PROTAGONISTI DEL FUTURO

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RIVISTA PER LA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO MAGGIO 2019 9PROTAGONISTI DEL FUTURO

PROTAGONISTI DEL FUTURO
  • INSEGNARE STORIA OGGI TRA INTERCULTURA E INNOVAZIONE DIDATTICA Per iscrizioni: www.lascuola.it Per informazioni: formazione@lascuola.it Il corso guarda allo studio della Storia come a un’eccezionale possibilità formativa per adolescenti e preadolescenti: se resi protagonisti di un processo di rielaborazione e riappropriazione del passato come di qualcosa che li riguarda, si rivelano interessati e curiosi, capaci di cogliere il filo rosso che lega passato e futuro. L’intercultura è proposta come la prospettiva più attuale e credibile per parlare di Storia a ragazzi che vivono ogni giorno la realtà di un mondo plurale e complesso.
  • Analisi delle principali cause della disaffezione dei ragazzi nei confronti dello studio della Storia e possibili strade da percorrere.
  • Le coordinate dell’apprendimento della Storia: comprensione, simpatia, argomentazione.
  • La didattica della Storia con orizzonte interculturale come metodo per educare ed educarsi alla complessità, all'incontro, al dialogo.
  • Adattamento del programma: come fare?
  • Come strutturare una unità di apprendimento o di acquisizione per studenti non italofoni
  • La Piramide degli Apprendimenti
  • Attenzione al “carico cognitivo”
  • Gli stili di insegnamento: meccanico o significativo?
  • La Storia come narrazione
  • Progettazione per competenze
  • Metodologie, strumenti, esempi per una didattica attiva. Monica Bottai docente esperta di Didattica della Storia, si occupa di pedagogia e didattica collaborando con alcune riviste del settore e svolgendo attività di formazione per docenti. PROGRAMMA: AUTRICE E TUTOR ON LINE: DAL 7 MAGGIO AL 7 LUGLIO Con rilascio di attestato CORSO DI FORMAZIONE ON LINE per docenti di SS1 e SS2 Una coordinata in più: l'approccio interculturale Quali competenze per il docente (di Storia)? Strumenti Cosa c’entra con me lo studio della Storia?
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  • editoriale editoriale 1 Sd Sd n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola E di nuovo si avvicina l’Esame di Stato, che con il suo ciclico ritorno cadenza il tempo della scuola, segnando – come l’avvicendarsi delle stagioni – che a ogni fine di un ciclo segue un nuovo inizio. Gli insegnanti sono puntualmente costretti a correre, con il mese di aprile spesso frantumato da gite scolastiche primaverili e festività foriere di “ponti” (mai come in questo 2019 , e si trovano a incastrare la conclusione dei programmi con le verifiche e gli obblighi formali che preludono alle prove. Se poi, nel rush finale, rimane qualche spazio di riflessione, è tempo di bilanci, e i bilanci difficilmente sono leggeri o del tutto soddisfacenti. Ma questa è la routine scolastica, e chi vi lavora lo sa. Se anche si pensasse che avrebbe potuto andar meglio, resta vivo in tutti il senso di aver seminato: qualche frutto verrà.

L’amaro dell’Esame è il suo sapore di rito di congedo: i frutti migliori della semina non li vedranno gli insegnanti, che tanto hanno faticato per curarne la resistenza e vitalità, o almeno non nell’immediato. Capita che si rimanga in contatto con qualcuno degli allievi, o che, viceversa, il contatto lì per lì si perda, ma poi si riattivi per caso con un incontro dopo qualche anno: e in queste situazioni, per chi le ha attraversate, c’è una dolcezza di emozioni difficilmente spiegabile all’esterno di quel rapporto particolare che si instaura tra docente e discenti dentro le pareti di una classe.

Sentirsi raccontare i progressi di un ex allievo con cui si sono condivisi anni di quotidianità, o magari sentirsi ringraziare per quel che gli si è trasmesso, riempie di senso non solo la professione, ma la percezione del proprio stare-nel-mondo.

Tutto questo, però, lo si può assaporare “dopo”. L’Esame attende tutti, insegnanti e allievi, come un valico da superare, con i suoi ostacoli, quelli noti e quelli che si profilano all’ultimo momento. Nessuno lo attende a cuor leggero. Ma mentre per i ragazzi sono i docenti a incaricarsi di prepararli alla prova, e non solo sul piano disciplinare, ma ancor più su quello emotivo, è proprio su questo piano, quello più delicato, che i docenti sono soli con i loro sentimenti spesso ingarbugliati: infatti, «chi preparerà i preparatori»? Vecchia questione, anche questa, nelle dinamiche della scuola, su cui per i docenti vige la legge non scritta del “fai da te”.

I più vecchi ricorderanno che un tempo si veniva letteralmente buttati nell’acqua alta dell’insegnamento senza preparazione pedagogica: si imparava a nuotare, bene o male, con l’istinto e con la riproduzione di quanto si ricordava dalla propria esperienza di discenti. Caterina Lazzarini Giorni di scuola

