Oratorio 2020 - Comunita Pastorale San Benedetto Albizzate

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Editoriale




In questo inizio di anno, in questo mondo caratterizzato da un estremo
senso di incertezza, dominato da focolai di guerra, dai cambiamenti
climatici che sconvolgono vaste parti del pianeta, dai virus che seminano
morti e panico, dalla paura dell’altro che fa risorgere dimenticati razzismi,
appare come un salvagente gettato nella tempesta l’indicazione che
l’Arcivescovo ha posto alle comunità della diocesi per l’anno pastorale:
leggere e meditare l’enciclica “Laudato Sì” che papa Francesco ha
pubblicato lo scorso anno.
Forse non tutti ne abbiamo colto l’enorme valore. Prima ancora dei
movimenti politici o sociali, prima dei giovani e degli econonomisti, ma
con argomentazioni dettate da quell’illuminazione che si ha quando la
parola di Dio spiega la scienza, il Papa ci illustra l’oggi, ci fa intravedere il
domani, e, con estrema semplicità indica i passi che i singoli, i popoli, e
le nazioni possono e debbono cominciare a fare perché ci sia un futuro
vivibile. In barba a tutti quelli che ritengono la Chiesa non al passo con
i tempi, si legge invece nelle parole dell’enciclica la profetica e attenta
consapevolezza di un Papa che accetta il consenso degli scienziati sui
cambiamenti climatici, e dichiara la necessità di un’alleanza tra scienze
e religioni per la cura dell’ambiente in cui siamo chiamati a vivere,
proponendo un programma educativo rivolto ad ogni persona per la
costruzione di una nuova umanità.
Sono questi i motivi per cui, in questo nuovo anno, in comunione con
la richiesta dell’Arcivescovo, l’enciclica sarà il tema di fondo del nostro
giornale. Cominciamo in questo numero affrontando il tema dell’acqua
e delle risorse che Dio ha dato agli uomini come condizione per la vita
di tutti e non per l’arricchimento di pochi.
Non dimentichiamo poi che la nostra comunità si prepara alla visita
pastorale dell’Acivescovo, che sarà tra noi i prossimi 2 e 3 maggio. Lo
facciamo ricordando anche le visite dei nostri Arcivescovi nella storia,
di cui troverete riscontro su queste pagine.
L’altro grande evento in diocesi è quel cambiamento di rotta chiamato
“Oratorio 2020”, finalizzato ad un discernimento di cosa sia l’oratorio
nell’epoca odierna e a disegnarne i passi nella futura. Ci auguriamo che
le pagine del nostro giornale possano ospitare non solo la cronaca, ma
anche una condivisione di intenti e una discussione sui temi in atto.
Parlare della vita della nostra comunità richiede il contributo di tutti.
Potete partecipare alla redazione o scriverci all’indirizzo mail. Vi
apettiamo!
Buon 2020 e buona lettura!
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Laudato si’



