime feste natalizie.
                                       Sono voti e auguri che esprimo ogni dì con l’anima, con quest’ anima,
                              che tanta parte vive della vostra vita, delle vostre gioie e dei vostri dolori,
                              e che ogni dì prega sull’ altare del Signore,
                              ma più fervidamente supplicherà per voi nella beatissima notte del Natale.

                              Oh ! quanto avrei voluto poter scrivere
                              a ognuno distintamente in questa fausta ricorrenza;
                                                                                                          Grande statua bronzea dell’apostolo
                              ma voi stessi comprenderete                                                    della carità, collocata, nel 1989,
                              che mi sarebbe stato impossibile.                                                            in Largo don Orione
                                                                                                                  al quartiere Appio di Roma,
                              Onde, tutti spiritualmente abbracciandovi,                                          opera dello scultore Giaroli
                              mi è pur soavissima grazia lo scrivervi insieme,
                              col dolce affetto di fratello e di padre in Cristo,
                              che Iddio solo sa.

                              E dirò che mi par fin più bello avervi qui tutti
                               e innanzi nel cuore, e tutti sull’altare,
                              insieme riuniti in questo dolce Natale
                              attorno a Gesù Bambino,
                              e parlare a tutti la stessa parola di carità,
                              che tanto soavemente ci unisce;
                              di quella carità, che ha sì gran braccia
                              da non vedere né monti né mari,
                              non confini o barriere di nazionalità,
                              ma tutti ci «conglùtina» - come la Scrittura si esprime
                              che avvenne dei cuori di Gionata e di Davide -
                              e di tutti noi fa un «cor unum et anima una»,
                              per la vita per la morte et ultra,
                              perché nella carità si vive di Dio e l’uomo si eterna!

                                                                                 10
Dov’è il Re dei Giudei

                                                                                                                        Spiritu­­alità
                       che è nato?
                                                 di don Marco Pozza

H
             anno sentito il cuore vibrare e si sono sco-   Betlemme, terra di confine: «Infine preferimmo viag-
             modati di tutto punto, facendo rizzare i       giare di notte, dormendo di quando in quando, con

                                                                                                                         Gocce di
             loro cammelli nelle stalle d’oltregiordano,    le voci che ci cantavano nelle orecchie dicendo che
al grido rauco dei cammellieri: «Dov’è il Re dei Giu-       questo era tutto follia» (T. Eliot). Tra schizzi di fango
dei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e      e blaterare di cammelli sfiniti, barattarono la sicurez-
siamo venuti per adorarlo» (Mt 2,2). Nelle loro terre ci    za di abitudini consunte con l’ingenuità di un viaggio
si fidava dell’astrologia e ci s’inchinava di fronte alle   fanciullesco. Col fiatone dei cammellieri che bestem-
divinità: il discepolato di Zoroastro era ambito tanto      miavano vecchi ricordi di donne e di liquori, a sfidare
quanto i calcoli dei Caldei erano una garanzia. Eppure      l’ostilità paesana e la derisione del mondo: per loro
alla vista di quella stella un battito d’insopprimibile     viaggiare era sentirsi vivi.
gioia invase il loro cuore.                                 Vivi, seppur inquieti. A occhi spalancati: «La stella,
Aggrappati a quel fragile segno, accantonarono la           che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva» (Mt
scienza e la sapienza e s’incamminarono alla volta di       2,9). Loro, uomini d’astri e di misure, la studiarono con

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è castigato per qualche stramberia
Spiritu­­alità
                                                                                                   alla pubblica mercé. Infastidisce forse
                                                                                                   quella vista aguzza, lo scorgere l’invi-
                                                                                                   sibile amando il visibile, l’abbracciare
                                                                                                    l’eterno manovrando l’effimero. Quel
                                                                                                    braccare Dio cercando l’uomo. Buona-
 Gocce di