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  • editoriale editoriale 2 Sd Sd n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola Non parliamo dunque della fase finale, ovvero di come prepararsi a salutare quei ragazzi che si sono accolti tre anni prima ancora bambini e che si lasciano quando ormai sono adolescenti a tutti gli effetti. Anche in questo caso vengono in soccorso l’istinto e l’esperienza, tenuta insieme anche attraverso elaborazioni comuni fatte con i colleghi, e attraverso buone letture, che amplificano la nostra vita, come diceva Eco, permettendoci di vivere molte più vite insieme. Un filosofo che ho molto frequantato da ragazza, e a cui già ho fatto ricorso in queste pagine, Lucio Anneo Seneca, concludeva molte delle sue Lettere a Lucilio con una pillola di saggezza tratta da altri filosofi. Io do la parola a lui, per concludere queste righe con un augurio a tutti i colleghi, di saper fare i conti con il distacco dopo l’Esame, sfruttando il potere che abbiamo sul tempo. «Dunque la vita del saggio si estende molto. Infatti, non è costretto entro gli stessi confini degli altri. Lui solo è svincolato dalle leggi del genere umano, e tutti i secoli gli sono soggetti come a un dio. Il tempo che è trascorso lo fa suo con il ricordo; quello presente lo impiega; quello che sta per arrivare lo precorre. Gli rende la vita lunga il raccogliere insieme ogni tempo.» Allegoria della filosofia, raffigurata da una maschera di stucco. Facciata del municipio di Praga.
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  • 3 Sd Sd n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola Normativa I “Piani” per la scuola e della scuola Laura Bertocchi 12 rubriche rubriche editoriale editoriale Giorni di scuola Caterina Lazzarini 1 Per un pugno di App App per il Digital Storytelling (seconda parte) Luca Piergiovanni 9 @ % Aa Al passo di ciascuno Il tempo Marina Bottacini 10 CLIL scienze Energia nucleare Nuclear Energy Flaminia Malvezzi 7 9 Sd Sd maggio 2019
  • ANNO LXIV © Editrice La Scuola Direttrice: Caterina Lazzarini Vicedirettore: Mario Falanga Comitato scientifico: Raffaele Ciambrone (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) Piergiuseppe Ellerani (Università del Salento, Lecce) Mario Falanga (Libera Università di Bolzano) Luigi Dei (Rettore Università di Firenze) Nicola Incampo (Ufficio scuola e pastorale scolastica Diocesi di Tricarico) Patrizia Marletta (Centro di Audiofonologia, Roma) PaoloNitti(UniversitàdegliStudidell’Insubria,Varese) Livia Romano (Università degli Studi di Palermo) Domenico Simeone (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) Pierpaolo Triani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza e Brescia) Stefania Pagliara (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) Gian Enrico Manzoni (Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia) Redazione: Marco Angeletti Impaginazione: Carlo Zaccheddu Segreteria di Redazione: Michela Berardi Progetto grafico: Studio Mizar, Bergamo Copertina: Apotema, Milano Referenze fotografiche: Archivio Editrice La Scuola, ICP online, Shutterstock Mensile di problemi e orientamenti per la scuola Secondaria di I grado ‒ Anno LXIV ‒ Direttore responsabile: Caterina Lazzarini ‒ Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 100 del 3-10-1955.

ISSN 0036-9861 Direzione, Redazione, Amministrazione: EDITRICE LA SCUOLA S.p.A., 25121 Brescia, via A. Gramsci, 26 ‒ Codice Fiscale e Partita I.V.A. n. 00272780172 ‒ Tel. centr. 030 29 93.1 ‒ Fax 030 29 93.299. Quota di abbonamento digitale Annata da settembre 2018 a giugno 2019 (10 fascicoli digitali): € 30,00 Per l’acquisto, visitare il sito www.lascuola.it alla voce RIVISTE. Per informazioni o problematiche di attivazione, scrivere a: abbonamenti@lascuola.it Ufficio Marketing Per richieste relative a pubblicità o promozioni, scrivere a: pubblicita@lascuola.it I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm), sono riservati per tutti i Paesi.

Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume/fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941, n. 633. Le fotocopie effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da CLEARedi, Centro Licenze e Autorizzazioni per le Riproduzioni Editoriali, Corso di Porta Romana n. 108, 20122 Milano, e-mail autorizzazioni@clearedi.org e sito web www.clearedi.org Prendiamoci in parola Temi sociali e arricchimento lessicale Elisabetta Sergio 5

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  • n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola 4 Sd Sd scuola in atto scuola in atto Italiano 14 Elisa Dagnino, Maria Adelaide Pino Italiano L2 19 Paolo Nitti Inglese 22 Caterina Pavesi Francese 25 Giovanni Favata Tedesco 30 Anita Groeger Spagnolo 34 Paolo Nitti Storia 38 Cinzia Cavalli Matematica 41 Emanuela Zani, Giovanna Reghenzi Scienze 45 Francesco Epifani Tecnologia 47 Elisabetta Pozzi Musica 50 Fabio Perrone Educazione fisica 52 Manuela Valentini, Samantha Cremonesi Il teatro nella didattica Susanna Cancelli, Teresa Capezzuto, Francesca Nera 54 ... incontra le scuole
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  • 5 Sd Sd n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola Docente di Lettere scuola secondaria di I grado Elisabetta Sergio Temi sociali e arricchimento lessicale Prendiamoci in parola rubriche rubriche In questo anno scolastico abbiamo lavorato su argomenti interessanti e sempre attuali: diritti e doveri, rispetto dell’ambiente, inclusione... A volte pensiamo che con il passare del tempo il mondo migliori, ma purtroppo non sempre è così. Oggi, più di ieri, i diritti e i doveri spesso si confondono o si dimenticano; le condizioni ambientali, soprattutto climatiche, sono notevolmente peggiorate, i temi relativi all’inclusione sono in discussione ogni giorno... I nostri alunni sono quotidianamente bombardati da esempi negativi su Internet, in televisione e nella società. Noi docenti abbiamo dunque il dovere di trattare temi sociali per condurre i ragazzi a riflettere sulle cause e le conseguenze delle nostre azioni.

È nella scuola, un luogo aperto a tutti, che gli alunni devono imparare il rispetto per gli altri e per la diversità di ognuno. Gli articoli pubblicati in questa annata della rivista hanno toccato le tematiche sopra ricordate, ma si sono concentrati soprattutto sull’aspetto lessicale delle parole, con una funzione di supporto e integrazione a letture antologiche, riguardanti appunto i temi presi in esame. Il mio progetto di arricchimento lessicale ha l’obiettivo di sviluppare tanto le competenze lessicali tramite esercitazioni mirate, quanto l’abitudine all’uso del dizionario, strumento essenziale per un processo di incremento delle competenze linguistiche.