Laudato Si’
Approfondiamo l’Enciclica di Papa Francesco
Pubblicata nel 2015 è, come la Populorum Progressio di Paolo VI, un
punto fondamentale della Dottina Sociale della Chiesa.
  Nella introduzione il Papa rivolge il suo «invito urgente» a rinnovare
il dialogo «sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta»:
«Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la
sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano
e toccano tutti». «Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra
casa comune come negli ultimi due secoli» afferma Francesco, e
propone il modello di san Francesco, dal quale si impara come siano
«inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri,
l’impegno nella società e la pace interiore». E rivolge l’ appello alla
«solidarietà universale», perchè la salvaguardia dell’ambiente non può
                                       essere separata dalla giustizia
                                       verso i poveri e dalla soluzione
                                       dei problemi strutturali di un’economia che persegue soltanto il profitto.
                                       E qui Papa Francesco chiede ai responsabili di guardare agli effetti del
                                       «cambiamento globale» che portano a «l’esclusione sociale, l’aumento della
                                       violenza, il consumo crescente di droghe, la perdita di identità».
                                       La Bibbia «insegna che ogni essere umano è creato per amore, fatto ad
                                       immagine e somiglianza di Dio». «Noi non siamo Dio. La terra ci precede e
                                       ci è stata data. Scienza e tecnologia «sono un prodotto meraviglioso della
                                       creatività umana», ma non possiamo «ignorare che l’energia nucleare, la
                                       biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre
                                       potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere». Anzi,
                                       «danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere
                                       economico per sfruttarla un
dominio impressionante sull’insieme del genere umano». Ed è
«terribilmente rischioso» che questo potere «risieda in una piccola
parte dell’umanità». Papa Francesco ribadisce l’importanza di un
approccio integrale «per combattere la povertà» e al contempo
«prendersi cura della natura». Francesco invita a «evitare una
concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi
si risolvano solo con la crescita dei profitti». Di fronte «alla crescita
                                                avida e irresponsabile
                                                che si è prodotta
                                                per molti decenni,
                                                occorre pensare pure
                                                a rallentare un po’ il
                                                passo»,       accettando
                                                «una certa decrescita
                                                in alcune parti del
                                                mondo». Viene poi sottolineata «l’importanza dell’apporto delle
                                                religioni» nella soluzione dei problemi economici, sociali e ambientali.
                                                Il Papa chiede infine una «una conversione ecologica», che riconosca
                                                il mondo «come dono ricevuto dall’amore del Padre». La spiritualità
                                                cristiana «incoraggia uno stile di vita capace di gioire profondamente
                                                senza essere ossessionati dal consumo». E «propone una crescita
                                                nella sobrietà». L’ecologia integrale richiede «un atteggiamento del
                                                cuore».



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Laudato si’



Uso dell’acqua
«Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta»

L’acqua, l’Oro blu, quell’elemento naturale fondamentale per la vita caro già a San
Francesco, che la considerava parte essenziale del creato.
Capita ormai sempre più spesso di parlare dell’acqua come “problema”, dal momento che
l’uso che si fa della stessa è, sovente, quantomeno discutibile e, pertanto, può essere utile
venire a conoscenza di alcuni dati che possono aiutare a sensibilizzare e ad essere sempre
più vigili in relazione a questa risorsa.
Di tutta l’acqua presente sulla superficie terrestre, solamente il 3% è dolce e, di questa,
solamente un terzo può essere utilizzata dall’uomo, in quanto la restante parte si trova nei
ghiacciai e nelle nevi perenni. Nell’1% destinato all’uomo sono da far rientrare anche le
acque presenti nell’atmosfera e nelle falde acquifere. Da specificare è poi il fatto che questa
percentuale d’acqua non è disponibile in maniera uguale in tutto il mondo.
Il consumo di acqua annuale è pari a 4600 km3, quantità che però tenderà ad aumentare
a causa dei cambiamenti climatici, dalla crescita della popolazione e dall’inquinamento,
tanto che entro il 2050 si stima che cinque miliardi di persone avranno problemi legati
alla carenza d’acqua. Riferendosi ancora ai consumi è da tenere in considerazione il fatto
che una buona parte d’acqua è consumata nel campo dell’agricoltura, per il quale è
necessario pensare ad un importante cambiamento di rotta, prendendo in considerazione
le metodologie d’irrigazione e le colture impiegate.




Ciò che emerge è un quadro che non ha bisogno di essere eccessivamente commentato:
nella produzione il consumo d’acqua deve essere rivisto, tenendo in considerazione le
nuove tecnologie e considerando l’acqua come un bene che è di tutti e per tutti nella teoria,
ma non purtroppo nella realtà, dal momento che spesso, ad essere privilegiate, sono solo
alcune persone; non garantire l’acqua per tutti significa che io riconosco sì l’altro come
persona, ma non come persona uguale a me e, almeno per noi cristiani, questo sarebbe
problematico.
Certamente i dati espressi in precedenza, per quanto possano farci spaventare e riflettere,
potremmo vederli lontani da noi, ma chiaramente il problema del consumo dell’acqua deve
essere affrontato anche a livello domestico, dove è possibile adottare piccoli accorgimenti
al fine di poter, nel proprio piccolo, essere parte attiva di un processo di responsabilità che
tocca ognuno di noi.