                                                                                                    notte, Erode: «Non è dal modo in cui
                                                                                                    un uomo parla di Dio, ma dal modo in
                                                                                                     cui parla delle cose terrestri che si può
                                                                                                     meglio discernere se la sua anima ha
                                                                                                     soggiornato nel fuoco dell’amore di
                                                                                                     Dio» (S. Weil).
                                                                                                     A far col cuore il proprio mestiere si
                                                                                                     rischia d’incrociare Dio.
                                                          “Adorazione dei Magi”.   Tutto giace nel frammezzo. La salvezza è appesa alla
                                         Scena del presepe con la stella cometa    vista.
                                   su una vetrata della Cattedrale di Strasburgo
                                                                                   L’occhio non guarda, vede. L’occhio osserva e inter-
                 amore ed essa li ripagò tracciando loro la strada dell’a-         preta. L’occhio legge quella chanson de geste peri-
                 more bambino, quello «che move il sole e l’altre stelle»          gliosa e cruenta che è la salvezza. L’occhio mette in
                 (D. Alighieri). Ricchi, trafficarono la ricchezza senza ir-       azione la mente che elabora, la bocca che comunica,
                 ridere la dottrina: alla sagacia di Erode, risposero con          il dito che esegue: «Ecco (guarda) l’Agnello di Dio» (Gv
                 l’ingenuità dei fanciulli e dei sapienti: «Non volevano           1,36). Si voltano di scatto. C’è fiducia cieca in quel-
                 soltanto sapere tante cose. Volevano sapere l’essenzia-           la voce divenuta sguardo e poi dito: orecchie, vista
                 le» (J. Ratzinger). L’eternità in una stella, Dio nell’uo-        e tatto. E poi tanti sono stati gli allenamenti all’at-
                 mo, il mondo in un granello di sabbia. Tutto è già qui:           tesa, all’esserci: quando il treno transita, quando lo
                 da scoprire per dargli voce. La verità è un accadimento.          sposo giunge, quando Cristo passa. Fu l’unico merito
                 Alla fine riuscì loro d’intercettare la traiettoria di Dio        del quale un giorno potranno vantarsi quegli uomini:
                 facendo bene il loro mestiere. Nella più fedele del-              l’aver calcolato Dio nei loro percorsi. Mica una qui-
                 le monizioni iniziali: «Siate fecondi e moltiplicatevi,           squilia per gente avvezza alla pesca e che, dando del
                 riem­pite la terra e soggiogatela» (Gen 1,28). Un invito          tu alle burrasche, s’arrogava forse il potere di serbare
                 a lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato.             in pugno il loro stesso destino.
                 Scansarono la baldoria di Erode e dei suoi inservienti:           Pescatori che in un battibaleno si denudarono nei loro
                 non c’è tempo da perdere con gli uomini di cartape-               intenti: cercare il meglio per loro stessi e portarse-
                 sta. Un altro li attendeva: «Entrati nella casa, videro il        lo a casa. Quel di più - che sovente è un di meno in
                 Bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11). Dalla grot-               grandezza - capace di rimettere in sesto una vita di
                 ta, poi, intravidero una strada diversa per rincasare:            stenti e di defezioni. Scattanti: «Sentendolo parlare
                 più sicura, meno sospettosa, più feconda. La imbocca-             così, seguirono Gesù» (Gv 1,37). Danno ascolto al pre-
                 rono: «Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese»          cursore, danno piedi al cursore: l’ossimoro che solo il
                 (Mt 2,12). Pagarono quel viaggio di tasca propria, con            cielo poteva rendere logico. Uomini che si mostrarono
                 sudore e spese: a un compenso d’uomini preferirono la             per quello che erano: gente capace d’abbandonare la
                 salvezza eterna, d’essere ricordati dal Dio trovato. Per          certezza del Battista per l’incertezza di quello scono-
                 questo divennero speciali fra i terrestri di quaggiù: per         sciuto. Strapazzati e storditi dalle semplici parole di
                 il semplice fatto che non importò loro d’esserlo.                 chi ne annunciò il passaggio. Come ieri, come oggi,
                 Nel presepio arrivano per ultimi: all’ultimo, alla fine           come domani: «Se volete degli scultori, concedeteci
                 della fila, sul finire del tempo di Natale. Come di chi           la fede e delle cattedrali da costruire. Allora vedrete