In questa prospettiva le esercitazioni proposte di volta in volta sono state finalizzate a:
  • ricavare dal contesto il significato di parole che non si conoscono;
  • comprendere il significato di parole che afferiscono a lessici specialistici;
  • cogliere le sfumature di significato delle parole in base allo scopo comunicativo, al contesto storico-culturale;
  • comprendere l’uso figurato di parole ed espressioni;
  • riconoscere l’appartenenza di parole a determinati registri;
  • riconoscere i rapporti di significato fra le parole (sinonimia, antinomia, iperonimia/iponimia);
  • riconoscere le accezioni dei termini polisemici. Aumentare il patrimonio lessicale Oggi i ragazzi hanno impoverito il loro linguaggio, anche per via dei nuovi strumenti digitali (sms, chat, social media) che, per la loro natura, spingono a una marcata sintesi nella scrittura favorevole alla velocità degli scambi comunicazionali. Il che però non favorisce un ampliamento lessicale. Don Lorenzo Milani rappresentava lo svantaggio linguistico con l‘immagine del povero «che possiede 200 parole» mentre chi ha la meglio su di lui «ne possiede 2000»... È dunque necessario aiutare i nostri alunni ad ampliare il loro repertorio lessicale.

Sappiamo che il lessico è il complesso dei vocaboli e delle locuzioni che costituiscono una lingua, o una parte di essa, e sappiamo quanto la vita di una società sia legata alla vita della lingua e viceversa. Quindi, non possiamo affrontare temi complessi senza fornire ai nostri allievi il significato dei termini che vengono utilizzati in un discorso. E soprattutto non lo possiamo fare in questi tempi di immigrazione.

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  • rubriche rubriche 6 Sd Sd n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola Utilizzare il patrimonio lessicale ed espressivo della lingua italiana secondo le esigenze comunicative nei vari contesti: sociali, culturali, scientifici, economici, tecnologici (...). Gli studenti stranieri che popolano le aule scolastiche necessitano di esercizi lessicali per apprendere il nostro idioma. Valutare la competenza lessicale All’interno delle nostre aule possiamo valutare la competenza lessicale che i ragazzi possiedono, distinguendo una dimensione quantitativa e una qualitativa. La dimensione quantitativa è legata al numero di parole che un parlante, nel nostro caso un alunno, conosce in termini ricettivi e produttivi.

La sola quantità del bagaglio lessicale individuale non rende tuttavia conto pienamente della competenza lessicale di un parlante, se non si considera ad esempio la sua capacità di collocare correttamente le proprie scelte lessicali all’interno di una specifica situazione comunicativa o di motivare le proprie scelte in modo consapevole. Per questo, è necessario tener conto anche di una dimensione qualitativa, intesa come la capacità di riconoscere, in modo implicito o esplicito, le relazioni di significato tra le parole (sinonimia, opposizione, inclusione), la loro caratterizzazione morfologica ed eventualmente la loro etimologia.

Rientra in questa dimensione anche il saper collegare in modo consapevole una data parola a un particolare registro, il saper cogliere il valore specialistico o la connotazione storica o geografica che le parole possono assumere nella lingua... Una delle otto competenze chiave di cittadinanza così recita: Il lessico assume dunque un ruolo centrale nell’insegnamento perché attraverso le parole si comunica, si scrive, si comprende il significato di un testo letto... È necessario che i giovani conoscano il significato delle parole, l’etimologia e sappiano utilizzare il dizionario come strumento di consultazione, individuando le definizioni corrette anche attraverso esempi d’uso, e cercando un equivalente nello stesso idioma con la variazione dei sinonimi.

Tuttavia, è soprattutto utile saper contestualizzare una parola all’interno di un discorso (competenza lessicale esplicita), saperla organizzare a partire dai così detti campi semantici ossia intorno a parole che ne costituiscono il centro e la chiave d’ingresso ad altre associazioni mentali. Ecco perché ho impostato il mio lavoro partendo, spesso, dalla lettura di un breve passo in cui la parola proposta per l’analisi sia contestualizzata. Arricchimento lessicale Il rafforzamento del patrimonio lessicale è un processo continuo, che non cessa nel tempo e che ha la caratteristica di non essere legato in maniera esclusiva alla scuola.

Per questo motivo un insegnamento della lingua italiana destinato a dare i suoi frutti nel tempo non può prescindere dalla formazione della competenza necessaria per procedere a tutti i livelli, in autonomia e con gli strumenti adatti ad arricchire il lessico.

Ho concluso i miei articoli mensili con due parole che reputo significative: rispetto ed empatia. Il rispetto - ho scritto - si dimostra tramite l’empatia, ossia la capacità di mettersi nei panni di un’altra persona. Anche noi insegnanti lo dovremmo fare quotidianamente: metterci nei panni dei nostri allievi, capire le loro difficoltà, aiutarli a raggiungere gli obiettivi prefissati, rispettarli nel loro processo di apprendimento, aiutarli a diventare padroni della lingua che usano per comunicare con gli altri.

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  • 7 Sd Sd n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola Premessa Energia nucleare: che sia approfondimento, ricerca o tesina, sicuramente è un tema che viene affrontato. Tuttavia, spesso i testi scolastici e gli articoli scientifici a disposizione in Italia per i giovani ragazzi della scuola secondaria di primo grado sono didascalici, con titoli tipici come: “Che cos’è l’energia nucleare”, “La fissione”, “Centrali nucleari”, “La fusione” ecc. Contributi che, senza soffermarsi sui perché, descrivono complessi fenomeni sconosciuti, che alle volte rimangono nebulosi e rischiano di essere dimenticati facilmente.

Forse non è possibile fare qualcosa di molto diverso, ma vorrei provarci. Ho sempre pensato che la relatività ristretta di Einstein – in inglese Special Relativity – potesse essere introdotta già nella scuola secondaria di primo grado; perché se è vero che si tratta di una teoria “strana”, e anche molto, è del pari vero che le menti giovani sono duttili e non temono le stranezze, mentre diventano più rigide con l’età1 . È un tema, quello della Relatività, oggetto di studio, come si può leggere in una recente pubblicazione che sottolinea come non sia necessario utilizzare complesse formule matematiche per introdurre la relatività: Dalla Relatività alla bomba atomica Ecco che forse l’energia nucleare potrebbe essere lo spunto iniziale per affrontare il tema relatività.