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Laudato si’




Consigli per la quotidianità:

È necessario dunque che ognuno si impegni per il
risparmio dell’acqua, consapevoli che ciò che ci viene
richiesto in questo periodo storico è di cambiare mentalità,
di uscire dal “tanto se lo faccio una volta non succede
niente” o, peggio, dal “tanto lo fanno tutti”. Prendere
in considerazione e avere a cuore il tema ambientale è
una sfida della società odierna, un passaggio storico e
legato al futuro della Terra e, soprattutto, di chi ci vive,
come ricorda spesso Papa Francesco nell’Enciclica
Laudato si’:
«L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano
insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il
degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle
cause che hanno attinenza con il degrado umano e
sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello
della società colpiscono in modo speciale i più deboli
del pianeta».
Per i dati si ringrazia il Dott. Mario Agostinelli.




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Quando arrivava L’Arcivescovo
Le visite pastorali nella nostra storia
Erano davvero degli eventi le Visite Pastorali per i nostri
avi, eventi da vivere in pienezza e da ricordare ai posteri.
E l’Evento, che tutti i libri riportano, e che leggiamo nei
“liber cronicum” delle nosrtre parrocchie è la visita di san
Carlo Borromeo, che negli anni del suo apostolato ha
visitato ogni più piccolo angolo della Diocesi. Da essi si
evince che nel 1570 il Santo venne in visita pastorale ad
Albizzate, che allora contava 600 abitanti, e negli stessi
anni a Sumirago, come ricorda il parroco Don Antonio
Lualdi nel 1913” E’ fuor di dubbio che la parrocchia di
Sumirago esisteva già ai tempi di San Carlo Borromeo,
come e certo che San Carlo venne qui a fare la visita
pastorale. L’anticamera attigua alla scala verso levante e
che ha un lato sulla chiesa vecchia si chiama “stanza di         bestiame” e un Circolo Cattolico.
San Carlo” perche, appunto, vi pernotto’ il Santo.”              Più vicine ai nostri ricordi le visite del Cardinale
Scritti dell’epoca ricordano che il Cardinale visitò             Shuster,avvenute ad Albizzate nel 1932, nel ‘38,
Quinzano il 2 giugno 1566 e la relazione della visita dice       nel ‘ 44, nel ‘ 48 e nel ‘53; date impresse nella
che”ivi si trovavano 160 anime “.Ed è proprio per volere di      memoria dei nostri nonni, che in quei giorni hanno
s Carlo che in quegli anni vennero istituite la parrocchie di    ricevuto la s. Cresima. Ogni anno, nelle relazioni
Albusciago e Caidate come realtà autonome. Sì, perché            finali, il Cardinale annota: ”Albizzate ha bisogno di
ogni visita pastorale, momento privilegiato di incontro          una nuova e più spaziosa chiesa, proporzionata
tre il Vescovo,i fedeli eil clero, si conclude sempre con        allo sviluppo che ha preso il paese” e “è necessaria
una relazione, e dei consigli alle comunità. Come quelli         l’opera di un coadiutore che aiuti il Parroco nella
lasciati dall’arcivescovo Federico Borromeo, in visita ad        formazione dei giovani. Con tremila anime è
Albizzate il 21 0tt0bre 1622: “nel Corpus Domini si faccia       impossibile al Parroco attendere a tutto.”
una processione con sei sacerdoti”,o dall’Arcivescovo              Nell’ultima sua visita il cardinale Shuster si fermò
Cesare Monti nel 1646. “ fare un piccolo ombrello da             nel gallaratese per più di un mese, dal 10 0tt0bre
usare quando il Parroco porta il SS.Sacramento agli              al 18 novembre. Era il 1953 e così ne parlava il
ammalati nelle cascine lontane”.                                 giornale cattolico “Italia” ( quello che poi prenderà
Il Cardinal Ferrari visitò quattro volte Albizzate,nel 1899,     il nome di “Avvenire”: “ Nonostante siano stati i
nel 1904 ,nel 1911 e nel 1917. Nell’ultima sua vista             quaranta giorni più piovosi degli ultimi anni , la
raccomanda: “In questa parrocchia è necessario, se si            visita del Cardinale è stata per tutto il gallaratese
vuole salvare la gioventù, l’oratorio festivo,specie per i       una continua festa, veramente sentita e popolare.
figliuoli “ e ai Caidatesi, visitati nel1898 : “Non correte in   La prova più sicura ed evidente è stata la larga
città a diventare operai! Rimanete nei campi a coltivare:        partecipazione dei fedeli ai SS. Sacramenti.
questa è la vostra ricchezza!”. E Su queste parole               Ovunque si respirava devozione e santa gioia”
nacquero a Caidate la “Società per l’assicurazione del