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quanti scultori dormivano in mezzo ai popoli» (A. de       Uno l’hanno instradato per Macheronte, l’Altro in di-

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Saint- Exupéry).                                           rezione del Golgota. Ciò che non si riuscì ad arrestare
L’occasione, senza un’inclinazione, è nulla. Tempo per-    fu quel dito che era anche una voce, un dito parlante:
duto.                                                      «Ecco l’Agnello di Dio». Il testamento del precursore è
D’ora in poi buonanotte al Battista. La squadra di pu-     un mantello raccolto: «Seguirono Gesù». Quel man-
lizie ingaggiata da Erode a Macheronte sta già predi-      tello odora di profezia, non rimarrà a terra: quando il

                                                                                                                               Gocce di
sponendo una cella nella gattabuia: ci sono persone        dito indica la luna, solo lo stolto si ferma a guardare
che pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò   il dito.
che pensano. Erano anni che Erode sognava d’arre-          Furono uomini di peccati i discepoli: una delle poche
starlo: quell’accusa di lussuria che gli aveva sbattuto    certezze. Di peccati e di tanta vista, però: a star coi
                                                           vedenti s’affìna il guardare. Certi occhi, poi, sono va-
addosso non l’aveva ancora digerita. Temette solo la
                                                           sti come la Via Lattea. Restituiscono l’uomo all’eterno
rivolta del popolo quella coda di paglia: tanto fumo e
                                                           solamente con la maniera che hanno di guardare.
poco arrosto. D’ora in poi ogni scusa sarà buona.
                                                           Per il nazareno fu la fine della vita occulta: «Prese un
Gli basterà un balletto sinuoso e carnale per conce-
                                                           mantello, allacciò i suoi sandali, e disse a sua madre
dere ciò che mai prima d’allora ebbe il coraggio di
                                                           una parola d’addio che non sarà mai conosciuta» (F.
promettere ad alcuno: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te
                                                           Mauriac). Da Nazaret verso la regione del Giordano,
la darò, fosse anche la metà del mio regno» (Me 6,23).     nelle vicinanze di Betania. Quaranta giorni a spartirsi
Promesso alla figlia danzante di Erodiade. Consigliata,    belve e arsura, sassi e grandinate, bordate e silenzi
la danzatrice chiese l’ovvio: «La testa di Giovanni il     con l’avverso a lui: il Satana del deserto e delle tenta-
Battista» (Me 6,24). Anche Pilato avrà un giorno l’in-     zioni. Trent’anni di silenzio per organizzarsi un’uscita
fausta idea di consigliarsi con la folla, arrendendosi
al loro volere: non per questo fu meno reo d’ignavia e                 Domenico Ghirlandaio: “Vocazione dei primi Apostoli”
d’anguillismo. Erode e Pilato. Altri dopo.                                             Roma, Cappella Sistina in Vaticano

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Tiziano: “Salomè con la testa del Battista”.
Spiritu­­alità
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                                                                             Duccio: “Gesù davanti a Pilato”.
                                                                             Maestà del Duomo di Siena
 Gocce di

