ESIGENZE DI PROTEZIONE E COMFORT NELL'ABBIGLIAMENTO DA INTERVENTO PER I VIGILI DEL FUOCO

ESIGENZE DI PROTEZIONE E COMFORT NELL'ABBIGLIAMENTO DA INTERVENTO PER I VIGILI DEL FUOCO

ESIGENZE DI PROTEZIONE E COMFORT NELL’ABBIGLIAMENTO DA INTERVENTO PER I VIGILI DEL FUOCO Mariagrazia Vittori Centrocot - p.za Sant’Anna 2 21052 Busto Arsizio - info@centrocot.it Negli ultimi venti anni la comunità europea ha attuato una politica volta alla tutela della sicurezza e della salute dei cittadini e dell’ambiente mediante l’emanazione di una serie di direttive comunitarie. Nell’ambito di questa politica grande rilevanza è stata data alla tutela dell’attività lavorativa e alla protezione del lavoratore o equiparato. La direttiva 89/686/CEE regolamenta la produzione e la marcatura CE dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e descrive, nell’allegato II, i requisiti essenziali di salute e sicurezza che essi devono possedere.

La direttiva classifica i dispositivi di protezione individuale in tre categorie: la prima contro rischi minori, la terza contro rischi gravi e la seconda per tutto il resto. I dispositivi di protezione individuale di terza categoria sono così descritti: “DPI di progettazione complessa, destinati a proteggere contro pericoli mortali o che possono nuocere gravemente e in maniera irreversibile ala salute, di cui il progettista presume che l’utilizzatore non possa scoprire in tempo gli effetti immediati”.

Non vi è dubbio che l’attività dei vigili del fuoco in condizioni di intervento comporta rischi che possono causare danni gravi come sopra descritto.

Il vigile del fuoco in condizioni di intervento deve pertanto essere equipaggiato con dispositivi di terza categoria e con quanto di meglio offrono le attuali soluzioni tecnologiche. L’oggetto della mia presentazione è quello di descrivere le molteplici esigenze che sono state considerate nella valutazione e nella scelta dei completi da intervento dei Vigili del Fuoco italiani e di valutare alcune problematiche in relazione al comfort da essi offerto. Per poter procedere all’individuazione delle esigenze di protezione e alla scelta del DPI più idoneo è necessario che venga svolta una valutazione dei rischi presenti nell’attività operativa dei vigili del fuoco.

La valutazione dei rischi deve almeno prendere in considerazione: − i possibili scenari di intervento (ambiente esterno o interno, temperature, prodotti e sostanze presenti, ecc.) − le attività e le operazioni svolte (sforzo fisico intenso, necessità di rimuovere o manipolare oggetti, ecc.) − la durata degli interventi − i pericoli specifici derivanti dall’attività, la loro gravità e loro probabilità di accadimento. E’ poi necessario valutare quali rischi sono riducibili attraverso l’impiego di misure di contenimento nell’ambiente, quali sono i rischi residui che possono richiedere l’utilizzo dei DPI (vedi Tab.

1).

Tab. 1 TIPO DI INTERVENTO PRINCIPALI PERICOLI DERIVANTI PROTEZIONE INDIVIDUALE CON COMPLETO PROTETTIVO PROTEZIONE CON DPI SPECIFICI Spegnimento di incendi in scenari urbani Calore, fuoco, polvere e fumi, impatti e abrasioni, cadute, elettricità, esplosioni. Sì Spegnimento di incendi in ambienti aperti Calore, fuoco, polvere e fumi, impatti e abrasioni, cadute. Sì Sì Incidenti stradali Calore, fuoco, scarsa visibilità, taglio, contaminazione da liquidi biologici, impatti e abrasioni, cadute, esplosioni. Sì Soccorso a persone Contaminazione da liquidi biologici, impatti e abrasioni, cadute.

Sì Sì Interventi in condizioni atmosferiche o ambientali avverse Acqua, freddo, cadute, scivolamenti Sì Incidenti chimici o radioattivi Contaminazione da liquidi biologici, sostanze chimiche o gas, radiazioni, impatti e abrasioni, cadute.

Sì Contenimento danni ambientali Contaminazione da liquidi biologici, sostanze chimiche o gas, radiazioni, impatti e abrasioni, cadute. Sì

E’ importante ricordare che il DPI è una delle possibili soluzioni per la diminuzione dei rischi e che, oltre alle misure da adottare a livello di ambiente è di fondamentale importanza l’adozione di corrette procedure di intervento e la formazione individuale e collettiva dei vigili del fuoco. Un DPI indossato nel momento sbagliato, nel modo sbagliato o contro il rischio sbagliato compromette la sicurezza del vigile del fuoco e l’efficacia dell’intervento. Dalla valutazione dei rischi derivano le esigenze di protezione individuale che devono essere soddisfatte dal DPI. A completamento delle esigenze così individuate, l’allegato II della direttiva 89/686/CEE fornisce ulteriori elementi a supporto.