Cominciamo con le parole di un chiaro e suggestivo articolo tratto dalla rivista Focus: Tutti, ma veramente tutti, conoscono l’equazione E = mc2 . Ma se si chiede che cosa indicano quelle lettere, non tutti sapranno dire che cosa rappreAssistente alla direzione scientifica della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica Flaminia Malvezzi Energia nucleare Nuclear Energy CLIL scienze rubriche rubriche Einsteinian physics can be taught from an observational point of view, without recourse to complex abstract mathematics, either without formulae or with formulae no more complicated than those of Newtonian physics.

All’ultimo minuto Einstein ebbe un ripensamento. Mancava qualcosa. Riprese in mano l’articolo che aveva preparato per la prestigiosa rivista scientifica “Annalen der Physik”, e aggiunse un postscriptum, tre pagine vergate con grafia nitida e ordinata, per illustrare un’ultima, inevitabile conseguenza della sua teoria: l’energia è equivalente alla materia, E = mc2 . Così, la formula più famosa dell’intera storia della scienza comparve per la prima volta nel postscriptum di un articolo firmato da Albert Einstein, un oscuro impiegato dell’Ufficio brevetti di Berna. Questa formula afferma che l’impalpabile energia si può trasformare in concreta materia, e viceversa...

Un evento quasi magico ma (forse proprio per questo) comprensibile a tutti. Il resto della teoria della relatività, invece, è più difficile da digerire: per comprenderla bisogna capovolgere ciò che ci dicono i sensi, l’esperienza e perfino i vecchi libri di fisica. Secondo le vecchie teorie, continuando a spingere un corpo la sua velocità dovrebbe aumentare all’infinito, e questo è impossibile: nulla può andare più veloce della luce (affermazione postulata da Einstein nella prima pagina della sua pubblicazione, e successivamente dimostrata sperimentalmente, n.d.r.). Che cosa succede, allora? “Semplice”: l’energia fornita non incrementa la velocità del corpo, ma la sua massa.

Il corpo diventa sempre più “pesante”. In questo senso, la massa non è che una forma di energia.

E il 6 agosto 1945, con il lancio della bomba atomica su Hiroshima, il mondo ebbe la dimostrazione più convincente di questo principio. E: energia m: massa c: velocità della luce, pari a circa 300 000 km/s senta la c. E si tratta della più importante lettera nell’alfabeto di Einstein. Ancora da Focus: 1 Per un approccio easy alla teoria della relatività, suggeriamo la pagina web theory_of_relativity

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  • rubriche rubriche n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola 8 Sd One of the results of the theory of Special Relativity is Einstein's famous equation E = mc2 . In this formula E is energy, m is mass, and c is the constant speed of light. An interesting result of this equation is that energy and mass are related. Any change in an object's energy is also accompanied by a change in mass. This concept became important in developing nuclear energy and the nuclear bomb. It would be nice to think that Einstein's equation became famous simply because of its fundamental importance in making us understand how different the world really is to how we perceived it a century ago. But its fame is mostly because of its association with one of the most devastating weapons produced by humans – the atomic bomb. The equation appeared in the report, prepared for the US government by physicist Henry DeWolf Smyth in 1945, on the Allied efforts to make an atomic bomb during the Manhattan project. The result of that project led to the death of hundreds of thousands of Japanese citizens in Hiroshima and Nagasaki.2 2 Per un approfondimento: E=mc2 : birth of the atom bomb 3 Nel cartone animato Relatività sono espressi visivamente i fondamenti della teoria di Einstein. La massa che si trasforma in energia è solo l’ultima di una lunga serie di “bizzarrie” che la teoria della relatività ristretta, o relatività speciale, propone. Il fatto è che sono stranezze per noi che viviamo in questo mondo, lento come una lumaca in confronto alla velocità della luce. Se fossimo in grado di viaggiare a velocità prossime a quelle della luce, non sarebbe affatto strano che massa ed energia potessero risultare tra loro convertibili. Come non sarebbe strano pensare che un oggetto in movimento rispetto a un altro e misurato da quest’altro, risulta più corto, e che l’intervallo di tempo misurato dall’orologio dell’osservatore in movimento è diverso da quello misurato dall’orologio a terra.3 Schede tecniche Scheda tecnica 1 Albert Einstein Nel 1905 Einstein formula la teoria della relatività ristretta, che risolve le contraddizioni tra relatività galileiana ed elettromagnetismo. Dieci anni dopo, nel 1915, l’equazione di campo di Einstein – cuore della teoria della relatività generale – risolve il conflitto tra la relatività ristretta e la teoria della gravitazione di Newton.

Nasce una nuova fisica e un nuovo modo di guardare l’universo. (tratto da Focus.it) Scheda tecnica 3 Hiroshima è una città del Giappone (1.166.547 ab. nel 2008), nella parte più occidentale dell’isola di Honshu, estesa su sei isole situate in corrispondenza del delta del fiume Ota. Fa parte di un sistema megalopolitano che interessa la sezione meridionale dell’isola di Honshu e quella settentrionale di Kiushu, connettendosi sempre più strettamente con la conurbazione Tokyo-Osaka-Kobe. Capoluogo dell’omonima prefettura (8467 km2 con 2.870.037 ab.

nel 2008). Porto commerciale, mercato ittico e centro industriale, servito da ferrovie e da vie di navigazione interna.

Nella Seconda guerra mondiale, alle 8,15 del 6 agosto 1945, Hiroshima fu bombardata dall’aviazione statunitense con la prima bomba atomica usata a scopo bellico. Uno spostamento d’aria di eccezionale potenza sconvolse la città: le case furono rase al suolo in un raggio di circa 2 km. Ai gravissimi effetti termici e radioattivi immediati (78.150 morti, 37.425 feriti, 13.083 dispersi) si aggiunsero negli anni successivi gli effetti delle radiazioni, che portarono le vittime a circa 250.000 (tratto da Enciclopedia Treccani) Scheda tecnica 2 Energia nucleare Il nucleo atomico usato a questo scopo è l’Uranio 235, elemento particolarmente instabile.