                 pubblica da signore: spartire con l’uomo il gusto
                 acerbo della tentazione. Il frutto dolcissimo del-
                 la consolazione: «Allora il diavolo lo lasciò» (Mt
                 4,11). Fu tentazione avvenuta nel deserto, questo
                 fu certo: la teologia s’arrabatta, però, per capire al
                 meglio se ad essere tentato fu il predicatore o lo
                 sbruffone. Più probabile il secondo: «Vattene, Satana!»     così veloce, però, da rimanere foresto: «L’occhio aperto
                 (Mt 4,10). Vinse e lo vinse: a nome di tutti. Vinse e già   e l’orecchio vigile trasformeranno le più piccole scosse
                 allora l’uomo di Nazaret convinse.                          in grandi esperienze» (V. Kandinskij). Lo smaschera il
                 Poi accelerò per continuare a convincere.                   cugino: «Ecco l’agnello di Dio». I due che erano col
                 Cammina veloce colui che sa dove sta andando. Non           Battista ne fiutano la classe: «Sentendolo parlare così,
                                                                             seguirono Gesù» (Gv 1,36). Mostreranno una memoria
                 “Gesù e i discepoli in cammino verso Emmaus”
                                                                             di ferro su tutto: data e luogo, compagnia e aspet-
                 Mosaico in Sant’Apollinare nuovo a Ravenna
                                                                             tative, sguardi e incroci. Ora esatta: «Erano circa le
                                                                             quattro del pomeriggio» (Gv 1,39). Con un’unica inco-
                                                                             gnita, non per forza la più misera: mica sanno - mai
                                                                             sapranno, mai nessuno potrà sapere - dove li avrebbe
                                                                             portati quel viandante di passaggio una volta aggan-
                                                                             ciati i passi. Imbragati nell’agguato della sorpresa.
                                                                             Lui è un tipo tosto: è l’amore, ma è anche l’aman-
                                                                             te. Certi giorni indossa pure le vesti dell’amato: roba
                                                                             da far tremare i polsi al più incallito dei rubacuori.
                                                                             Quei due adesso gli stanno alle calcagna. A Emmaus
                                                                             un giorno s’invertiranno le parti: lui alle calcagna di
                                                                             umani. Là sarà l’inizio dopo la fine, qui siamo all’inizio
                                                                             che iniziò il tutto. Lui cammina: quei passi che avverte
                                                                             dietro, però, sono storie che parlano, volti che si con-
                                                                             fidano silenti, accenni per chi attendeva quell’attimo
                                                                             da oltre trent’anni. •

                                                                         14    12/2019
La porta aperta

                                                                                                                          il RACCONTO
U           na ragazza che viveva in
            una tranquilla cittadina,
            si stancò delle costrizioni
che vivere con i genitori com­porta,
come spesso succede ai giovani di
                                          bacheca degli annunci senza un
                                          motivo preciso. Allora vide la foto
                                          e pensò: «Ma quella è mia madre!».
                                          Non aspettò la fine della Messa. Si
                                          alzò e andò a guardare la foto da
                                                                                   Appena bussò, la porta si aprì.
                                                                                   Pensò che forse erano entrati dei
                                                                                   ladri in casa. Preoccupata per sua
                                                                                   madre, la giovane donna corse in
                                                                                   camera da letto e la trovò ancora
oggi.                                     vicino. Era proprio sua madre e vide     ad­dormentata. Allora la svegliò e
Quella figlia rifiutava anche le re-      anche quello che aveva scritto: «Ti      disse: «Sono io! Sono io! Sono tor-
gole religiose della sua famiglia e       voglio ancora bene. Torna a casa!».
                                                                                   nata!».
un gior­no disse: «Non voglio il vo-      Mentre era lì in piedi, davanti alla
                                                                                   La madre non riusciva a credere ai
stro Dio. Non ce la faccio più. Me ne     bacheca, cominciò a piangere. Era
                                                                                   propri occhi. Le asciugò le lacrime
vado!». Così lasciò quella casa deci-     troppo bello per essere vero...
sa a diventare una donna di mon-          Era già tardi e si era fatto scuro, ma   e l’abbracciò. La figlia disse: «Ero
do. Ma dopo poco tempo si ritrovò         quel messaggio l’aveva commossa          così preoccupata! La porta era aper-
abbattuta e scoraggiata perché non        così tanto che si mise a cammina-        ta e ho pensato che fossero entra-
riusciva a trovare un lavoro. Allora      re per andare a casa. Quando arrivò      ti dei ladri!». Ma la madre le disse
cominciò a vagare per le strade del-      era mattina presto. Aveva paura e si     dolcemente: «No, cara. Da quando
la città vivendo di espedienti c lavo-    avvicinò timidamente alla casa non       sei andata via non ho mai chiuso
retti malpa­gati. Dopo qualche anno,      sapendo bene che cosa fare.              quella porta!». •
suo padre morì, sua madre rimase
da sola, ma quella figlia era sempre
più trincerata nel suo stile di vita.
Non ci fu nessun contatto tra ma-
dre e figlia durante quegli anni. La
madre, avendo saputo dove poteva
trovarsi sua figlia, andò a cercarla
nei bassifondi della città. Entrò in
tutti i centri di soccorso che trovava
chiedendo semplicemente: «Posso
appendere questa foto?». Si trattava
di una sua foto in cui quella donna
dai capelli grigi sorri­deva. Sotto la
foto c’era un messaggio scritto a
mano che diceva: «Ti voglio ancora
bene... torna a casa!».
Passò qualche altro mese e non
successe niente. Poi un giorno la fi-
glia entrò in un centro di soccorso
per chiedere qualcosa da mangiare.
Mentre stava lì seduta e ascolta-
va di­strattamente la Messa, il suo
sguardo cominciò a vagare sulla