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Festa di luce che ogni anno ci allieta
L’omelia di don Arnaldo alla Festa della Purificazione di Maria
Don Mario ha invitato don Arnaldo Martinelli a celebrare la festa
del nostro Santuario in occasione del suo 65° anniversario di
ordinazione sacerdotale. Questo invito ha un significato speciale
per don Arnaldo per la sua affezione a questo luogo di preghiera
per il quale, nel corso del suo mandato ad Albizzate, ha chiesto
ed ottenuto l’elevazione a Santuario Mariano.
Riportiamo l’omelia della S, Messa del 2 febbraio per condividere
questo momento con tutta la comunità pastorale.

In questa “Festa di luce che ogni anno ci allieta” come abbiamo
pregato nella prima orazione di questa Santa Messa, mi piace
fermarmi, quasi immedesimarmi, nei due vecchi Simeone e
Anna, sorpresi, stupiti, pieni di gioia al vedere quel Bambino, un
essere così piccolo, appena quaranta giorni! Che ancora non
sa parlare e che riempie di luce e di speranza quel maestoso
tempio e il cuore di questi due anziani.
Doveva esserci un viavai di gente nel tempio, come ogni giorno.
Ma solo questi due si accorgono di questa presenza. Perché?
Che cosa avevano di più questi due vecchi? “Aspettavano la
consolazione di Israele”. Il Consolatore, il Salvatore (i miei occhi
hanno visto la salvezza). L’attesa è compiuta. La speranza ha
la sua risposta. Si riconosce la salvezza solo se la si attende.
E noi cosa aspettiamo, cosa attendiamo.
Perché la vita è tutta un’attesa. Quando si è giovani, si attende di essere adulti, di realizzare i propri sogni, di
mettere su casa, di veder crescere i figli ecc.        Quando uno non attende più niente è morto. Anche se vive
ancora è morto dentro. E noi siamo vivi o morti? Ci aspettiamo qualcosa o siamo rassegnati e sfiduciati. Mi
vengono in mente due persone reali che mi è capitato di incontrare nella mia vita. Uno molto anziano: andando a
trovarlo gli ho chiesto: allora come va? “son chi a spetà” . Bellissimo. Un’altra, una signora anche lei molto avanti
con gli anni, che si lamentava dei suoi acciacchi, cui dicevo: “coraggio signora, il più bello deve ancora venire” e
mi ha guardato stralunata: “cosa devo ormai aspettarmi di bello alla mia età?” morta. Respirava ancora, ma in
lei poveretta, la speranza era morta, la vita era morta. Questo vuol dire allora che non dobbiamo sperare niente
                                                             da questa vita e aver pazienza per il dopo?
                                                             No, Quando un contadino semina, certo la sua speranza
                                                             è nel raccolto, ma la speranza nel raccolto ce l’ha già
                                                             nel seme che ha in mano. Come il vecchio Simeone che
                                                             regge il Bambino: lì è tutta la speranza, quel Bambino,
                                                             quel Nulla è Tutto. Al punto che può dire: “Ora lasciami
                                                             morire in pace: la speranza è qui, tra le mie braccia”
                                                             . Anzi, di più. C’è una bellissima antifona per questa
                                                             festa che dice: “ il vecchio reggeva il bambino, in realtà
                                                             era il bambino che reggeva il vecchio”.
                                                             Questo bambino, questo “seme” che dirà di se, fatto
                                                             adulto “se il seme caduto in terra non muore non può
                                                             portare frutto”. E’ caduto “fu crocifisso e sepolto, è
                                                             risorto il terzo giorno, è salito al cielo, ha donato la
                                                             speranza” .
                                                             E il frutto?      Eccolo qui. Siamo noi, la Chiesa la
                                                             comunità dei cristiani, tutto questo è venuto e viene
                                                             da lui, il vivente! E cosa è la chiesa, la comunità dei
                                                             cristiani nel mondo, oggi, come è considerata? Niente.