Inoltre le norme europee di prodotto, che costituiscono anche il riferimento per la certificazione del DPI, sono un valido aiuto per l’individuazione delle prestazioni minime.

Le esigenze di protezione devono essere poi tradotte in specifiche tecniche che il DPI deve possedere. Ci limiteremo in questo intervento ad esaminare le caratteristiche dell’abbigliamento. Per cercare di trasformare le esigenze di protezione in specifiche tecniche è possibile utilizzare una metodologia conosciuta come Quality Function Deployment (QFD), costruendo una matrice di correlazione tra esigenze e caratteristiche tecniche di prodotto (Tab. 2).

Tab. 2 Peso Armatura Composizione Resistenza alla fiamma Resistenza al calore radiante Resistenza al calore da contatto Resistenza al calore da fiamma azio Resistenza alla abrasione Resistenza alla trazione Resistenza alla lacer ne Resistenza alla penetrazione da liquidi hi i i Resistenza alla bagnatura superficiale Res enza alla penetrazione dell’acqua ist Resistenza alla penetrazione dell’aria Resistenza evaporativa Resistenza termica Stabilità dimensionale Grado di visibilità Resistività elettrica Resistenza alla fiamma di accssori e componenti Resistenza a meccanica di accessori e componenti Funzionalità di accessori e componenti esposti Fuoco X X X X X X Calore X X X X X X X X X X X Abrasioni X X X X X X X X Lacerazioni e tagli X X X X X X X Atmosfere esplosive X X X X Contaminazion e X X X X X X X X X X Rischi elettrici X X Scarsa visibilità X Acqua X X X Stress termico X X X X X X X

Sebbene grande rilevanza è stata data alla norma EN 469 si sono definiti requisiti aggiuntivi per rispondere alle esigenze individuate. Si è proceduto poi ad una fase di sperimentazione che si è articolata in: − prove tecniche di caratterizzazione in laboratorio − prove tecniche di sperimentazione adottando diverse variabili operative − prove sull’indumento completo − collaudi e prove di indosso in campo La soluzione individuata è stata quella di adottare un completo da intervento composto da: un indumento in due pezzi così costituito: − giaccone avente strato esterno laminato due strati con membrana microporosa, feltro, fodera e fodera anti trascinamento − sovrapantalone avente tessuto esterno tre strati con membrana microporosa, feltro per rinforzo ginocchia − filato cucirino e accessori antifiamma Il completo da intervento protegge da rischi di calore e fuoco, pioggia e getti d’acqua, rischi meccanici, scarsa visibilità, spruzzi e infiltrazioni di liquidi, particelle e polvere, cariche elettrostatiche limitate.

Notevole importanza è stata data anche al modello dell’indumento. La prima ragione è di carattere funzionale: la corretta ergonomia, cioè la capacità di adattarsi alla morfologia dell’utilizzatore anche durante le varie posture di lavoro, il corretto attagliamento, la possibilità di usufruire di tasche o accessori che consentono il comodo utilizzo di attrezzature e la compatibilità con gli altri DPI da utilizzare sono fondamentali per far sì che il DPI indossato non sia esso stesso causa di rischio.

La seconda ragione è invece di carattere psicologico ed è legata al gradimento e al senso di appartenenza ad un corpo: se l’indumento è esteticamente bello favorisce l’orgoglio di portare un uniforme.

Infine, ultimo ma non per importanza, il comfort dell’indumento. Ho già accennato ad alcune caratteristiche prese in considerazione relativamente al comfort tessile. Più dettagliatamente possiamo dire che esse si basano sulle misura del comfort termofisiologico (resistenza termica, resistenza evaporativa) sulla misura del comfort sensoriale (indice di attrito, flessibilità) e come già detto l’ergonomia, l’attagliamento e le rifiniture che sono parte del comfort dell’indumento completo.

Nella fase di sperimentazione di laboratorio si sono verificate le proprietà di comfort dei tessuti tal quali e si sono sperimentate le caratteristiche dopo simulazione di alcuni invecchiamenti: lavaggi, pioggia, esposizioni al calore.

Naturalmente la sfida di incrementare l’indice di comfort mantenendo o migliorando le prestazioni protettive è continua e fondamentale per aumentare la sicurezza dell’operatore. Il giusto equilibrio tra protezione e comfort va continuamente ricercato ma deve esserci anche consapevolezza da parte dell’utilizzatore che si tratta sempre di un compromesso. Solo con una proficua collaborazione tra produttori di materie prime, confezionisti, istituti di ricerca, enti di certificazione e normazione, commissioni tecniche degli enti utilizzatori sarà possibile trovare le soluzioni più adeguate ad ogni esigenza e aggiornare il livello prestazionale degli indumenti con l’evolvere delle soluzioni tecnologiche.

È’ perciò fondamentale che si potenzino con adeguate risorse e mezzi, anche economici, la sicurezza degli operatori e la prevenzione dei rischi durante gli interventi, cogliendo pienamente lo spirito e lo scopo della politica comunitaria.