                                                          15     12/2019
Maria luce
Testimonianza

                preferì
                il pudore
                al successo
                Avrebbe interpretato Giulietta in un musical all’Arena di Verona così da avere la carriera
                      assicurata… ma rifiutò per non indossare una camicia da notte trasparente

                                                                di Rino Cammilleri

                M
                              aria Luce Gamboni è la bella cantante        NON SCENDERE A COMPROMESSI È POSSIBILE
                              diciottenne che aveva avuto la fortuna       Maria Luce fa volontariato all’ospedale pesarese e
                              di essere scelta per la parte di Giulietta   frequenta da sempre la parrocchia. Ha detto chiaro
                nel musical «Romeo e Giulietta. Ama e cambia il            e tondo che «accettare quel costume di scena vo-
                mondo», prodotto da David Zard (forse il massimo           leva dire negare i princìpi in cui credo, fortemente
                produttore musicale italiano). L’esordio all’Arena di      radicati nella mia coscienza di cattolica e di donna.
                Verona e poi in giro per i maggiori teatri.                In generale poi non condivido la consuetudine or-
                Altro che X Factor. Una carriera assicurata, una vi-       mai diffusa ovunque e comunque della donna assi-
                sibilità a tutto campo, soldi, forse Sanremo e chissà      milata ad un corpo nudo». In effetti, a ben pensar-
                cos’altro. Ma, a pochi giorni dal debutto, la ragazza      ci, se uno deve cantare, perché deve farlo chiappe
                ha salutato tutti e se ne è tornata a casa, a Pesaro,      al vento? Per esigenze di spettacolo? Ma non era
                dove frequenta l’ultimo anno di liceo e il conserva-       un musical? O per esigenze del regista? Del pub-
                torio. Come mai il gran rifiuto all’ultimo momento?        blico non crediamo, dal momento che il pubblico
                Intervistata da Solidea Vitali Rosati per il «Resto del    può trovare di più e di meglio su internet. E poi,
                Carlino» del 23 ottobre, ha spiegato che cantare è         quelli delle ultime file, devono armarsi di binocolo
                una cosa, fare lo strip un’altra. Infatti, nella scena     infrarosso a scansione elettronica?
                d’amore con Romeo avrebbe dovuto indossare solo            Ed ecco la grande lezione che la diciottenne Ma-
                una camicia da notte trasparente. Così trasparente         ria Luce dà alle sue coetanee: «Ritengo importante
                che si sarebbe dovuto vedere bene che sotto non            aver verificato che non scendere a compromessi è
                portava niente. La protagonista mancata ha chie-           possibile e dà una grande soddisfazione. Non biso-
                sto alla regia di potere almeno mettersi le mutande        gna avere paura di far prevalere le proprie idee, di
                e il reggiseno. Ma la risposta è stata perentoria: o       ragionare sempre con la propria testa e mai farsi
                nuda o chiamiamo qualcun altro. E lei ha detto:            trascinare. Insomma di saper rinunciare a delle op-
                chiamate qualcun altro, «perché al denaro e al mio         portunità, se si capisce che una esperienza non è
                sogno ho preferito il mio pudore».                         adatta, giusta per se stessi». In effetti, una diffusa