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Tutto cospira a ritenerla un gruppo di gente fissata su certe
cose da medioevo, superate da un progresso che non ha
più bisogno di Cristo e di santi. Guardiamoci attorno siamo
quattro gatti. Cosa è diventata la nostra Europa, la nostra
Italia? Dunque sarebbe questa la speranza del mondo?
Questo pugno di gente nostalgica? Questo nulla, questo
bambino che il vecchio Simeone regge tra le braccia? A
noi la risposta. Alla coscienza che abbiamo di essere il sale
della terra, come ci ha detto Gesù. E per salare non ce ne
vuole un quintale, basta un pizzico per dare sapore, basta
una presenza discreta e gioiosa per dare speranza a tanta
povera gente che si illude di poter soddisfare la propria
attesa, la propria sete, attingendo a cisterne screpolate e
secche, come dice l’antico profeta.
Mostriamo con la nostra presenza discreta e gioiosa che qui
è la fonte di speranza, di vita. Tanto che di noi si potrebbe
dire: “il vecchio reggeva il bambino, ma era il bambino che
reggeva il vecchio”




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Che c’entra Nazareth con casa mia
Riflessione per la Festa della Famiglia
Che cosa c’entra la Santa famiglia di Nazareth con la mia? Cosa c’entra con l’amico che si sta separando
dalla moglie, con la vicina di casa che non riesce ad avere figli, o con quella mamma che il figlio ce l’ha ma non
può occuparsene perché ha il cancro? Che cosa c’entra con il cugino risposato, con il nipote che vuole solo
convivere, o con la sorella che di mettere su famiglia non ne vuole sapere: lei sta bene con la sua libertà!
Che cosa c’entrano Maria, Gesù e Giuseppe con tutte le nostre famiglie?… A volte sembrano davvero 2000 anni
distanti da qui!
Eppure… la famiglia di Nazareth c’è! E dona senso e significato alle gioie ed ai dolori presenti in ogni famiglia.
Si, perché il cristianesimo non è una favoletta, è la possibilità per ogni uomo di guardare in faccia alla verità di se
stesso grazie al dono di un’Altro: il dono di un amore grande che ci accoglie e ci vuole bene proprio così come
siamo ed in qualsiasi famiglia viviamo. Se ci penso in fondo anche Maria avrà avuto qualche amica, o vicina di
casa, che si sarà confidata con lei sulle difficoltà col marito o coi figli; e Giuseppe avrà avuto qualche cliente
chiacchierone in bottega che, mentre aspettava che lo sgabello di legno fosse riparato, si sarà lasciato scappare
delle incomprensioni con la moglie o con la suocera! Posso solo immaginare il profondo bisogno di ascolto e di
condivisione degli abitanti di Nazareth, forse non così diverso e lontano dal nostro; e posso solo immaginare le
risposte di Maria e Giuseppe. Due cose a riguardo però le sappiamo con certezza, perché è la Chiesa di ogni
tempo ad insegnarcele: l’ascolto e la preghiera! Mentre Maria preparava il pane, o mentre Giuseppe batteva
i chiodi, sono certa che ascoltassero con compassione chiunque si rivolgesse a loro e, tra le tante parole,
avranno richiamato i loro interlocutori ad affidarsi a Dio nella preghiera. Sono loro stessi a testimoniarcelo: la
vita di Maria e Giuseppe era già colma della presenza dell’Altissimo anche prima che nascesse Gesù: erano pii
israeliti, rispettosi della Legge di Dio. Certo l’arrivo di Gesù ha fatto risplendere tutto questo come la luce che
entra in un diamante e genera l’arcobaleno! Il tempo dell’uomo non ha senso senza il tempo per Dio, perde
valore, significato, diventa opaco. Domenica 26 gennaio anche nella nostra Comunità pastorale si è celebrata
la Festa della Famiglia. Cuore della festa sono state le due Sante Messe celebrate ad Albusciago ed Albizzate
animate dalle famiglie e abbellite dall’offerta della comunità di due icone della Santa Famiglia e due ceri, simboli
dell’ascolto e della preghiera condivisa. La festa è continuata con: “Oggi ti invito a pranzo: vieni?”, iniziativa in cui
le famiglie si sono liberamente impegnate ad aprire la propria casa ad amici “vicini” o “lontani”, per condividere
il pasto. La giornata si è conclusa in Oratorio ad Albizzate con un momento di preghiera e la merenda insieme.
Gesti semplici, una condivisione che viene dal cuore, dal desiderio, magari anche inconsapevole ma che è in
ogni famiglia, di poter vivere un tempo Buono come quello che Maria, Giuseppe e Gesù hanno condiviso a
Nazareth e di poter respirare la fragranza del pane spezzato attorno alla tavola della comunione fraterna.
Da qualche tempo nella comunità pastorale si è avviato un gruppo di giovani famiglie che si ritrova una volta al
mese alla luce della Parola, per raccontarsi, condividere, pregare e mangiare insieme! Chi fosse interessato può
contattare la famiglia Pozzi al 3497331135, oppure rivolgersi in casa parrocchiale.
C’è posto per te!
                                                                                                                 Chiara