Contro un nucleo di uranio, viene sparato un neutrone. Colpito dal neutrone, il nucleo si scinde in due nuclei più piccoli, il cripto, il bario e due o tre neutroni. La massa dei prodotti di fissione, cioè i due nuclei più piccoli e i due o tre neutroni, non è uguale a quella dell’atomo originale: una parte della massa si è trasformata in energia. I neutroni emessi bombardano altri atomi di uranio con lo stesso risultato precedente. Si ha così una reazione a catena che se incontrollata è esplosiva come nella bomba atomica. Nel reattore nucleare la reazione a catena viene rallentata da delle barre di minio e raffreddate ad acqua; l’energia prodotta viene convertita in altre forme di energia (termica, elettrica ecc.).

Come prodotto di rifiuto si hanno le scorie nucleari, atomi radioattivi che impiegano 4 miliardi di anni per diventare stabili. (tratto da RAI Educational)

Per maggiori informazioni, rivolgiti al tuo Agente di zona (elenco in www.lascuola.it alla voce CONTATTI - reTe COmmerCIAle) Math Fit propone un percorso di allenamento in due volumi che consente con gradualità di ripercorrere i principali argomenti di aritmetica e geometria attraverso esercizi mirati e attività didattiche dall’approccio ludico. È perfetto per il ripasso estivo ma si presta anche come volume di supporto per chi voglia durante l’anno rafforzare le conoscenze e mettersi alla prova con attività di logica e giochi stimolanti.

A corredo sono fornite delle carte da gioco “matematiche” per proseguire l’allenamento anche in compagnia!

  • Volume 1 pp. 128 € 7,00
  • Volume 2 pp. 128 € 7,00 LA MATEMATICA È UTILE E DIVERTENTE PER TUTTI... SE CI SI ALLENA! ONLINE PER IL DOCENTE DISPONIBILI TUTTE LE SOLUZIONI!
  • Per iscrizioni: www.lascuola.it Per informazioni: formazione@lascuola.it Il corso online ha carattere pratico e si articola in videolezioni, esercitazioni facoltative e obbligatorie, letture, forum attivi per la risoluzione di problemi e per la didattizzazione delle attività. Prevede, inoltre, alcuni chiarimenti di natura terminologica, la presentazione di alcune teorie psicolinguistiche e glottodidattiche rispettoall’acquisizionedellalinguaedellascritturaelapropostadiattivitàperl osviluppodellalingua,rivolteaclassidisomogenee.
  • Disomogeneità ed eterogeneità linguistica: le caratteristiche degli apprendenti;
  • La didattica della lingua italiana rivolta a classi disomogenee. Modelli psicolinguistici e linguistico-acquisizionali;
  • Insegnare la lingua italiana secondo la prospettiva cooperativa;
  • Il curricolo di un corso di lingua italiana rivolto a classi disomogenee (scuola primaria);
  • Il curricolo di un corso di lingua italiana rivolto a classi disomogenee (scuola secondaria di I grado);
  • Il curricolo di un corso di lingua italiana rivolto a classi disomogenee (scuola secondaria di II grado);
  • Analisi e didattizzazione dei materiali per una didattica rivolta a classi disomogenee. Parte integrante del corso è l'ebook: Paolo Nitti Insegnare Lingua Italiana in contesti disomogenei, Editrice La Scuola, 2018 Paolo Nitti, Professore di Linguistica applicata e italiana e di Didattica delle lingue moderne, Università degli Studi dell’Insubria.

PROGRAMMA: FORMATORE: didattica per classi della lingua disomogenee italiana DAL 5 MAGGIO AL 5 LUGLIO Con rilascio di attestato CORSO DI FORMAZIONE ON LINE per docenti di Scuola Primaria, SS1, SS2

  • n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola 9 Sd Docente di Lettere ed esperto di Tecnologie dell’apprendimento Luca Piergiovanni @ % Aa Per un pugno di App rubriche rubriche Nel numero precedente della rivista abbiamo chiarito quali possano essere le attività in cui sperimentare il Digital Storytelling e quali le fasi da rispettare per portarlo a pubblicazione con successo. In questa seconda parte ci occuperemo di delinearne le tipologie principali, poiché a seconda di app e strumenti, dei modelli che si decide di adottare, così come dei criteri in base ai quali si organizza la narrazione, possiamo classificare il Digital Storytelling in alcuni tipi che ricorrono più di frequente nel lavoro di aziende e scuole.

Video storytelling Si va dalla realizzazione di filmati mediante storyboard, cioè la rappresentazione grafica in ordine cronologico di scene e inquadrature, fino ad esempio alla creazione di videotutorial o di video interattivi corredati di quiz, riflessioni, commenti. App che fanno al caso nostro sono: OpenShot video editor per la produzione e montaggio di riprese; ScreenCast-O-Matic per i tutorial; EDpuzzle per video con quiz integrati. Green screen storytelling: uno sfondo verde, costituito da un pannello, un telaio, una stoffa o qualsiasi altro materiale, a cui poi è possibile sostituire in fase di editing scenari e immagini che si desiderano, per dare vita a scene creative, a video divertenti, a lezioni interattive.

Un’app gratuita, sia per iOS che Android, che tra le sue funzionalità ha anche quella del Chroma Key, ovvero dell’intarsio a chiave colore e dunque del green screen, è KineMaster: assolutamente da provare! Storymapping Mappe geografiche o storiche, ma anche semplici immagini utili per raccontare un determinato evento, arricchite di link a risorse web che, una volta navigate una di seguito all’altra danno vita a una narrazione coerente ed interessante.