                                                                       16    12/2019
Alcuni stralci della Lettera di Maria Luce
indisponibilità alle «esigenze di copione» costrin-            ai compagni di scuola
gerebbe i registi e gli sceneggiatori a fare a meno            Cari compagni,
di inutili, ai fini della narrazione (ripetiamo: inuti-        domani mattina prenderò il treno per tornare
li), scene hard o di nudo gratuito.                            definitivamente a Pesaro, ma prima di chiudere gli occhi
                                                               voglio scrivervi questa lettera per poi riuscire a leggerla
LA SVENTURATA RISPOSE…                                         quando sarò di nuovo a scuola. (…)
Il vecchio Manzoni, per descrivere la scena in cui la          A soli 10 giorni dal debutto ritornò fuori lo stesso problema.
Monaca di Monza finisce per restare incinta di Egi-            A questo punto io ero consapevole che la mia esperienza
dio, usa solo questa frase: «La sventurata rispose».           sarebbe finita, perché non c’era modo di trovare un punto
Lasciando il resto all’immaginazione del lettore. E            d’incontro. Come avevo previsto il produttore mi si è
sai che immaginazione ci vuole… Un regista odier-              avvicinato e mi ha chiesto se allora me la sentivo di mettere
no, invece, ci mostrerebbe, con ricchezza di primi             il mio corpo seminudo a servizio di quella scena. In quel
                                                                        momento mi sono sentita considerata un oggetto
piani, i due a letto, nudi e av-
                                                                        in mano a degli uomini che volevano fare di me
vinghiati e ansimanti. Come se
                                                                        e del mio corpo il loro successo ma io non potevo
allo spettatore non bastassero il
                                                                         permetterglielo, non volevo permetterglielo.
«sì» iniziale della «sventurata» e
                                                                         Allora ho subito detto che se non mi fossero
il frutto del peccato nella scena                                        venuti incontro me ne sarei andata visto che nel
successiva. Ma gli operatori dello                                       contratto lavorativo non era presente nessuna
spettacolo sanno benissimo che                                           richiesta di questo genere. Così il produttore
per una che fa la difficile ne tro-                                      una volta riferito ciò al regista mi chiamò in
vano legioni a cui non par vero.                                          produzione e mi disse esattamente queste parole:
Il narcisismo e la vanità (nei se-                                        “Il regista mi ha detto che se decidi di non fare
coli cristiani, condannatissimi                                           quella scena nel modo in cui ti è stato richiesto,
in tutte le omelie) trovano oggi                                          non farai lo spettacolo.” Ecco a soli dieci giorni dal
masse sterminate di adepti, il                                            debutto la parte sporca di quel mondo era venuta
cui luogo-simbolo è la discoteca.         Francesco Hayez:                fuori e io convinta delle mie idee gli ho detto
                                        “Giulietta e Romeo”          che non l’avrei fatta, che me ne sarei andata a casa
Nella quale ognuno balla da solo,
balla con se stesso, “si esprime” in moti del corpo            coerente con me stessa; e con i miei principi, ma soprattutto
che la musica (si fa per dire) si limita a suggerire.          pulita e senza essere scesa a compromessi. (…)
Ritornando a Maria Luce, è certo che la sua rinun-             La mia ultima frase in quella stanza è stata: “Me ne vado,
cia è di non poco momento. Ma fa pensare an-                   ho perso contro di voi perché non ho ottenuto ciò che
                                                               chiedevo, ma ho vinto con me stessa perché al denaro e al
che a quanto sia grottesco, ormai, il mondo del
                                                               mio sogno ho preferito il mio pudore”. Ecco compagni io
cosiddetto spettacolo: ti assumono per cantare e
                                                               non mi sento di dovervi dare insegnamenti ma quello che
ti ritrovi senza mutande davanti alla platea. Se ti
                                                               posso dirvi, perché l’ho vissuto in prima persona, è di non
azzardi a dire «scusate, ma che c’entra?» ecco che
                                                               scendere mai a compromessi nella vita, di far prevalere
ti accompagnano alla porta magari scocciati con                sempre le proprie idee, di ragionare sempre con la propria
te per aver fatto loro perdere del tempo. E te ne vai          testa e mai farsi trascinare, di saper rinunciare, se si capisce
spintonato dalla valanga di quelli che tutte queste            che una cosa non è buona per se stessi, anche quando ciò
storie non le fanno pur di apparire e far soldi.               porta a perdere delle opportunità. Ma soprattutto vorrei
Quella di Maria Luce Gamboni è una testimonianza               rivolgermi alle mie coetanee e a tutte le donne, non fatevi
molto bella ma anche triste, perché isolata. Pen-              manipolare da uomini che di voi e del vostro corpo fanno il
sate: ha nominato il pudore. L’avete mai sentito               loro successo. (…)
menzionare in qualche omelia?                                                                             Maria Luce Gamboni