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Dalla Comunità



Il presepe più bello 2019
Si è svolta, prima di Natale, la seconda edizione del concorso presepi per bambini e ragazzi dalla prima
elementare alla terza media. Pubblichiamo di seguito il nome dei vincitori e la foto della loro opera.
Ringraziamo tutti i partecipanti, numerosi anche quest’anno e tutti coloro che si sono dati da fare per
l’organizzazione. Ci vediamo l’anno prossimo!




Rizzi Francesca, “Il presepe più originale”                  Perrone Pietro e Perrone Ludovico “cat. Scuola Primaria”




Bardelli Giovanni “cat. Scuola Secondaria”


Come i Magi
Per le feste abbiamo ammirato tutti la sacra rappresentazione del grande Presepe
della parrocchiale di Sant’Alessandro.
C’era una perfetta sintesi di magia e sacralità in quel paesaggio desertico, mosso
solo da rocce e tronchi, sotto un profondo cielo, dove appariva una grande luce,
accesa in una capanna quasi africana, fasciata di legna e paglia, generata dalla
Santa Famiglia del divino fanciullo, e propagata a illuminare la notte e l’umanità
intera coi suoi raggi portati dai rami di una bianca betulla.
Così i nostri tre Magi: Gigi, Maurizio ed Emilio, ci hanno narrato il Natale di Cristo
ad Albizzate.
Sono amici che da molti anni spendono la loro generosità per le famiglie e gli
albizzatesi, sempre presenti nei comitati per le scuole dei figli, salvando le rane
o pulendo il mondo, e nelle stracascine o gli altri eventi della pro loco, come
nell’azione caritativa della parrocchia.
La loro costante più forte sembra essere l’amore per la bellezza della natura e la
difesa dell’ambiente, che li fa muovere ancora tra i sentieri e i boschi del paese, tutte
le settimane, per togliere le brutture lasciate dalle persone, che ancora ignorano la
raccolta differenziata e i centri di raccolta dei rifiuti.
E’ una generosa lezione di volontariato che ci fa toccare con mano lo spirito dell’
Enciclica “Laudato sì” del Santo Padre Francesco.
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Dalla Comunità



Natale 2019 davanti al Presepio
Foto di Franco Restelli
“Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,46)
“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)
“Io do loro la vita eterna... Nessuno le strapperà dalla mia mano” (Gv 10,28)

Il ramo dell’albero di betulla, secondo un’antica tradizione nordica, è segno della vita immortale, della vita che
vince la morte.

La capanna, che nella sua costruzione richiama la terra di missione, si fa eco al comando di Gesù: “Andate
dunque e fate discepoli tutti i popoli... Ed ecco io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt 28,19-20)