App come StoryMapJS o ad esempio ThingLink, ci saranno molto utili. Graphic storytelling Il narrare attraverso immagini, in particolare i fumetti, poiché questi ultimi si adattano bene a sviluppare una didattica creativa, in cui gli alunni rappresentano storie con vignette e personaggi disegnati. Tra le tante app disponibili, citiamo Comics Head e MediBang Paint. Visual storytelling Raccontare attraverso le immagini di una presentazione o di uno slide show; o mediante immagini disposte in serie a fare da sfondo a una voce narrante; o ancora come raccolta di immagini corredate di brevi didascalie.

Gli utilizzi in campo didattico sono dei più svariati e anche le app sono numerose: vi consigliamo Narrable per le prime due tipologie descritte, mentre Pinterest è perfetto per la raccolta. App per il Digital Storytelling (seconda parte)

L’intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro (per cui essi avvengono prima, dopo, o durante altri eventi), vista di volta in volta come fattore che trascina ineluttabilmente l’evoluzione delle cose (lo scorrere del tempo) o come scansione ciclica e periodica dell’eternità, a seconda che vengano enfatizzate l’irreversibilità e caducità delle vicende umane, o l’eterna ricorrenza degli eventi astronomici; tale intuizione fondamentale è peraltro condizionata da fattori ambientali [...] e psicologici [...] e diversificata storicamente da cultura a cultura.

  • n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola 10 Sd Docente di Lettere scuola secondaria di I grado, Verona Marina Bottacini Premessa Secondo la definizione del dizionario Treccani il tempo è: Il tempo Al passo di ciascuno rubriche rubriche Abbiamo a che fare in continuazione con questa dimensione che determina la nostra stessa esistenza pur essendo un’entità che non possiamo determinare o regolare in modo autonomo (se non nell’aspetto organizzativo), ma semplicemente organizzare al meglio e tenere presente nella nostra attività. Il tempo a scuola Una riflessione particolare che possiamo condividere è quella relativa al senso che vogliamo dare al “nostro” tempo (del docente e degli alunni), anche a quello scolastico.

Il monte ore che abbiamo a disposizione per le materie d’insegnamento è assegnato fin dall’inizio dell’anno teoricamente (in quanto sappiamo che dobbiamo poi fare i conti con i progetti e le attività trasversali che decidiamo di proporre e gli eventuali imprevisti... che, a seconda delle circostanze potrebbero far ammontare da un 10 a un 20% in meno delle ore a disposizione). I cambiamenti in atto della società in cui viviamo ci devono spingere a fare delle riflessioni sulle scelte. Non possiamo più insegnare come cinque, dieci o venti anni fa, è necessario diversificare le modalità di insegnamento e fare delle scelte di contenuto affinché il processo di insegnamento-apprendimento sia significativo e per ottenere risultati migliori da parte di tutti gli alunni.

Coinvolgere i nostri studenti nella decisione sui contenuti da affrontare, quando possibile, è a nostro avviso un’ottima strategia che consente da parte degli alunni, quanto meno, di analizzare quali siano le loro conoscenze pregresse, di sviluppare un dibattito in classe e di compiere delle scelte in modo democratico sulla base di una precisa motivazione. Ciò consente di renderli partecipi e responsabili facendo prendere coscienza del fatto che il tempo limitato a nostra disposizione (sia a scuola, sia nella vita) richiede di fare delle scelte e che queste saranno finalizzate nell'immediato alle necessità di soddisfacimento di bisogni essenziali anche dal punto di vista culturale, ma con uno sguardo al futuro e una finalizzazione che abbia un preciso senso per la vita.

Il riferimento all’attualità della disciplina, con il ricorso alla quotidianità e al progresso (attraverso la lettura del giornale, la ricerca in Internet o sui social, l’esplorazione del territorio, l’intervento o la collaborazione con associazioni...) dovrebbe diventare un faro per le nostre attività. Tale modalità consente anche un rinnovamento nel modo di proporre le conoscenze e sollecita l’interesse dei discenti. La didattica del tempo Per quanto riguarda la didattica è necessario attuare alcune scelte in relazione alle finalità e agli obiettivi che ci proponiamo di far raggiungere ai nostri alunni con il tempo che abbiamo a disposizione.

Tutto ciò può sembrare scontato: in realtà serve una buona pianificazione che deve essere fatta fin dalle prime fasi della programmazione dell’attività per favorire l’utilizzo ottimale del tempo.

Il tempo è un fattore essenziale che condiziona la didattica per quanto inerisce l’aspetto umano e psicologico, per quanto riguarda l’aspetto organizzativo (che interessa direttamente il docente in fase di programmazione), l’aspetto esecutivo e la durata effettiva della lezione nel suo svolgimento. La percezione del tempo come sappiamo ha una dimensione anche psicologica soggettiva condizionata da stati fisici particolari (benessere/malessere, piacevolezza/spiacevolezza) e da fattori personali (età, stato d’animo...).

  • 11 Sd Sd n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola rubriche rubriche Al passo di ciascuno Una buona abitudine per quanto riguarda la pianificazione generale dell'Unità di apprendimento è quella di prevedere i tempi per l’esecuzione e lo svolgimento delle varie attività che vogliamo far eseguire ai nostri alunni alternando, per una migliore riuscita dei momenti in cui si richieda un impegno cognitivo forte a momenti in cui si richieda un impegno cognitivo meno intenso; i tempi di esecuzione dovranno prevedere allo scadere delle pause per il recupero mentale e/o fisico.

I percorsi didattici possono essere articolati per tempi brevi o tempi lunghi anche a seconda degli alunni che abbiamo di fronte per quanto riguarda l’età, le caratteristiche individuali e il momento della giornata in cui vengono proposte. In alcuni casi è necessario articolare i percorsi di apprendimento per unità brevi che consentano di verificare gli step di acquisizione in modo quasi immediato o comunque ravvicinato nel tempo, in altri casi invece dobbiamo concedere tempi più distesi per consentire di consolidare le abilità quando esse siano più complesse o cognitivamente impegnative. I tempi di recupero o di riposo dall’impegno cognitivo agli adulti e spesso anche ai docenti sembrano tempi persi inutilmente.