                                                         17   12/2019
Società

          LILIANA
           SEGRE
           una testimone scomoda
                                                      di Mirella Castagna

      P        er la prima volta ho avuto
               modo di ascoltare Liliana
               Segre in occasione della
      nomina a senatrice a vita e sono
      stata subito colpita dalla sua uma-
                                              bire la discriminazione razziale, la
                                              deportazione, i campi di concentra-
                                              mento, l’assassinio dei propri cari,
                                              in una parola, l’orrore cui può arri-
                                              vare l’essere umano, si permettono
                                                                                      delle coscienze delle giovani ge-
                                                                                      nerazioni, perché non si spenga il
                                                                                      ricordo della tragedia e per offrire
                                                                                      loro gli strumenti morali a tal fine.
                                                                                      Ed è per me chiaro che la pacatez-
      nità, dalla sua acuta sensibilità e     di seminare odio contro il diverso,     za, la dolcezza ferma sono un pun-
      dalla dolcezza generata, a mio av-      i deboli e di istigare al razzismo,     to di arrivo di un lungo, doloroso
      viso, da una indomita forza interio-    con becero e sguaiato linguaggio,       percorso per riuscire ad elaborare
      re.                                     incuranti delle nefaste conseguen-      (ma si può elaborare la shoah?)
      Ho apprezzato ogni parola proffe-       ze, peggio, volendole produrre per      quanto vissuto sulla propria pelle.
      rita nella circostanza, animata da      propri squallidi fini elettorali!       Non avrei mai potuto immaginare
      spirito di libertà e perdono pur in     La grandezza di Liliana Segre è         che Liliana Segre a 89 anni potesse
      presenza di lucida memoria. E non       proprio anche in questa distanza        divenire bersaglio di ignobili attac-
      ho potuto fare a meno di parago-        siderale: lei, che ne avrebbe avuto     chi, ancora più vili perchè anonimi
      nare il suo discorso a quello proprio   in fondo tutto il diritto, evita ogni   sul web, fino al punto di rendere
      di alcuni nostri politici che, senza    strumentalizzazione, ogni parola        necessaria la scorta di due carabi-
      mai aver dovuto affrontare e su-        d’odio dedicandosi alla formazione      nieri.