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Dalla Comunità




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Dalla Comunità




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Dalla Comunità




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Oratorio



Work in progress – Oratorio 2020
Verso il progetto educativo dei nostri oratori
Martedì 28 gennaio si è svolta, presso l’oratorio di Albizzate, la seconda assemblea (la prima, fatta a dicembre,
poco prima di Natale, aveva visto poca partecipazione a causa del periodo dell’anno molto fitto di impegni.
Al termine si era pensato di riconvocare l’assemblea a fine gennaio per poter permettere a più persone di
partecipare) per discutere del progetto educativo che la diocesi ha richiesto ad ogni oratorio, da consegnare
all’Arcivescovo a settembre, al termine del cammino di Oratorio 2020.
Sono state invitate, tramite i canali informatici, i social, l’avviso sulle bacheche delle chiese e degli oratori e
tramite il foglietto degli avvisi settimanale, tutte le persone che in qualche modo hanno a che fare con gli oratori
della nostra Comunità Pastorale, o perché li frequentano, o perché prestano il loro servizio, o perché, più
semplicemente, li amano.
Il primo scopo di questa parte preliminare era scegliere un’icona biblica di riferimento, che faccia da sottofondo
a tutto il lavoro. È stato scelto il seguente brano dal Vangelo di Matteo (Mt 18,1-5):
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?”.
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e
non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo
bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome,
accoglie me.
Sono poi stati definiti gli aspetti irrinunciabili dell’oratorio a cui il progetto deve riferirsi. Sono tre:
- Annuncio del Vangelo
- Accoglienza
- Attenzione alla famiglia
Ora le prossime mosse saranno effettuate da un gruppo più ristretto di persone, scelte per competenza e
responsabilità dal parroco, che sono chiamate a stendere il progetto sulla realtà che viviamo, confrontandosi
anche con altre comunità pastorali della diocesi perché ci sia uno sguardo d’insieme e un’attenzione concreta
ai bisogni e alle attese.
Il traguardo è a settembre quando bisognerà consegnare il progetto nelle mani dell’Arcivescovo.
Per info e dettagli:
https://www.chiesadimilano.it/pgfom/oratorio-2020




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Oratorio




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Anagrafe



           ALBIZZATE                                SUMIRAGO


Battesimi 2019                           Battesimi 2019
40. Altieri Sophie                       31. Delli Russi Giovanni
41. Mancini Evita Teresa
42. Masha Greta                          Battesimi 2020
42. Masha Emma                           1. Basso Stella
43. Valay Kasandra

Defunti 2019                             Defunti 2019
49. Bardelli Ezio            Anni 87     54. Visentin Bruna         Anni   91
50. Corbani Davide           Anni 83     55. Mascaro Alfonso        Anni   65
51. Costa Fiorina            Anni 92     56. Carlotto Fabrizio      Anni   88
52. Bettucchi Vincenzo       Anni 67     57. Balzarelli Luciano     Anni   81
53. Albiati Zita Olimpia     Anni 99     58. Rigon Luca             Anni   53
54. Macchi Angela Teresa     Anni 76     59. Lattuada Emilio        Anni   93
55. Bonetta Daniela Neris    Anni 80     60. Pistoletti Adele       Anni   81
56. Marino Antonio           Anni 83     61. Scapinello Luigi       Anni   83
                                         62. Ossola Maria           Anni   93
Defunti 2020
1. Matticchio Mariagrazia Anni 83
2. Forestieri Giovanni         Anni 83   Defunti 2020
3. Pettenon Ampelia            Anni 75   1. Gobbato Carlo           Anni 93
4. Grandi Dante 		             Anni 73   2. Cabinio Edoardo         Anni 86
5. Cianni Maria                Anni 82   3. Bottelli Tarcisio       Anni 89
6. Baruffaldi Maria Martina Anni 90
7. Amicone Antonio             Anni 78
8. Magistrali Albertina Luigia Anni 88
9. Leoni Tiziana               Anni 66
10. Fietta Antonietta          Anni 99




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PREGHIERA PER L’ORATORIO

Benedici, Signore, la nostra terra, le nostre famiglie, le nostre attività.
             Infondi nei nostri animi e nei nostri ambienti
               la fiducia e l’impegno per il bene di tutti,
               l’attenzione a chi è solo, povero, malato.

                            Benedici, Signore,
                      e infondi fortezza e saggezza
               in tutti coloro che si dedicano al servizio
                     del bene comune e a tutti noi:

  le sconfitte non siamo motivo di umiliazione o di rassegnazione,
       le emozioni e le paure non siano motivo di confusione,
                  per reazioni istintive e spaventate.

     La vocazione alla santità ci aiuti anche in questo momento
   a vincere la mediocrità, a reagire alla banalità, a vivere la carità
                    a dimorare nella pace. Amen

                              Mario Delpini
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