In realtà non è così, e per alcuni motivi.

Innanzitutto, sappiamo che i tempi di concentrazione di un preadolescente vanno da venti a cinquanta minuti al massimo e non hanno sempre lo stesso picco quanto a intensità. Ciò comporta anche che, durante una spiegazione in cui gli studenti si dimostrano attenti, possano cogliere con maggiore facilità alcuni elementi e non tutta la spiegazione e che, inevitabilmente, la parte finale dell’attività non avrà la stessa intensità quanto ai risultati della parte iniziale. I tempi di recupero sono quindi indispensabili. Il funzionamento del nostro cervello prevede che si instaurino dei collegamenti tra neuroni e assoni, i quali permettono la crescita della rete neuronale e la trasmissione delle informazioni.

Il rievocare le esperienze e le conoscenze consente un consolidamento delle connessioni di quella parte della rete neuronale che favorisce l’immagazzinamento delle informazioni nella memoria a lungo termine.

Organizzando attività complementari, possiamo anche ottimizzare la proposta didattica tenendo in considerazione la necessità di alternanza di impegno e di attività dei due emisferi del nostro cervello1 in modo da equilibrarne le funzioni e di conseguenza l’apprendimento. Studi recenti (in particolare quelli relativi all’apprendimento intervallato2 ) hanno dimostrato infatti come l’apprendimento sia più efficace quanto si alternano momenti di impegno intenso ad intervalli in cui sia proposta un’attività distensiva completamente differente rispetto alla prima (ad esempio esercizi sportivi o attività ludica) per poi riprendere ed approfondire i concetti sviluppati nella prima sessione di lavoro.

L’alternanza di fasi di impegno di facoltà prettamente intellettive (ascolto, lettura e comprensione, soluzione di problemi e calcolo...) con fasi di impegno puramente motorio/creativo (esercizio ludico, musicale, pittorico...) consentirebbe un maggiore consolidamento dei concetti e la loro collocazione rapida nella memoria a lungo termine. Una strategia utile al docente per il controllo del tempo è quella di ripartire prima della lezione, analogamente a quanto fatto per l'Unità di apprendimento, i momenti previsti assegnando un tempo preciso per lo svolgimento di ciascuna attività in programma, di monitorare l’effettiva durata dell’attività che può dare un utile feedback al docente sugli alunni ma anche sulla sua attività e di apportare eventuali correttivi nella lezione successiva.

Il tempo allora, come abbiamo visto, non è sprecato o perso anche quando non è finalizzato direttamente alla produzione o alla comprensione di concetti, ma il suo utilizzo attento alle caratteristiche psicofisiche della persona, dell’alunno è funzionale all’apprendimento; il coinvolgimento degli alunni nella scelta delle attività crea motivazione e consente il mantenimento dell’attenzione; e il monitoraggio da parte del docente è indispensabile per ottimizzare i tempi di insegnamento-apprendimento. 1 Sappiamo come i due emisferi cerebrali presiedano al controllo di attività differenti cognitive e creative.

2 Per un primo approccio al metodo dell’apprendimento intervallato si veda FINAL-Spaced_Learning

  • n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola Normativa rubriche rubriche I “Piani” per la scuola e della scuola 12 Sd Docente Scuola di Istruzione di I grado Laura Bertocchi I Piani in ambito scolastico si dividono essenzialmente in due categorie: i Piani emanati dal MIUR per le istituzioni scolastiche; i Piani che le istituzioni scolastiche redigono e indirizzano ai propri operatori o ai propri stakeholders, cioè ai vari portatori d’interesse. I Piani del MIUR Tra i Piani che il MIUR indirizza alle istituzioni scolastiche troviamo:
  • il Piano per la Formazione dei Docenti 2016-2019
  • il Piano Nazionale Scuola Digitale
  • il Piano Edilizia Scolastica #ScuoleBelle #Scuolesicure #Scuoleantisismiche.

La natura e le finalità perseguite sono sempre esplicitate dai Piani stessi, ad esempio in quello per la formazione si sottolinea come «oltre a orientare la progettualità delle scuole e dei docenti, assuma una funzione di indirizzo per concretizzare le proposte formative dell’Amministrazione centrale e periferica, in modo da rendere coerenti e sistematici gli interventi formativi e creare una sinergia virtuosa tra scelte possibili e risorse disponibili. Rappresenta quindi un quadro di riferimento istituzionale». Anche il Piano Nazionale Scuola Digitale precisa che si tratta di un «documento di indirizzo [...] per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana».

Questi Piani sono documenti programmatici che fotografano lo stato dell’arte, pianificano le azioni dettagliando attori, risorse economiche disponibili e strumenti necessari al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Gli attori principali non sono i singoli docenti o le istituzioni scolastiche ma l’Amministrazione centrale che esplicita così gli interventi che si ripropone di attuare in favore delle istituzioni scolastiche, affinché queste possano “abbracciare le necessarie sfide” per ottemperare al meglio ai propri compiti in una società che muta sempre più rapidamente.

I Piani delle istituzioni scolastiche Tra i Piani che le amministrazioni scolastiche redigono in favore dei propri stakeholders o del personale interno troviamo:
  • il Piano Triennale dell’Offerta Formativa
  • il Piano di Miglioramento, il Piano Annuale per l’Inclusività
  • il Piano Didattico Personalizzato
  • il Piano Educativo Individualizzato
  • il Piano Annuale delle Attività dei Docenti e del Personale ATA. Le norme legislative che delegano le scuole alla loro realizzazione ne specificano le finalità, ne illustrano la natura e ne sottolineano l’imprescindibilità.

Il PTOF, ad esempio, «è il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa». Nel Piano Educativo Individualizzato «vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l’alunno in condizione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione», è quindi uno strumento concreto attraverso cui «si esercita il diritto all’istruzione e all’educazione dell’alunno con disabilità.