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come terribili campanelli d’allarme,     contro le vittime, imputa loro di

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                                         ha fatto il resto. Ogni reazione viene   essere vivi e per giunta di parlare.
                                         azzittita e bollata come esagerazio-     E’ l’odio che l’assassino nutre per il
                                         ne paranoica rispetto a innocenti        testimone del suo delitto” (Michele
                                         bravate giovanili: l’esempio negati-     Serra).
                                         vo poi è stato dato da molta politica    E’ stata sdoganata la barbarie raz-
                                         colpevole di tollerare troppe mani-      zista abbattendo l’ultimo muro
                                         festazioni di stampo chiaramente         morale: questo è possibile quando
                                         fasciste, in netto contrasto con la      la democrazie è più fragile.
                                         nostra Costituzione. Senza conta-        La crisi economica poi continua,
                                         re poi che molti politici ostentano      alimentando rancore e odio, ben
Il solo pensiero mi angoscia: i di-      un’assoluta mancanza di rispetto per     nutriti da alcuni politici.
ritti, compresa la libertà, non sono     la festa della Liberazione,così come     Mi tornano alla mente le parole
conquistati per sempre. Mi sentivo       per qualunque altro evento colle-        del figlio di Liliana Segre che non
al riparo se non altro per età dal       gato alla Resistenza,reclamando a        ci meritiamo una donna come sua
dover vivere tragedie simili a quelle    gran voce una sorta di par condicio      madre… Bisogna invece tutti insie-
che hanno insanguinato il secolo         per altre ricorrenze di segno oppo-      me pregarla di regalarci ancora la
scorso, ma questo episodio mi ha         sto. Così abbiamo assistito al dinie-    sua presenza, la sua parola, l’inse-
fatto perdere fiducia!                   go di stanziare i fondi per il viaggio
E’ stato possibile arrivare a questo     della memoria di alcuni studenti da
nel nostro Paese, nato dalla Resi-       parte di un sindaco leghista, che ha
stenza, da un lato, per il continuo      addotto come assurda scusa con
revisionismo storico più o meno          protervia la mancata contestuale
subdolo, avvenuto specialmente           commemorazione di altre ricorren-
negli ultimi venti anni.                 ze! Come se la shoah potesse essere
Il rimescolamento sistematico e          equiparata ad altri pur terribili epi-
manipolatorio degli avvenimenti          sodi di guerra!
tesi a confondere le scelte giuste       C’è stata una continua colpevole
da quelle sbagliate,mettendo tutto       sottovalutazione dell’odio antise-       gnamento del perdono che è vera
sullo stesso piano, ha fatto si che      mita, un virus mai morto che non         libertà di cui si è fatta portavoce,
nelle nuove generazioni,e non solo       conosce barriere sociali né discri-      spendendosi con grande generosi-
purtroppo, non ci fosse più la ne-       minanti culturali.                       tà. Dobbiamo combattere l’indiffe-
cessaria chiarezza e consapevolezza      I razzisti e i fascisti sono sempre      renza e la smemoratezza affinchè
degli accadimenti. Se poi pensiamo       esistiti, ma oggi purtroppo han-         la deriva del paese non divenga
che si è giunti al punto di ipotizzare   no rialzato la testa, forti del clima    irreversibile, puntando appunto
l’abolizione dello studio della sto-     loro favorevole pian piano creato        sui giovani, cioè sul futuro. Dob-
ria nelle nostre scuole,si capisce la    ad arte, e senza alcuna remora né        biamo fare tesoro del quotidiano
gravità della situazione e fin dove si   timore urlano le loro sconvolgenti       insegnamento che il Papa dispen-
può arrivare con la manipolazione.       minacce e il loro pensiero, sovente      sa ricordando le parole di Cristo e
D’altro canto, la negazione bieca e      coperti dall’anonimato del web, con      del Vangelo che devono tradursi in
strumentale del pericolo mai sopito      insolenza, tracotanza e prepotenza.      concrete azioni di ogni persona che
del fascismo, minimizzando parole,       “Così 75 anni dopo i campi di ster-      si professa credente.
azioni, eventi che pure suonavano        minio, la voce dei carnefici si leva     Non dobbiamo arrenderci! •

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