Da ciò il rilievo che (ne) ha la realizzazione».

A differenza dei precedenti, questi Piani non hanno però un format predefinito. La ragione è spiegata nella stessa normativa: «intenzionalmente il legislatore ha voluto lasciare libere le scuole di seguire percorsi e approcci corrispondenti alla propria situazione» al fine di realizzare tutti gli interventi che possono rispondere alla specificità del contesto; è il caso del PTOF che “le scuole adottano nell'ambito della loro autonomia [...] coerente con gli obiettivi generali ed educativi [...] determinati a livello nazionale” in grado di rispondere al meglio alle esigenze della singola istituzione scolastica.

I traguardi previsti a livello nazionale per questi Piani sono prescrittivi, le normative determinano le tempistiche di realizzazione e forniscono “indicazioni e orientamenti per sottolineare alcuni aspetti ineludibili sui quali richiamare l’attenzione” (nota MIUR 2085/2015) mentre i format esemplificativi disponibili sul sito del MIUR vengono esclusivamente suggeriti, affinché le scuole possano adattarli o crearne ex novo.

  • n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola 13 Sd rubriche rubriche Normativa Per concludere In entrambi i casi si tratta di documenti programmatici e operativi, che dettagliano le azioni concrete necessarie al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Tutti i Piani indicano chi svolge che cosa e quando. Vengono definiti gli attori coinvolti, le metodologie e gli strumenti selezionati, le risorse che saranno investite. I Piani definiti dal MIUR impegnano innanzitutto la stessa Amministrazione centrale in favore delle istituzioni scolastiche, affinché queste possano adempiere al meglio alle proprie finalità istituzionali e al compito di istruire, formare ed educare. I Piani realizzati delle istituzioni scolastiche per il proprio personale e per i diversi stakeholders, sono redatti a partire dalle indicazioni fornite dall’Amministrazione centrale, che prescrive i traguardi da raggiungere e le tempistiche e suggerisce i format ai quali le istituzioni scolastiche, nell’esercizio della loro autonomia, possono ispirarsi. I traguardi previsti da tutti i Piani sono giuridicamente vincolanti, in forza delle normative che ne prevedono la realizzazione, leggi e decreti legislativi.
  • n. 9
  • maggio 2019
  • © Editrice La Scuola 14 Sd Sd scuola in atto scuola in atto Docenti di Lettere scuola Secondaria di I grado “Ansaldo”, Genova Elisa Dagnino, Maria Adelaide Pino Italiano Speciale esame: proposta per le tracce scritte d’italiano Premessa La nuova modalità delle tracce scritte per la prova d’Italiano, inaugurata l’anno scorso dal Documento di orientamento per la redazione della prova d’Italiano nell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo, segna un punto importante nella progettazione triennale del percorso di Italiano. Il documento ministeriale, infatti, si presenta ricco di suggerimenti e indicazioni riguardanti le attività di programmazione per poter affrontare, con i giusti strumenti, le tipologie che vengono suggerite. La stessa raccomandazione sull’esercizio del riassunto, inserita proprio nella parte iniziale del documento, è da intendersi non tanto come la consacrazione del compito o della prova del riassunto in quanto tale, quanto piuttosto, secondo quanto suggerito dall’etimologia della parola stessa, come la raccomandazione all’assunzione personale, da parte dei ragazzi, dei contenuti dei testi affrontati lungo il percorso della scuola secondaria di primo grado. Il riassunto diventa così la comprensione consapevole e attiva della gerarchia delle informazioni di un testo e delle relazioni tra esse, suggerendo un confronto continuo e costruttivo tra la propria persona e la realtà e di conseguenza la formulazione di pensieri, opinioni e giudizi motivati e personali. Per quanto riguarda le tracce d’esame, il documento ministeriale indica tre aspetti per ogni tipologia proposta: definisce le caratteristiche della tipologia testuale richiesta, ne suggerisce le attività per il raggiungimento della competenza e fornisce indicazioni sulle tracce da somministrare. A partire da questi aspetti, vengono proposte tre terne di prove utilizzabili come esercizio in preparazione della prova d’esame tenendo presente il percorso progettuale dell’anno e formulando tracce che permettano agli studenti di esprimere se stessi nel modo più consono e rispondente ai propri interessi. In ogni terna vengono indicate le tipologie utilizzate, secondo le indicazioni date dal documento di orientamento per la redazione della prova d’Italiano.

Si precisa infine che nel testo ministeriale è garantita comunque la libertà Prendi spunto dalla testimonianza dell’astronauta italiana Samantha Cristoforetti per raccontare il tuo viaggio come astronauta nello spazio. Qual era lo scopo della tua missione? Che cosa hai visto? Quali emozioni hai provato e quali difficoltà hai dovuto affrontare? Fai riferimento alle tue conoscenze scientifiche e utilizza un linguaggio preciso. Il tuo testo, assieme a quelli dei compagni, andrà a corredare una mostra di fotografie del sistema solare scattate dallo spazio.

Tipologia B: Testo argomentativo L’adolescenza è un’età bellissima, ma può presentare trappole e rischi.

Sulla base della tua esperienza e di quanto discusso in classe, argomenta quali possono essere i pericoli per un adolescente e che cosa si può fare, secondo te, per aiutare i giovani ad evitarli. Il tuo lavoro sarà pubblicato sul giornalino della scuola. degli insegnanti sulla scelta di tipologie di tracce diverse affinché gli studenti possano raggiungere il miglior conseguimento dei risultati, purché gli itinerari proposti siano coerenti con le indicazioni normative e rispettose delle specifiche situazioni scolastiche. Terna 1 Tipologia A: Testo narrativo È andato tutto benissimo, abbiamo già avuto delle viste spettacolari.

Terry mi ha fatto vedere la prima alba e ci ha fatto spegnere le luci per vedere le stelle. E poi i pannelli solari che si illuminano di un colore arancione con la luce del sole. Fantastico. Adattato da www.espresso.repubblica.it

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